L’Ue in breve

Uomo-donna: ancora troppe differenze nei sistemi educativi”Più una società è eguale in termini economici e sociali, più è elevata la probabilità di una reale uguaglianza tra uomini e donne nel campo dell’educazione”: è una delle principali conclusioni cui giunge il Rapporto sulla formazione scolastica nell’Ue presentato il 5 ottobre dalla Commissione europea. La ricerca, affidata a Nesse (Network of Experts in Social Sciences of Education and training), insiste sul fatto che “nonostante i progressi realizzati in questi anni nel campo dell’eguaglianza sostanziale tra uomini e donne”, “forti differenze permangono” nelle scuole e nelle università. I sistemi formativi risentono della differente provenienza dei giovani per quanto riguarda la famiglia, la classe sociale, l’eventuale appartenenza a un gruppo etnico minoritario. Nelle conclusioni del Rapporto, i ricercatori sottolineano che “la classe sociale, l’appartenenza a un gruppo etnico o a una minoranza contribuiscono a formare un’immagine complessa” della persona, “a partire dalla quale è arduo isolare le differenze e le ineguaglianze tra i sessi nei risultati scolastici” o nella successiva carriera professionale. Non mancano del resto conferme e sorprese: ad esempio il Rapporto sostiene che “le capacità dinanzi alla lettura sono determinati in larga misura dal sesso”. Inoltre, “i maschi che provengono dalle classi operaie sono i più suscettibili dall’avere difficoltà di alfabetizzazione e di abbandonare presto la scuola”. Per quanto riguarda gli studi universitari, i ricercatori sottolineano che i maschi sono maggiormente presenti nelle materie scientifiche, mentre le femmine nelle arti, nelle scienze umane e nelle discipline legate ai servizi alla persona.Energie pulite: l’Esecutivo chiede 50 miliardi di investimentiInvestire 50 miliardi di euro per le tecnologie a bassa emissione di carbonio: lo chiede la Commissione Ue in un documento presentato il 7 ottobre, in cui si esortano le istituzioni comunitarie, gli Stati membri, le imprese e i ricercatori alla collaborazione “per sviluppare entro il 2020 le tecnologie necessarie per far fronte al cambiamento climatico, garantire l’approvvigionamento energetico e assicurare la competitività delle nostre economie”. L’Esecutivo ritiene che gli investimenti nell’Unione dovranno “quasi triplicare, passando da 3 a 8 miliardi di euro l’anno”. Lo stesso documento esamina varie fonti di finanziamento (provenienti dai settori pubblico e privato, a livello nazionale e comunitario) che dovranno “essere utilizzate in maniera coordinata” per “dare impulso a un settore industriale in rapida crescita”. Janez Potocnik, commissario alla ricerca, ha spiegato: “Se l’Europa vuole rendere più economico il cammino verso Copenaghen e oltre, è urgente aumentare gli investimenti nella ricerca sulle tecnologie pulite”. Andris Piebalgs, con delega all’energia, ha aggiunto: “Le rivoluzioni industriali precedenti hanno mostrato che tecnologie adeguate possono migliorare il nostro modo di vivere. Oggi abbiamo un’opportunità unica per passare da un modello energetico basato su combustibili fossili inquinanti, scarsi e pericolosi, a un modello pulito, sostenibile e meno dipendente dalle fonti fossili. Tutto sta nello scegliere le tecnologie giuste”. I settori energetici che la Commissione vorrebbe sostenere finanziariamente sono sei: energia eolica, solare, reti elettriche, bioenergie, cattura e stoccaggio del carbonio e fissione nucleare sostenibile. Open Days, Settimana europea delle regioni e delle città”L’Europa, i suoi Stati membri e le sue regioni devono investire in grandi cambiamenti innovativi per uscire dalla crisi, per preservare il modello europeo di società e rimanere competitivi su scala mondiale”: José Manuel Barroso, presidente della Commissione, ha spiegato il significato delle iniziative della settima edizione degli Open Days, ossia la Settimana europea delle regioni e delle città, svoltasi dal 5 all’8 ottobre. “La globalizzazione non è nemica della sussidiarietà. Anzi è l’esatto contrario – ha chiarito Barroso -. Le regioni si trovano in prima linea per quanto concerne l’acquisizione di know-how, l’attività economica, l’occupazione, la coesione sociale”. Gli Open Days, promossi dalla Commissione e dal Comitato delle Regioni, comprendevano 233 eventi in 33 Stati europei e 125 iniziative concentrate a Bruxelles. Pawel Samecki, neo commissario Ue per la politica regionale, ha affermato: “La crisi economica ci ricorda ancora che tutte le regioni devono trovare un modo per rispondere alle sfide globali. Gli Open Days rappresentano una piattaforma senza pari per un dialogo tra il settore pubblico, quello privato e il mondo accademico al fine di trovare soluzioni concrete”. I seminari predisposti per la quattro-giorni erano imperniati su quattro tematiche: far ripartire la crescita; regioni, cambiamento climatico e sviluppo sostenibile; cooperazione territoriale; valutazione della politica di coesione Ue.