BENEDETTO XVI

Il salto di qualità

Il “sì” di cinque nuovi santi

“Seguimi”. Una parola che papa Benedetto ha pronunciato il giorno delle esequie di Giovanni Paolo II, sul sagrato della basilica vaticana di San Pietro, mentre il vento sfogliava le pagine del Vangelo, fino a chiudere il libro sulla semplice bara. Per sei volte dice “seguimi”: parola lapidaria di Cristo, ricordava l’allora cardinale Ratzinger, che “può essere considerata la chiave per comprendere il messaggio che viene dalla vita del nostro compianto e amato papa Giovanni Paolo II”.
“Seguimi” è anche la parola che Benedetto XVI ripete in questa domenica nella quale propone alla Chiesa cinque nuovi santi. Il punto di partenza è il dialogo tra il giovane ricco, che osserva i comandamenti fin da giovane, e Gesù. Non basta una “onesta e virtuosa” esistenza terrena, manca, infatti, un qualcosa di essenziale, un salto di qualità. Manca quel “vieni e seguimi” che Gesù gli propone, chiedendogli di abbandonare tutto. È la vocazione cristiana quel “vieni e seguimi”; nasce da una proposta d’amore del Signore e chiede una risposta d’amore. Come quella dei santi che “accolgono questo invito esigente e si mettono con umile docilità alla sequela di Cristo crocifisso e risorto”. La loro perfezione “consiste nel non mettere più al centro se stessi, ma nello scegliere di andare contro corrente vivendo secondo il Vangelo”.
Per padre Josef Daamian de Veuster quel “seguimi” ha significato lasciare il suo Paese natale, le Fiandre, per annunciare il Vangelo all’altra parte del mondo, le isole Hawaii. E la sua opera è ancora oggi ricordata dalle popolazioni dell’isola, tanto che il presidente degli Stati Uniti Barak Obama, nato a Honolulu, la capitale delle Hawaii, in un messaggio a Benedetto XVI ricorda che padre Damiano “si è guadagnato un posto speciale nel cuore degli hawaiani”. Scrive il presidente americano: “Seguendo il cammino del ministero di Gesù presso i lebbrosi, frate Damiano sfidò i deturpanti effetti della malattia, dando voce ai senza voce e, infine, sacrificando la sua vita per portare dignità a molti”. Un esempio da seguire anche oggi, una fermezza che sprona l’impegno di tutti nell’assistenza e nella cura dei malati di aids.
Molokai, ricorda il Papa, è il luogo dove l’attività missionaria di padre Damiano raggiunge il suo culmine nella carità; si espose alla malattia, che contrasse e lo portò alla morte, proprio per non abbandonare quanti si trovavano là, abbandonati da tutti. Con il suo impegno padre Damiano “ci invita ad aprire gli occhi sulle lebbre che sfigurano l’umanità dei nostri fratelli e richiedono ancora oggi, più che la nostra generosità, la carità del servizio della nostra presenza”. Un impegno contro la lebbra e contro “le altre forme di lebbra dovute alla mancanza di amore per ignoranza e viltà”.
C’è poi suor Marie de la Croix, il suo “seguimi” è stato un servizio “gioioso e disinteressato, esercitato con dolcezza e umiltà di cuore” facendosi lei stessa povera tra i poveri”. Il suo carisma è oggi quanto mai attuale, afferma il Papa, perché “tante persone anziane soffrono di molteplici povertà e di solitudine, essendo a volte anche abbandonate dalle loro famiglie”.
L’arcivescovo di Varsavia Zygmunt Felinski ha tradotto il suo “seguimi” in un impegno a favore della libertà del suo popolo ai tempi dell’annessione della Russia zarista; mise in guardia dall’inutile spargimento di sangue prima dell’insurrezione del gennaio 1863. Poi con la sommossa e le repressioni, prese coraggiosamente le difese degli oppressi e per ordine dello zar russo passò vent’anni in esilio senza mai poter fare ritorno nella sua diocesi. “Oggi il suo donarsi a Dio e agli uomini, pieno di fiducia e di amore, diventa – per papa Benedetto – un fulgido esempio per tutta la Chiesa”.
Infine i due spagnoli, il domenicano Francisco Coll e il monaco cistercense Rafael Baron, rappresentano per il Papa un “esempio luminoso”perché la vita umana diventi “un cantico di lode all’amore di Dio”, impegnandosi nell’educazione e nella formazione d ei bambini e dei giovani, e invitando i cristiani e i giovani in modo particolare a rinvigorire la loro vita interiore.
Modi diversi dunque di interpretare il “vieni e seguimi” che il Signore chiede al giovane ricco, proponendogli il salto di qualità. Il loro è stato un “dono totale” della vita, “senza calcolo e tornaconto umano, con una fiducia senza riserve in Dio”, ricorda papa Benedetto. Ed è proprio qui che il salto di qualità che ci viene chiesto trova la sua applicazione, ognuno con una diversa caratteristica, con un diverso impegno, come viene evidenziato dalle storie differenti dei santi proclamati domenica: si va dal santo dei lebbrosi, alla religiosa degli anziani, al vescovo dell’insurrezione polacca, ai religiosi spagnoli intenti a portare la parola di Dio a giovani bisognosi di guida spirituale. Ognuno ha il suo cammino, la sua strada.
Quello che è interessante notare, dalla lettura del Vangelo di Marco è l’interrogativo che il racconto evangelico pone: dove sta la vera vita? Il dialogo con il giovane ricco e occasione per riflettere su ciò che può veramente dare valore a una esistenza. In se la ricchezza, sembra dirci Marco, non è un male, anzi nel linguaggio biblico è segno di benedizione di Dio. Ma non va bene quando essa cattura il cuore dell’uomo rendendolo estraneo a Dio, quando provoca ingiustizia sociale e avidità: una vita illuminata dalla saggezza che viene da Dio, ci dice il libro della Sapienza, non può essere paragonata con nessun bene materiale: “Tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia”.
Altro aspetto che Marco pone alla nostra attenzione, l’incontro; che non è attesa ma ricerca, è il giovane ricco che va verso Gesù e gli chiede cosa deve fare per avere in eredità la vita eterna. Gli chiede, dunque, cosa fare, e il Signore lo pone di fronte ad una scelta.
“Vieni e seguimi” è appunto la scelta.

Fabio Zavattaro