SINODO AFRICA

Dall’ombra alla luce

Un bilancio dopo i primi dieci giorni

"Nei vescovi c’è grande unità: stiamo procedendo all’unisono". A tracciare un bilancio sui primi dieci giorni della II Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi è stato il card. Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban (Sud Africa), nella conferenza stampa del 14 ottobre in Vaticano, alla quale sono intervenuti anche il card. Théodore-Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar (Senegal) e primo vicepresidente del Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam), il card. John Njue, arcivescovo di Nairobi (Kenya), e mons. Manuel António Mendes dos Santos, vescovo di São Tomé e Príncipe (São Tomé e Príncipe).

La sfida della riconciliazione. "Il Sinodo è un grande evento che sta esaminando la situazione del continente e come la Chiesa sta operando", ha detto il card. Wilfrid Fox Napier, presidente delegato dell’assise sinodale, soffermandosi sulla presenza di padri sinodali provenienti dagli altri continenti, simbolo di "tutta la Chiesa cattolica" e "immagine della Chiesa-famiglia di Dio". Il card. Théodore-Adrien Sarr, anch’egli presidente delegato dell’assemblea, ha sottolineato la linea di continuità tra il primo Sinodo del 1994 e quello in corso "attorno ai temi della riconciliazione, della giustizia e della pace", temi "che sono già stati affrontati ma sui quali bisogna ritornare in maniera più fruttuosa". Mentre il card. John Njue, presidente della Commissione per l’informazione del Sinodo, ha posto l’accento sul tema della riconciliazione, "sfida molto forte" per tutto il continente. Mons. Manuel António Mendes dos Santos, membro della Commissione per l’informazione, ha ricordato che i padri sinodali hanno parlato dello "sforzo concreto" della Chiesa per "costruire società riconciliate" nei vari Paesi del continente. Per mons. dos Santos, "un tema d’importanza fondamentale è rappresentato dalla famiglia: quando questa è minacciata da diverse situazioni di pericolo, ci sono conseguenze anche nelle società". Dal vescovo anche l’invito a "non vedere solo le ombre ma anche gli aspetti positivi" dei Paesi africani.

Il contributo della Chiesa nella lotta all’Aids. "Non è facile per noi capire perché la Chiesa viene vista come parte del problema e non come parte della soluzione", ha affermato il card. Napier parlando della lotta all’Aids e sottolineando "il contributo della Chiesa" su tale fronte e nell’assistenza ai malati. Proprio sul problema dell’Aids, il cardinale ha ricordato l’impegno della Chiesa nel dare "informazioni precise sulla malattia", cercando di "far capire in che modo evitare il contagio" e dando "sostegno fattivo" su molti fronti. La diffusione del virus, ha evidenziato il card. Napier, in "linea generale" è dovuta a "comportamenti sessuali irresponsabili". Per sradicare tale causa è dunque necessario seguire "due principi: fedeli al partner se sposati e astenersi da pratiche irresponsabili se non sposati". Al riguardo, il cardinale ha portato l’esempio della sua diocesi, impegnata nel progetto "Il dono della vita", per far capire agli adolescenti "l’importanza del dono della vita che avviene attraverso la sessualità".

Dagli africani grande rispetto per la vita. Di aborto ha invece parlato il card. Sarr, rispondendo alla domanda di un giornalista sui dati di un rapporto del "Guttmacher Institute" (New York), secondo cui la metà dei decessi (38 mila su 70 mila) a causa di aborti eseguiti in modo dannoso avviene nell’Africa sub-sahariana. "L’aborto non è una pratica da incentivare", ha dichiarato il porporato, affermando altresì che "il tema dell’aborto, anche se fondamentale, non è stato affrontato" durante i lavori sinodali. Comunque sia, ha proseguito, "noi, come Chiesa ma anche come africani, abbiamo un grande rispetto per la vita". Il card. Sarr ha ribadito la necessità di "superare le difficoltà non con l’aborto" e ha rammendato quanto fa la Chiesa per "sostenere" le persone dando "sempre una via d’uscita". Come africani, ha aggiunto, "abbiamo ereditato il rispetto della vita. Dobbiamo fare riferimento alla saggezza dei nostri padri per costruire oggi la cultura della vita". Anche per il card. Napier c’è "grande difficoltà" nel "capire la mentalità" secondo cui "il diritto alla vita non è un diritto supremo".

Cooperare "nel rispetto della cultura e della dignità". Sì alla cooperazione internazionale, ma nel rispetto della dignità della persona, ha chiesto il card. Njue, sempre rispondendo alle domande dei giornalisti. "In Africa – ha spiegato – persiste una situazione difficile dal punto di vista dei conflitti e delle calamità. C’è la necessità della cooperazione, ma bisogna che l’indipendenza delle popolazioni africane venga rispettata". Ciò che "viene da fuori – ha continuato – deve essere nel rispetto della cultura e della dignità della persona umana". Sulla stessa scia si è espresso anche il card. Napier, chiedendo "un partenariato su un piano di parità". Infine, il card. Sarr ha messo l’accento sulla "preoccupante situazione della proliferazione" delle sette. Per contrastare tale fenomeno, "il nostro compito, come Chiesa e come cattolici, è rispondere con giustizia e verità, aiutando le comunità nei loro bisogni più immediati", trovando "un linguaggio che risponda alla verità e che permetta di migliorare le condizioni di vita".