ECUMENISMO
Cattolici e ortodossi sul ruolo del vescovo di Roma
Torna ad incontrarsi a Cipro dal 16 al 23 ottobre la Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. Il tema della sessione plenaria sarà la continuazione di quello concluso a Ravenna nel 2007 e un suo approfondimento: “Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio”. La Commissione mista è composta da 60 membri: 30 ortodossi e 30 cattolici ed è moderata da due co-presidenti, il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, e S.Em, il Metropolita di Pergamo, Ioannis (Patriarcato Ecumenico). Sul tema del “vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio”, hanno lavorato negli anni (2007-2008) due sottocommissioni miste e il Comitato Misto di Coordinamento (Creta 2008) che ha preparato nella linea tracciata dal documento di Ravenna il progetto che sarà discusso a Cipro. A Ravenna, però, la delegazione ortodossa russa lasciò i lavori per la presenza della Chiesa di Estonia, invitata dal Patriarcato Ecumenico. Questa Chiesa è stata dichiarata autonoma da Costantinopoli, ma non è riconosciuta come tale dal Patriarcato di Mosca. Abbiamo chiesto a mons. Eleuterio Fortino, del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani che insieme al S.Em. il metropolita di Sassima, Gennadios, è cosegretario della Commissione mista, di presentarci sfide e traguardi della prossima sessione plenaria. Da che punto riparte il dialogo?“Con la sessione plenaria tenuta a Belgrado (2006) della Commissione mista internazionale fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme ha imboccato positivamente una nuova fase. Dopo una prima fase feconda in cui ha pubblicato tre importanti documenti su i sacramenti e l’unità della Chiesa (1980-1988), la commissione ha attraversato un periodo di forti tensioni sul tema del cosiddetto uniatismo, durante il quale ha purtuttavia pubblicato un documento significativo (Balamand 1993). Sulle sue conseguenze (Baltimora 2000) non si sono trovate vere convergenze, per cui, dopo varie intermediazioni del Patriarcato Ecumenico tra le Chiese ortodosse è stato possibile convocare nel 2005 il Comitato Misto di Coordinamento che ha deciso di riprendere il dialogo sulla base di un progetto preparato nel 1990 a Mosca per la sessione del giugno dello stesso anno a Freising, ma mai discusso. Il tema era: Conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa: conciliarità e autorità nella Chiesa. La sessione di Belgrado, ospitata con generosità e cordialità, dalla Chiesa serba, ha lavorato in modo fecondo e ha discusso concordando un nuovo testo. Ma di fatto ha esaminato soltanto la metà del progetto in studio. L’altra metà è stata esaminata nella seguente sessione plenaria (Ravenna 2007) che ha approvato l’intero testo”. Ci può dire qualcosa di più sul documento?“Questo quinto documento della Commissione ha affrontato il rapporto fra conciliarità e autorità nella Chiesa su tre livelli (diocesano, regionale, universale). Ha affermato che su ognuno di questi tre livelli vi è un protos, un primus (vescovo, patriarca – metropolita, vescovo di Roma). Il documento entra più direttamente nel problema del protos a livello universale. Ricorda innanzitutto che “Entrambi le parti (cattolici e ortodossi) concordano sul fatto che Roma, in quanto Chiesa che presiede nella carità occupava il primo posto nella taxis e che il vescovo di Roma era pertanto il protos tra i patriarchi”. L’ultimo numero del documento esprime la convinzione dell’importanza del risultato raggiunto in questi termini: Noi membri della Commissione Internazionale (…) siamo convinti che la dichiarazione di cui sopra rappresenta un positivo e significativo progresso nel nostro dialogo e che essa fornisce una solida base per la discussione futura sulla questione del primato nella Chiesa ad un livello universale”. Ci saranno i rappresentanti russi a Cipro?“A Cipro saranno presenti i membri russi della Commissione Mista. Vi è stata una chiarificazione e un accordo fra Costantinopoli e Mosca e con le altre Chiese ortodosse.La completezza formale della rappresentanza delle Chiese ortodosse è essenziale per la riuscita del dialogo. Questo dialogo infatti, per la prima volta nella storia, dalla divisione in poi avviene fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. Talvolta questa complessità rende il dialogo e il suo progresso più lento, ma il suo scopo giustifica la necessità di una chiarificazione e di un consenso che comprenda tutti. È questa la vera novità dell’impostazione dell’attuale dialogo cattolico-ortodosso”.Le relazioni fraterne tra le Chiese aiutano i teologi nel loro lavoro?“Le più intense relazioni fraterne fra le Chiese sono indispensabili per il progresso vero del dialogo. Nel passato si è giustamente molto parlato del dialogo della carità come presupposto del dialogo teologico. Il dialogo della carità da una parte fa vedere di fronte un fratello anche questi ispirato dalla fede e attento alla propria coscienza e dall’altro libera le questioni dottrinali da appesantimenti eterogenei alla fede. Un simile atteggiamento è particolarmente necessario nel lavoro che la Commissione svolgerà a Cipro dove prenderà in esame il ruolo del vescovo di Roma nella vita della Chiesa nel primo millennio. In questo tema vi si trovano depositati giudizi e pregiudizi storici che vanno esaminati con rigore e serenità. E con apertura all’avvenire. Sarebbe vano cercare la soluzione piena nel passato. Nel primo millennio si incontrano già divergenze di interpretazioni dei dati scritturistici e storici. Inoltre lo Spirito Santo continua a ispirare la Chiesa in ogni tempo. Tuttavia nel primo millennio, nonostante le tensioni, Oriente e Occidente cristiani hanno vissuto nella piena comunione. Il messaggio della piena comunione che proviene dal primo millennio deve rimanere sempre nella prospettiva di questo dialogo”.