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Abitare l’Europa

Dalle Giornate di Danzica un rinnovato impegno dei cattolici

A pochi giorni dalla conclusione delle prime Giornate Sociali Cattoliche per l’Europa, il cuore e la mente di chi ha avuto il privilegio di essere parte attiva del processo di preparazione di questo appuntamento è ancora pieno di emozioni e di speranze per il futuro.Ricordo almeno due tappe precedenti: il pellegrinaggio europeo organizzato nel 2004 dalla Comece, poche settimane prima l’ingresso nell’Ue dei 10 nuovi Paesi membri; il Congresso di Roma del 2007 della Comece, con il Rapporto dei saggi e la voce dei 400 delegati, con il Messaggio finale per i 50 anni del Trattato di Roma. In questi due eventi, maturano le premesse per immaginare un progetto più continuativo, che trae ispirazione dalle diverse tradizioni nazionali delle Settimane sociali di alcuni Paesi e intende dare forma ad una assise di lavoro capace di rendere visibile nello spazio pubblico europeo la voce e la proposta dei cattolici, fondata sulla dottrina sociale della Chiesa.Trecentocinquanta delegati provenienti da 29 Paesi europei, vescovi, sacerdoti, religiosi, teologi, laici espressivi delle diverse forme di aggregazione e impegno sociale, uomini delle istituzioni e politici europei si sono confrontati per tre giorni su alcuni dei principali temi dell’attuale agenda europea – la dignità della persona umana, la famiglia, il modello sociale europeo, il ruolo nelle istituzioni, le responsabilità dell’Europa per il bene comune mondiale – cercando di dire in quale modo la solidarietà debba continuare ad essere l’anima profonda dell’Europa. Ora che lo sviluppo di questa realtà è diventato più importante e consistente, le valutazioni positive si accompagnano inevitabilmente a osservazioni critiche, che devono farsi proposta costruttiva per il bene comune.Entrando nel merito delle questioni più concrete, emerge la sfida che abbiamo appena abbozzato di fare incontrare e dialogare tradizioni e percorsi spesso assai diversi del cattolicesimo europeo, per costruire le basi di un idem sentire e di una comune elaborazione sociale, economica e politica che sostanzi quella unità nella diversità, che spesso evochiamo per il processo europeo, ma che vale anche per le concrete vicende storiche delle Chiese cattoliche che sono in Europa. Il tutto in un dialogo aperto e fraterno con le altre confessioni cristiane, che pure erano presenti a Danzica.Una seconda sfida è quella della capacità di dialogo strutturale con le istituzioni e gli uomini politici che sono impegnati nel processo europeo. L’appello rivolto alla “sua Chiesa cattolica” dall’ex Presidente del Parlamento europeo Poettering, ci sollecita a costruire luoghi visibili dove questo confronto possa accadere, dove si possano costruire ragionevoli argomentazioni di merito che esprimano l’immensa ricchezza di cui la tradizione cristiana è portatrice, capaci di esprimere incoraggiamento e sostegno a tutti quei politici e persone impegnate nelle istituzioni che cercano concrete traduzioni per il bene comune. Tutto questo potrebbe anche tradursi in un futuro think thank europeo permanente, capace di competere adeguatamente nel campo delle proposte e delle idee, nello spazio ove altri centri sono già molto presenti.Le Giornate di Danzica sono anche state l’occasione per molti eventi simbolici. La cerimonia sulla Westerplatte per ricordare l’abisso della guerra scoppiata 70 anni fa e riaffermare la ricerca della pace come valore fondativo (su questo tema i cristiani europei sembrano essere diventati un poco dimentichi ……). La proclamazione del messaggio finale sotto le Tre croci all’ingresso dei cantieri navali, da dove è partita la lotta per ridare al lavoro umano la sua piena dignità, su cui si è fondata una battaglia per la libertà e il progresso di tutti. La messa di apertura, celebrata nell’antica basilica di Santa Brigida, co-patrona d’Europa e chiesa dove i militanti di Solidarnosc si trovavano a pregare, con le “mani alzate verso Dio”, origine e senso di tutto il nostro impegno sociale.La costruzione di una opinione pubblica cattolica europea sinfonica ha anche bisogno di uno spazio condiviso di memorie, di luoghi e simboli espressivi di una storia che riconosciamo come comune e anche questo non è un processo scontato.Prendendo atto della dinamica del processo politico e legislativo, del processo di progressiva transnazionalizzazione della società civile e della costante europeizzazione dell’opinione pubblica, i cattolici europei sono oggi capaci di abitare con convinzione e dedizione questo luogo di evangelizzazione cruciale. In dialogo vivo con altre fedi e convinzioni, perché questo progetto continui a servire la piena realizzazione dell’uomo e di tutto l’uomo, la riconciliazione, la pace, la giustizia e la solidarietà.