UNIONE EUROPEA
Le politiche di allargamento: relazione annuale
La Croazia si avvicina all’Europa, la Turchia resta ancora in stand-by, i Balcani nel loro complesso intravvedono una prospettiva comunitaria. Mentre la piccola Islanda porta in dote all’Ue “una prospettiva nuova”.Ankara deve fare di più. La Commissione Ue ha presentato in settimana la relazione annuale riguardante le politiche di allargamento: un’occasione per fare un bilancio delle relazioni con i Paesi candidati e con quelli “potenzialmente candidati”, con un occhio di riguardo per i Balcani. Una parte consistente della documentazione riguarda i rapporti con Ankara, a proposito dei quali il commissario al settore Olli Rehn spiega: “La Turchia ha rinnovato il suo impegno a favore delle riforme politiche. I progressi dei suoi negoziati di adesione dipendono da questo impegno, specie per quanto riguarda il consolidamento delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto”. Lo stesso Rehn sottolinea dapprima gli elementi positivi, riguardanti qualche timida apertura sulla questione curda e i “passi storici che la Turchia e l’Armenia hanno appena compiuto per normalizzare le loro relazioni”. Per il commissario è necessario intraprendere “azioni concrete a favore dei diritti di tutti i turchi”. E qui arriva l’elenco delle note dolenti circa l’ammodernamento dell’amministrazione dello Stato, la democrazia interna, le libertà dei singoli cittadini, la tutela delle minoranze, la libertà di espressione religiosa e, naturalmente, i rapporti con Cipro.Croazia e Macedonia. L’allargamento dell’Unione è giudicato anche alla luce dei 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino e dei 5 anni dell’ampliamento verso est. “La prospettiva di aderire all’Ue – sostiene la comunicazione – costituisce tuttora un forte incentivo ad attuare le riforme politiche ed economiche e consolida la pace e la stabilità”. È dunque “nell’interesse strategico dell’Ue che questo processo non perda mordente, nel rispetto dei principi e delle condizioni convenuti”. Per quanto riguarda la posizione della Croazia, ritenuta lo Stato più vicino all’adesione, Rehn sottolinea che “ha registrato buoni progressi” e “i negoziati sono formalmente ripresi dopo l’accordo politico” con la Slovenia sulla gestione delle frontiere. “La Croazia deve portare avanti il programma di riforme, in particolare per quanto riguarda il riordino del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata e i diritti delle minoranze”. “Se la Croazia soddisferà in tempo tutti i parametri restanti, i negoziati di adesione potrebbero concludersi l’anno prossimo”. Visti i progressi registrati, la Commissione raccomanda poi l’apertura di negoziati con l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Il documento deve ora passare dal Consiglio Ue, ma dal collegio guidato da José Manuel Barroso arrivano segnali che riguardano tutti i singoli Paesi. La stessa Macedonia, ad esempio, “ha compiuto notevoli progressi e ha ampiamente realizzato le priorità fondamentali del partenariato di adesione”, soddisfacendo “in misura sufficiente” i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen nel 1993. Da qui la raccomandazione ad aprire i negoziati. Potere di attrazione. “In questo difficile contesto di crisi economica, le domande di adesione dell’Albania e del Montenegro sottolineano il costante potere di attrazione dell’Unione e il nostro ruolo nel promuovere stabilità, sicurezza e prosperità”. Olli Rehn insiste sul significato “geopolitico” del processo di allargamento, senza peraltro tacere due ordini di difficoltà: quelle relative ai Paesi che chiedono di aderire, i quali devono rispettare i criteri fissati dall’Unione; quelle “interne” all’Ue27, riconducibili alla “capacità di integrazione” (o, come si dice, di “assorbimento”), ossia di tenuta politica e istituzionale della comunità a fronte di futuri ingressi. Il commissario osserva fra l’altro: “La candidatura dell’Islanda conferisce una nuova dimensione al nostro programma di allargamento”. Poi, tornando ai Balcani, dichiara: “l’esenzione dall’obbligo di visto per i cittadini della Macedonia, del Montenegro e della Serbia, che entrerà in vigore all’inizio del 2010, porterà loro vantaggi tangibili”. Le riforme necessarie. Singoli capitoli del documento sono dedicati a Montenegro (“il rafforzamento della capacità amministrativa e il consolidamento dello Stato di diritto rimangono obiettivi prioritari”), Albania (stesse osservazioni), Bosnia-Erzegovina (“deve urgentemente accelerare le riforme fondamentali”), Serbia (“ha dimostrato il suo impegno ad avvicinarsi all’Ue”). Un allegato è dedicato al Kosovo, per il quale l’Esecutivo indica un processo verso l’esenzione dal visto per i cittadini kosovari, i preparativi per un “accordo commerciale globale”, il coinvolgimento di Pristina in iniziative settoriali in materia di occupazione, imprese e istruzione.