BENEDETTO XVI
I due binari della testimonianza dei missionari
Don Ruggero Ruvoletto era un sacerdote fidei donum, assassinato nella sua parrocchia di Santa Etelvina alla periferia di Manaus, nel nord est del Brasile; aveva 52 anni. Padre Michael Sinnot è un irlandese da molti anni a Mindanano, nelle Filippine; è stato rapito, forse da uomini di Abu Sayyaf. A 79 anni coordinava un progetto di riabilitazione per bambini disabili in quella provincia meridionale dell’arcipelago filippino. Dall’Aula del Sinodo per l’Africa, che si concluderà domenica prossima, giunge la voce di monsignor Hiiboro Kussala, vescovo di Tombura Yambio nel sud Sudan: "Il 13 agosto i ribelli sono entrati nella chiesa della mia parrocchia ed hanno preso tante persone in ostaggio. Mentre fuggivano nella foresta, ne hanno uccise sette: li hanno crocifissi agli alberi".
Nomi, volti, storie che riportano alla mente tanti altri sacerdoti, religiosi, suore, laici che nelle terre di missione quotidianamente testimoniano con la loro presenza la solidarietà di una Chiesa che non conosce confini, diversità di pelle in nome di una solidarietà che è prima di tutto amore verso l’uomo, tutto l’uomo e ogni uomo.
Luce e servizio diventano i due binari lungo i quali si può leggere l’impegno, come scrive il Papa, dei "discepoli di Cristo sparsi in tutto il mondo", che "operano, si affaticano, gemono sotto il peso delle sofferenze e donano la vita". Parole che si trovano nel messaggio per la Giornata missionaria mondiale e che tornano in questo Angelus domenicale, nella domenica in cui si ricordano i missionari che spendono la loro vita a testimoniare che il Regno di Dio "è già presente nel mondo come forza di amore, di libertà, di solidarietà, di rispetto della dignità di ogni uomo". Missionari e missionarie che "consacrano la loro esistenza a portare il Vangelo nel mondo, affrontando anche disagi e difficoltà, e talvolta persino vere e proprie persecuzioni"; che operano, ricorda Benedetto XVI, rischiando "forme di oppressione che vanno dalla discriminazione sociale fino al carcere, alla tortura e alla morte. Non sono pochi quelli che attualmente sono messi a morte a causa del suo Nome".
Una giornata che s’inserisce nei lavori del Sinodo per l’Africa ed è occasione per riflettere ancora una volta sull’impegno dei cristiani di aiutare le giovani Chiese dei Paesi più poveri. Chiese che, come in Africa, si trovano a vivere in una complessità fatta di povertà e conflitti etnici; di corruzione e traffico di armi; di presenza interessata dall’Occidente alla ricerca delle ricchezze del continente e di guerre dimenticate, combattute in nome e per conto di altri. La voce che l’Africa cerca di far arrivare alle nostre orecchie è quella di un continente che vuole costruire il suo futuro senza dover subire le imposizioni delle convinzioni che i popoli occidentali cercano di esportare in tutto il mondo e dunque anche nel continente, come ha affermato il cardinale Théodore Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar, in Senegal, che ha parlato di "imperialismo culturale".
L’impegno dei missionari è proprio quello di essere una presenza che accompagna, non che impone; essere assieme, camminare insieme. Ricordava ancora papa Benedetto, citando la "Evangelii nuntiandi", nel messaggio per la Giornata missionaria: "La Chiesa non agisce per estendere il suo potere o affermare il suo dominio, ma per portare a tutti Cristo, salvezza del mondo".
La missione non è solo Africa; sacerdoti, religiosi, religiose e laici sono una presenza che attraversa i cinque continenti. "La Chiesa esiste per annunciare questo messaggio di speranza all’intera umanità, che nel nostro tempo diceva Giovanni Paolo II conosce stupende conquiste, ma sembra aver smarrito il senso delle realtà ultime e della stessa esistenza". A sua volta Benedetto XVI sottolineava nel messaggio dello scorso anno, che il mondo oggi presenta da una parte "prospettive di promettente sviluppo economico e sociale, dall’altra offre alla nostra attenzione alcune forti preoccupazioni per quanto concerne il futuro stesso dell’uomo".
Una preoccupazione che è tornata negli interventi di diversi padri sinodali venuti in Vaticano per il Sinodo per l’Africa. Ecco così tornare quelle due parole dell’inizio della riflessione: luce e servizio. La luce è quella di Cristo che, come ha scritto il Papa nella "Spe salvi", "è comunicazione che cambia la vita, dona la speranza, spalanca la porta oscura del tempo e illumina il futuro dell’umanità e dell’universo". Il servizio è quello reso da uomini e donne che donano se stessi per annunciare il messaggio di speranza all’intera umanità.
Fabio Zavattaro