SICILIA
Il piano casa dovrà essere rivisto dopo la tragedia di Messina
Tutto da rifare. Il disegno di legge governativo sul Piano casa di stanza alla Commissione Ambiente all’Assemblea regionale siciliana sarà rivisto e modificato. Lo ha reso noto nei giorni scorsi il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, mentre l’isola piange le vittime dell’alluvione che tra l’1 e il 2 ottobre ha colpito il versante ionico di Messina. Ed è proprio la tragedia di Giampilieri e dintorni ad avere imposto una riflessione. “In Sicilia ci sono territori in cui l’equilibrio idrogeologico è fragilissimo – dice Raffaele Lombardo – pensare di riedificare con il 30% in più è da folli”. Ritirato, dunque, “per essere rivisto, ripensato e riscritto”. Uno stop che prevede o il ritiro tout court, come annunciato dal presidente, o le modifiche in Commissione, grazie a un maxiemendamento. Intanto l’Ars annuncia: “Nessun aumento su edifici abusivi, sanati o in aree dissestate, e ribasso dei premi volumetrici”.L’emblema di Messina. “La distruzione e il lutto che hanno colpito Messina sono esempio e presagio di una natura che si ribella all’uso sfrenato ed egocentrico che l’uomo fa del creato, con tanto di autorizzazioni di legge. Una tragedia che deve insegnare a progettare città che puntino più alla qualità che alla quantità”. Lo sostiene Sebastiano Gringeri, architetto impegnato nell’ufficio Edilizia di culto dell’arcidiocesi di Messina. È lui che, in riferimento al Piano casa della Sicilia, invita ad “analizzare la situazione” del suo territorio, per “capire e imparare dagli errori”. Perché “la tragedia non è stata affatto dovuta ad abusivismi edilizi, e questo rende la tragedia ancora più grave e colma di responsabilità. Le case costruite con regolare autorizzazione – dice Gringeri – laddove oggi si dice che era pericoloso tratteggia chiaramente la direzione finora seguita nel settore edilizio, e cioè costruire, costruire, costruire. Un evento simile al recente nubifragio già si era verificato nel 2003 e poi due anni fa e nessuno è intervenuto. Neanche sentendo parlare di Piano casa, con ampliamenti e agevolazioni nel cementificare”. E invece “si deve prima aggiustare ciò che c’è – dice – recuperare, risanare nel senso vero e non solo fiscale del termine. Si deve rinunciare a qualche casa, in favore di una strada, di un bosco, di un terrazzamento, insomma di una via di fuga, e di spazi e mezzi che possano garantire la vita dei cittadini”.Pensare alle città come ad una grande casa. Per don Giovanni Scimone, direttore dell’Ufficio messinese di Edilizia di culto, “nessuno, intervenendo su un’abitazione, penserebbe ad allargarla se prima non ha sistemato quanto già c’è, senza averlo reso sicuro e accogliente. Un po’ come ci dice Gesù: nessuno metterebbe una toppa nuova su un vestito vecchio, perché altrimenti di un guadagno avrebbe una doppia perdita”. È questo che, per il sacerdote laureato anche in architettura, “dovrebbe essere il principio guida del Piano casa in Sicilia”. “Bisogna adeguare i paesi alle possibilità che anche la tecnologia offre oggi – afferma, guardando anche a quanto accaduto nel messinese – perché se i soccorsi validi e veloci arrivano con l’elisoccorso, deve esserci un posto in cui far atterrare l’elicottero”. “Non chiediamo investimenti esagerati, ma solo quelli essenziali – aggiunge il sacerdote, parroco in una delle frazioni distrutte dal nubifragio degli scorsi giorni – e che siano in sintonia con la salvaguardia del creato e della natura, che è poi salvaguardia dell’uomo stesso”. Nella riurbanizzazione e riorganizzazione “si deve guardare alla terra stessa – prosegue – lo devono fare tanto le istituzioni quanto i cittadini, perché la giustizia, come la pietà e il rispetto della dignità umana, non passano solo dall’assicurare a tutti un’abitazione e una casa dignitosa, ma nel fare in modo che non diventi una trappola mortale per chi ci vivrà o per chi erediterà questa nostra terra. E questo deve essere un impegno trasversale alle posizioni politiche”.Rispetto e sicurezza. Sono le parole d’ordine che il Movimento lavoratori di Azione Cattolica della Sicilia chiede per il nuovo Piano casa, nella speranza che “il ritiro” del ddl (disegno di legge) “non significhi un blocco a tempo interminato”. Del resto, del Piano casa in Sicilia “c’è estremo bisogno, per questioni legate alla mancanza di casa, per trovare respiro in questi tempi di crisi economica, per rispondere alla mancanza di lavoro”, dice il segretario regionale Antonello Ferrara. “La tragedia messinese rende chiaro che è venuta meno la coerenza di una sana gestione del territorio da parte di chi ha il dovere di dare le autorizzazioni edilizie – sostiene Ferrara – e che gli strumenti urbanistici, come il Piano regolatore vengono sempre più presentati come dei vincoli inutili, piuttosto che linee guida per la tutela del territorio e per costruire in sicurezza”. Per il segretario Mlac, “il ritiro della proposta fa poi emergere la cattiva moda di amministrare secondo le emergenze e le indignazioni popolari: si emano leggi quando tutto è calmo e quando arriva la catastrofe, si blocca, ci si pente. E quando tutto tornerà alla normalità? Viene da chiedersi perché non sia stata analizzata con maggiore attenzione la reale situazione siciliana”.a cura di M.Chiara Ippolito(21 ottobre 2009)