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Non a senso unico

Europa: la solidarietà si riceve, la solidarietà si offre

Il 2 ottobre, a seguito di un inequivocabile risultato del referendum popolare, l’Irlanda si è dichiarata favorevole al Trattato di Lisbona. In questo modo finalmente è stato superato uno dei principali ostacoli sulla lunga e tortuosa strada verso una riforma fondamentale dell’Unione europea. Adesso, anche il Capo dello Stato polacco, che da tempo si dimostrava titubante, spinto dal forte “si” irlandese, ha apposto la propria firma il 10 ottobre, dopo che il Parlamento polacco già da tempo aveva ratificato il Trattato. È molto improbabile che il Capo dello Stato ceco, la cui firma è l’ultima ancora mancante, possa negare il proprio consenso per molto, poiché anche nella Repubblica Ceca il Parlamento ha approvato da tempo il Trattato di Riforma e la Corte Costituzionale, che già una volta si è espressa decidendo positivamente, anche nella seconda sentenza, attesa a breve, non creerà ulteriori ostacoli. Tuttavia non è escluso che l’euro-scettico Vaclav Klaus si impegnerà per far capitolare il Trattato di Lisbona. Proprio l’anno scorso gli irlandesi si erano espressi in modo sfavorevole sul Trattato di Lisbona con una maggioranza relativa ed una scarsa affluenza elettorale. In quel periodo erano stati influenzati da una campagna allarmistica che faceva credere loro che il proprio assenso avrebbe distrutto l’identità dell’Irlanda e li avrebbe costretti a rinunciare a tutto ciò che per loro rappresenta un valore. Questa volta gli irlandesi hanno detto “si” alle riforme previste dell’Unione europea con una più alta partecipazione ed una maggioranza piena di due terzi. È stata determinante per tutto ciò l’esperienza della crisi finanziaria ed economica che ha colpito l’Irlanda in modo particolarmente cruento. È significativo che nella decisione degli irlandesi non siano state determinanti le promesse fatte dal Consiglio europeo per tranquillizzarli sulle loro paure di quel momento. È stato invece risolutivo saper riconoscere che l’Irlanda non avrebbe avuto alcuna possibilità di sostenere questa crisi solo con le proprie forze.Ciò è conforme al principio che aveva motivato già 60 anni fa i padri fondatori della Comunità europea nel dare l’avvio al processo di unificazione dell’Europa: ossia che nessuno Stato nazionale europeo, grande o piccolo, in futuro avrebbe potuto permettersi di superare i propri problemi da solo. Da ciò si delineò allora, e si delinea ancora oggi, un altro principio: cioè che la solidarietà che si riceve dalla Comunità, deve corrispondere alla solidarietà che si concede alla Comunità. La solidarietà non è una strada a senso unico.Esistono sempre nuovi motivi per dubitare che la solidarietà sia realmente un valore decisivo nella vita dell’Unione europea. Il comportamento degli irlandesi in occasione del primo referendum popolare lo ha dimostrato, visto che nei decenni precedenti l’Irlanda aveva tratto profitto in special modo dai contributi della Comunità. Anche il rifiuto del presidente ceco Klaus può valere come esempio di un comportamento non solidale. Tuttavia, né il comportamento individuale di un politico responsabile, né quello collettivo della maggioranza di un popolo, confuta il fatto che la solidarietà venga inserita come un principio portante nei Trattati europei e di conseguenza anche nel sistema politico cui hanno dato vita nel corso dei 60 anni di storia dell’unificazione. Ciò vale anche per gli altri valori e principi fondamentali, come la riconciliazione, la pace, la libertà, la giustizia, la sussidiarietà, ecc., che hanno ispirato l’opera di unificazione e che continuano ad avere il proprio effetto perché sono stati istituzionalizzati attraverso alcuni Trattati e grazie ai politici che sono ad essi fedeli. Il Trattato di Lisbona conferma in modo deciso la qualità dell’Unione europea come progetto etico. Il suo contenuto è conforme all’idea di una “Costituzione per l’Europa”, che naufragò a causa dell’esito negativo dei referendum in Francia e in Olanda (2006). Nel suo preambolo e negli articoli introduttivi, che sono dedicati agli obiettivi e ai principi dell’Unione europea, viene espressamente formulata l’etica della politica di unificazione. Attraverso la Carta dei diritti fondamentali, che diviene diritto vigente con il Trattato di Lisbona, viene concessa ai cittadini dell’Unione una tutela che è conforme a tali valori. Il rafforzamento delle strutture democratiche e delle regole garantisce in definitiva la capacità dell’Unione europea di agire secondo questo spirito.