EUROPARLAMENTO

Tutti pro, tutti contro

Pluralismo nei media: bocciate tutte le risoluzioni

Tutti d’accordo, tutti contrari. L’Europarlamento ha bocciato, nel corso della sessione plenaria di Strasburgo (19-22 ottobre), tutte le risoluzioni presentate dai gruppi politici intese a sollecitare la tutela del pluralismo nei media nei quattro angoli del continente.L’Emiciclo diviso a metà. La discussione sulla libertà d’informazione era avvenuta nell’aula di Bruxelles a inizio mese. Numerosi gli interventi allora registrati, volti a sottolineare un problema ritenuto pressoché all’unanimità di “portata continentale” (molti i casi sollevati: Germania, Francia, Portogallo, Lituania, Ungheria…), benché, su iniziativa dei partiti di centrosinistra, si fosse particolarmente puntato l’indice verso l’Italia. Si era dunque giunti a portare in aula una molteplicità di risoluzioni, fra cui una comune di Popolari, Conservatori ed Euroscettici intesa a negare che la libertà di informazione sia limitata in Italia e un’altra, di Socialisti e democratici, Verdi, Liberaldemocratici e Sinistra che sosteneva l’esatto contrario. Il Parlamento ha bocciato prima il testo del “centrodestra” (322 contrari, 297 favorevoli, 25 astensioni), poi quello del “centrosinistra” (338 contrari, 335 favorevoli, 13 astensioni). Sono state poi bocciate le mozioni presentate dai singoli gruppi: Popolari, Ecr, Verdi, Socialisti e democratici, Efd e Liberaldemocratici (qui i sì e i no si equivalevano, 338 per parte, ma secondo il regolamento in tal caso il risultato è la bocciatura). La direttiva, “vittima sacrificale”. Dopo il voto in aula che ha dunque respinto tutte le risoluzioni sul tema della “libertà di informazione in Italia e nell’Ue”, nella sede dell’Europarlamento si sono moltiplicati incontri, conferenze stampa, litigi più o meno palesi. Al centro del dibattito i deputati italiani. Mario Mauro, esponente del Ppe, ha affermato: “In linea di principio tutti i gruppi parlamentari considerano che esiste il problema del pluralismo dell’informazione in Europa”. Da ciò deriva “la necessità di una direttiva che regoli la materia”, purché essa “scaturisca da un dibattito politico serio, scevro da strumentalizzazioni nazionali, come avvenuto in questo caso”. Mauro puntualizza: “È chiaro che la possibile direttiva sul pluralismo in Europa è la vera vittima sacrificale di queste votazioni”. Secondo Roberta Angelilli, anch’essa del Ppe, “la sinistra ha pagato il prezzo del suo accanimento anti italiano”, indirizzato, a suo avviso, contro il premier Berlusconi; infatti “opponendosi a tutti gli emendamenti che proponevano di allargare il dibattito a più Stati membri dell’Ue”, la “sinistra ha evidenziato il suo vero scopo, quello cioè di utilizzare il Parlamento europeo per emettere un pronunciamento di condanna politica verso il Governo italiano”. Libertà d’informazione. Di avviso opposto gli esponenti dell’area progressista. David Sassoli, deputato del gruppo Socialisti e democratici, sostiene: “Avevamo richiesto alla Commissione una direttiva europea sul pluralismo dei media e sugli standard per il servizio pubblico televisivo che valesse per tutti gli Stati membri. E soprattutto perché il diritto di informare non venisse leso”. Invece, a suo dire, “il Partito popolare ha strumentalmente considerato questa risoluzione sulla libertà d’informazione come una lesa maestà nei confronti” del capo del governo italiano “e quindi non è stato possibile avviare un lavoro sui media che avesse un ampio respiro europeo”. Carlo Casini, del Ppe, chiarisce di essersi astenuto: la risoluzione presentata dall’area socialista, democratica e liberale a suo avviso era rivolta esclusivamente al caso italiano. Casini si è peraltro astenuto sulla risoluzione del suo stesso partito, in quanto “era totalmente dimentica di un problema di equilibrio tra potere mediatico e gli altri poteri dello Stato, che è problema particolarmente grave in Italia, a causa del noto conflitto di interessi che riguarda il presidente del Consiglio”. “Un confronto leale e di sostanza”. Dopo la bocciatura delle risoluzioni sul tema del pluralismo dei media in Europa, “valuteremo la coerenza dei Popolari che, per voce del loro capogruppo”, il francese Joseph Daul, “hanno avanzato la proposta di organizzare un dibattito in materia di libertà d’informazione”: Niccolò Rinaldi, liberaldemocratico, è stato tra i fautori di una delle risoluzioni. Aggiunge: “Per quanto ci riguarda, ripresenteremo a tempo debito la richiesta di una direttiva contro la concentrazione dei media e per la difesa del pluralismo”. Gianni Pittella (Socialisti e democratici), vicepresidente dell’Europarlamento, afferma dal canto suo: “I ripetuti voti nell’aula di Strasburgo sulla libertà d’informazione dimostrano che il Parlamento è spaccato esattamente a metà”. “Tuttavia esistono le condizioni per giungere, con un confronto leale e di sostanza, a immettere nel corpo della legislazione Ue, magari con una direttiva, una serie di regole che affrontino il conflitto d’interessi, il problema del pluralismo e della concentrazione dei media”.