CHIESA E GIOVANI
Le generazioni crescono se si ascoltano e stimolano
“Quella giovanile è la cartina al tornasole di tutta la pastorale della Chiesa, che è la cura della vita di fede di tutte le comunità. Occuparsi dei giovani, in particolare, è avere a cuore la trasmissione della fede. Si tratta di un passaggio nevralgico perché coincide anche con un passaggio generazionale”. Nel momento in cui l’episcopato italiano ha scelto di dedicare il prossimo decennio pastorale al tema dell’educazione, mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ribadisce l’importanza dei giovani nella Chiesa. “Trasmettere la fede affinché crescano nuovi cristiani e perché l’esperienza della Chiesa abbia un futuro”, dice il vescovo, senza nascondere il fatto che “come Chiesa, scontiamo una difficoltà di comunicazione alle giovani generazioni, determinata dal mutato contesto sociale e culturale, dalle possibilità nuove di vita che i giovani hanno e che spesso sono accompagnate da gravi problemi. Serve una dedizione nuova e uno sguardo attento a questi giovani che hanno tante potenzialità di crescita”. “Il mondo giovanile – afferma mons. Crociata – attende dalla generazione che l’ha messo al mondo di essere aiutato ad assumersi le proprie responsabilità di vita. Agli adulti dico che essere educatori significa vivere da persone che credono in ciò che fanno, che considerano il servizio educativo non un mestiere o una tecnica, ma una missione”. Il SIR ha incontrato mons. Crociata a Metaponto, in Basilicata, dove è in corso il convegno nazionale Cei di pastorale giovanile.
Eccellenza, il prossimo decennio pastorale è dedicato alla sfida educativa. Da uomo del Sud crede che questa sfida si possa perdere proprio nel Meridione?
“La sfida è per tutto il Paese e non solo per il Sud. Il fattore decisivo del rilancio del Sud è la capacità delle sue popolazioni, dei suoi giovani e delle sue classi dirigenti, di fare ciascuno il proprio dovere fino in fondo. Credo che un’istanza avvertita da tutti, e quindi anche da noi vescovi, è quella che deve crescere la capacità delle popolazioni meridionali, e delle nuove generazioni in particolare, di farsi carico del proprio destino e di assumersi le proprie responsabilità. Ma perché questo avvenga serve un contesto adeguato di risveglio delle coscienze e la voglia di risolvere i problemi e di capire come”.
In che modo la Chiesa può contribuire a far vincere questa sfida?
“Il mondo in cui viviamo è molto complesso e la nostra missione è quella di dire una parola, chiara, pacata e attenta, alla luce della Parola di Dio che sappia indicare la direzione da seguire e che sappia mobilitare risorse attraverso un confronto a tutti i livelli, anche istituzionali, perché ciascuno si assuma la propria responsabilità secondo il posto che occupa, la situazione che vive. Il contributo più grande che possiamo dare, anche alla soluzione dei drammi di questa società, è quello di essere Chiesa fino in fondo, non di sostituirci. Ma farlo con attenzione e partecipazione, dando centralità alla comunità cristiana, senza parlare dall’alto condividendo e offrendo parole chiare e costruttive”.
Come valutare la scelta della pastorale giovanile di dedicare, in questi mesi, particolare attenzione alla dottrina sociale della Chiesa, con dei forum dedicati?
“L’impegno sulla dottrina sociale è solo uno degli aspetti dell’azione pastorale. Dare centralità alla comunità cristiana, come soggetto di azione pastorale, non è trascurare l’impegno civile e sociale. Credo che questa attenzione alla dottrina sociale sia importante perché raccoglie la sfida di quel fenomeno, oggi piuttosto diffuso, che è la tendenza all’individualismo e al ripiegamento nel privato. Non si può essere veramente cristiani senza assumersi le proprie responsabilità e incrociare l’esperienza dei giovani che rimangono drammaticamente delusi di fronte ad una vita sociale che non risponde ai loro bisogni. I giovani che crescono hanno bisogno di prospettive certe di lavoro, di famiglia, di realizzazione di progetti personali. Non è solo questione di soldi o carriera ma di spazi reali di crescita, di progresso e di progetto di vita”.