UE

Un summit “caldo”

Dal 29 al 30 ottobre a Bruxelles i 27 capi di Stato e di governo

Sarà probabilmente uno dei summit più “caldi” della storia dell’integrazione. I capi di Stato e di governo dei 27 paesi membri si trovano a Bruxelles il 29 e 30 ottobre con una agenda fitta di argomenti da trattare, decisioni da assumere, problemi politici da smussare. La riunione è stata preceduta da un’intensa attività diplomatica da parte della presidenza di turno svedese. Lisbona, economia, esteri. Il summit è stato preparato mediante numerosi incontri bilaterali, da contatti tra i vari leader europei, da un dibattito all’Europarlamento, dalla riunione dei ministri degli esteri svoltasi il 26 e 27 ottobre. I capi delle diplomazie hanno trattato le “questioni istituzionali”, con particolare riferimento al Trattato di Lisbona, hanno parlato della posizione comune da assumere sul cambiamento climatico in vista della Conferenza di Copenaghen del prossimo dicembre, sono tornati sulla crisi economica e finanziaria e sulle pesanti ricadute occupazionali e sociali riscontrate in tutto il continente. In sede di Consiglio affari esteri, così come dovrebbe accadere al vertice del fine settimana, è stato dedicato spazio anche alla Strategia per il mar Baltico, all’immigrazione irregolare e alle “relazioni esterne”, specie in merito a Iran, Bosnia, Afghanistan e Pakistan. Le “ambasciate” dell’Unione. Il Consiglio Ue dovrà inoltre affrontare il nodo delle nomine legate al Trattato di Lisbona. Si tratta in particolare della figura del presidente “stabile” dell’Unione (in carica per due anni e mezzo, così da dare continuità all’azione comunitaria) e di quella dell’Alto rappresentante per la politica estera, che sarà anche vicepresidente della Commissione e capo della diplomazia dell’Unione. Il “Servizio europeo d’azione esterna” sarebbe una novità importante per la presenza dell’Ue su scala planetaria. Il Parlamento europeo a questo proposito ha lavorato a lungo nell’ultimo periodo e durante la sessione plenaria del 19-22 ottobre ha adottato una specifica relazione, dove si chiede, in sostanza, di inserire il Servizio nella struttura della Commissione, così da assegnargli un’impronta “comunitaria” più che “intergovernativa”, lasciando al Parlamento una sorta di controllo democratico, oltre che di bilancio, sulle “ambasciate” dell’Unione.Scuola di diplomazia. La relazione approvata in emiciclo, stesa dal deputato tedesco Elmar Brok, punta a un Servizio di azione esterna “che assista l’Alto rappresentante per gli affari esteri”, composto da funzionari provenienti da Commissione, Consiglio e Stati membri. Gli eurodeputati chiedono “pieno coinvolgimento nell’istituzione” di tale organismo, prevedendo anche “un accordo sugli aspetti di bilancio”. Brok ha insistito molto su questo argomento: il Servizio “deve rimanere totalmente sotto il controllo dell’autorità di bilancio”, ovvero congiuntamente del Parlamento e del Consiglio. La relazione afferma che “le delegazioni della Commissione esistenti in paesi terzi, gli uffici di collegamento del Consiglio e, per quanto possibile, gli uffici dei rappresentanti speciali dell’Ue dovrebbero essere unificati” per formare “ambasciate dell’Unione”. La relazione Brok propone infine di “istituire una Scuola europea di diplomazia che fornisca una preparazione basata su programmi di studi armonizzati e uniformi, comprendenti una formazione adeguata nelle procedure di consolati e legazioni nonché” in materia di relazioni esterne, da affiancare “alla conoscenza della storia e del funzionamento dell’Ue”. Le mediazioni svedesi. Tra i vari temi “scottanti” previsti al summit, si evidenza la conclusione dell’iter di ratifica del Trattato di Lisbona, per poi consentirne l’entrata in funzione. Dopo il via libera giunto dall’Irlanda, manca ancora la firma del presidente della Repubblica ceca Vaclav Klaus, il quale ha chiesto come contropartita una sorta di clausola opt-out in merito all’applicazione della Carta dei diritti fondamentali. Richiesta che ha subito fatto scattare analogo interesse da parte della Slovacchia. Nei giorni precedenti il vertice, la presidenza svedese ha operato per trovare un punto di accordo. Lo stesso Vaclav Klaus s’era detto soddisfatto, il 23 ottobre, della “proposta della presidenza svedese, che risponde alla nostra richiesta relativa alla ratifica del Trattato di Lisbona da parte della Repubblica ceca”. Non è da escludere che il Consiglio europeo decida effettivamente di dare alcune garanzie politiche in tal senso a Praga, che verrebbero poi tradotte in garanzie giuridiche solo più avanti. Durante la sessione parlamentare di Strasburgo, il ministro svedese Cecilia Malstrom, parlando del summit aveva affermato la necessità di giungere a vari risultati in campo istituzionale, economico e ambientale. Aggiungendo: “Per tutto questo, per andare avanti, serve però che il Trattato sia in vigore. Bisogna far chiarezza sull’iter di ratifica e tutti attendiamo che il presidente della Repubblica ceca firmi il testo”.