COMMISSIONE EUROPEA
Il nuovo volto della politica agricola comune (Pac)
Ci tiene a sottolineare che l’offerta di diventare commissaria europea per l’agricoltura la raggiunse nel luglio 2004 nella sua fattoria in Danimarca. Mariann Fischer Boel, dopo essere stata ministro nel suo Paese, veniva chiamata da José Manuel Barroso a far parte del collegio Ue: “In quel momento – spiega – ho sentito in cuor mio che questa sarebbe stata una delle più grandi responsabilità della mia vita”. Ora, in scadenza di mandato (l’Esecutivo termina ufficialmente il quinquennio il 31 ottobre, anche se, in attesa dei nuovi incarichi, è possibile prevedere una proroga), stila un bilancio del suo operato. Dove, a suo dire, sono più luci che ombre.“Basta mungere l’Ue”. Nata ad Aasum nel 1943, la Fischer Boel ha studiato lingue, ha svolto attività politica nel partito liberale, nutre da sempre una passione per il settore primario, per i problemi della pesca ed è sensibile alla difesa dei consumatori. Nelle ultime settimane la si ricorda al tavolo del Consiglio agricoltura, intenta a tener testa ai ministri dei 27 che reclamavano soldi per il settore lattiero-caseario. Da una sua proposta sono giunti 280 milioni di euro, così le proteste degli allevatori, spiazzati dal prezzo troppo basso del latte, si sono per ora arrestate. Ma lei ha tuonato: “È ora di smetterla di mungere l’Ue. Soldi non ce ne sono più”. Probabilmente questa è stata anche la sua ultima battaglia a Bruxelles: la rappresentante danese ha reso noto che non intende mettersi in corsa per un secondo mandato. Riforma e budget. Fischer Boel si è adoperata in questi anni nell’ambito comunitario che drena una gran parte del budget Ue: oltre il 40% delle risorse totali vengono infatti indirizzate all’agricoltura, all’allevamento e allo “sviluppo rurale”. Appena entrata in carica ha avuto il compito di rendere operativa la grande riforma del settore datata 2003, adeguandola, fra l’altro, a un’Europa che andava estendendosi ad altri 12 paesi. “A volte i meccanismi della politica agricola e rurale possono apparire estranei ai cittadini comuni. Eppure proprio questa politica è presente quotidianamente nella loro vita. Puntualmente, i nostri agricoltori riforniscono di cibo la tavola dei 500 milioni di cittadini”. Le sue riflessioni di fine incarico sono affidate a un documento intitolato semplicemente “La politica agricola e rurale sotto la guida della commissaria Mariann Fischer Boel”. Vi afferma che gli agricoltori gestiscono circa la metà del territorio comunitario, che sale all’80 per cento se si considerano anche i silvicoltori. “L’agricoltura può essere un potente alleato nella lotta contro i cambiamenti climatici”, fornendo “preziose energie da fonti rinnovabili”.Dai campi ai mercati. La visione della commissaria è ampia, quanto vasti sono i finanziamenti dispensati a un settore che impiega solo il 2/3 per cento della forza lavoro europea. Eppure l’agricoltura va intesa, a suo avviso, come servizio al consumatore, come attività di tutela ambientale e paesaggistica, come presidio occupazionale e sociale in tante aree dell’Ue (si pensi alle regioni a vocazione strettamente rurale o a quelle di montagna). Le sfide di questi ultimi anni sono state molteplici per la Pac (Politica agricola comune): “Abbiamo fatto ordine nella gestione quotidiana” del settore, “abbiamo cercato di razionalizzare i finanziamenti” (sistema del “disaccoppiamento”, principio di “condizionalità”), “abbiamo trasposto – sostiene ancora – i principi della Pac riformata nel contesto internazionale”. Una politica agricola protezionista non fa certo gli interessi dei consumatori e contrasta con i principi del libero mercato mondiale: d’altro canto Fischer Boel ha dovuto considerare la necessità di proteggere i mercati interni, di favorire chi ancora, e spesso con coraggio, resta legato alla vita dei campi.Ogm, biodiversità, internet. Nel 2007 è stata poi riesaminata la stessa Pac, mentre si procedeva alla riforma di alcuni settori particolarmente delicati: quello dello zucchero, l’ortofrutta e il vitivinicolo. Ogni volta si prospettava però uno scontro fra interessi divergenti: tra piccoli agricoltori e grandi imprese, tra produttori del nord Europa, del Mediterraneo e dei nuovi paesi membri; tra produttori nel loro insieme e consumatori; tra agricoltori dell’Ue e quelli dei paesi in via di sviluppo. “È stato reso più stringente il collegamento tra sostegno del reddito degli agricoltori e sviluppo della politica rurale”, “s’è puntato a una maggiore competitività dei mercati”. E come dimenticare altre “frontiere”: gli ogm, l’influenza aviaria, i sussidi all’esportazione della carne bovina, la preservazione della biodiversità, l’agricoltura biologica, la decisione di distribuire latte e frutta nelle scuole. L’ultimo successo, con il quale Fischer Boel saluta la Commissione, è l’impegno assunto dall’Ue di “destinare nel 2009 e 2010 un finanziamento di un miliardo di euro per diffondere l’uso delle connessioni internet a banda larga nelle zone rurali”. Anche così, la Pac europea cambia volto.