Francia, Inghilterra, Irlanda

Francia: maggiore giustizia per gli immigratiUn appello ai cristiani perché sappiano “esercitare pienamente le loro responsabilità di cittadini in tutti i campi della vita economica e politica per contribuire a costruire una società più giusta” e uscire così in modo definitivo da una crisi finanziaria le cui “conseguenze tragiche” si sono registrate soprattutto nelle “categorie più deboli” della popolazione. È contenuto nella prolusione con la quale il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese ha aperto il 3 novembre a Lourdes la 49ª Assemblea plenaria dei vescovi di Francia. Il cardinale ha elencato le categorie più a rischio: “coloro – ha detto – che non godono di un’occupazione garantita da contratto, coloro che non hanno una formazione sufficiente o comunque non adatta ai contratti di lavoro attuali. Preoccupano soprattutto gli uomini e le donne che si sono lasciati andare alla disperazione” sia “per lo stress di competizione” sia “per l’incertezza che grava sull’avvenire delle loro imprese. Ci sono poi persone assalite dall’angoscia della povertà: angoscia degli affitti da pagare, dei mutui finanziari o più semplicemente angoscia di non poter dar da mangiare ai figli”. Tutto ciò – ha detto l’arcivescovo – chiama “ad una vera e propria riforma delle pratiche sociali” ed una responsabilità e “senso di solidarietà” a tutti i livelli. Il cardinale ha poi chiesto “il pieno rispetto dei diritti umani” agli immigrati. Le persone nei centri di detenzione amministrativa – ha detto il cardinale – “devono poter beneficiare dei mezzi di sussistenza degni di una persona umana (cibo, igiene, cure mediche), ma ancor di più esse devono poter accedere alle informazioni necessarie alla loro difesa”. L’arcivescovo aggiunge: “Il fatto di essere in una situazione irregolare non fa perdere i diritti elementari a nessuna persona, chiunque essa sia. Pur avendo infranto la legge, esse devono comunque beneficiare della protezione della legge. In particolare le loro richieste di diritto di soggiorno o di riconoscimento del loro stato di rifugiati non dovrebbe restare senza risposta per lunghi periodi (qualche volta più di un anno) durante i quali la loro esistenza diventa davvero difficile sia per trovare lavoro che per trovare alloggio”.Inghilterra: Mpv, non uccidete baby RB”Ogni volta che vi sono dubbi su cure mediche che mantengono in vita il paziente bisogna decidere con una presunzione a favore della vita. Il valore della vita e la sua protezione non dovrebbe mai venire giudicata in base alle opinioni sulla qualità della vita della persona”: così Anthony Ozimic della “Società per la protezione dei bambini non nati”, del movimento per la vita britannico commenta a SIR Europa il caso di “Baby RB”, il bambino di un anno, chiamato così dalla stampa britannica per proteggere la sua identità, nato con la “congenital myasthenic syndrome” che gli rende difficile respirare senza un ventilatore. Benché dipenda da una macchina per vivere, RB ama le favole, la musica e gioca con i giocattoli. L’ospedale che lo ha in cura è ricorso all’Alta Corte britannica perché vuole spegnere la macchina che lo mantiene in vita, poiché i medici sostengono che la qualità di vita del piccolo non giustifica il fatto di mantenerlo in vita. Il padre si oppone alla richiesta dell’ospedale mentre la madre è d’accordo. Per Janet Thomas di “No less human”, altra associazione del movimento per la vita “alcuni bambini che contrassero la poliomelite nel 1950 trascorsero il resto della loro vita in un polmone di acciaio, ma nessuno dubitò che la loro qualità della vita avrebbe compromesso il diritto a continuare a vivere”. Circa 300 persone nel Regno Unito soffrono della stessa malattia di “baby RB”. Irlanda: lettera dei vescovi sulla difesa del creato”Negli ultimi anni la nostra capacità di curare il pianeta non ha dato grandi frutti. Per questo è importante che la chiesa insegni a tutti come contribuire a salvare l’ambiente”. Con queste parole l’arcivescovo della diocesi di Cashel & Emly, mons. Dermot Clifford, annuncia una lettera pastorale sull’ambiente dei vescovi irlandesi. Il documento, intitolato “The cry of the earth”, “Il grido della terra”, verrà presentato a Donaghmede, Dublino, il prossimo 10 novembre e sarà reso disponibile per le parrocchie in inglese, irlandese e polacco insieme a un dvd con riflessioni sullo stesso tema. Il materiale apparirà anche sul sito della Conferenza episcopale (catholicbishops.ie) dove è possibile leggere anche una intervista con John Sweeney, direttore dell’unità di analisi del clima e di ricerca alla “National University” di Maynooth. “Non siamo scienziati”, spiega mons. Clifford, “e quindi la prima parte del documento è stata scritta da due scienziati. Nella seconda noi vescovi spieghiamo che cosa ciascuno può fare. Per esempio riciclare, non sprecare acqua, usare meno riscaldamento. Poiché si tratta di misure che aiutano anche a risparmiare sono importanti in questi tempi di recessione”. L’arcivescovo ha anche detto di sperare che il documento verrà letto e commentato e che porterà a una maggiore conoscenza di san Francesco, un santo amante del Creato.