VIRUS A/H1N1
Le considerazioni di un infettivologo e le parole di un sacerdote
Al 3 novembre sono 18 i decessi in Italia provocati dall’influenza A/H1N1. Di questi ben 9 a Napoli, al punto che si parla già di “caso Campania”. Crescono anche i ricoveri in diversi ospedali della penisola. Sempre da ieri 3 novembre la Croce rossa italiana (Cri) sta consegnando un milione e 200 mila dosi di vaccino contro l’influenza A/H1N1. Si tratta della terza distribuzione. Don Andrea Manto, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale della sanità, dichiara al SIR che oltre alle “opportune reti di vigilanza sanitaria” e ad una “distribuzione dei vaccini in contemporanea in tutte le regioni italiane”, occorre “attivare anche reti di vicinanza sociale” verso “le categorie più deboli e a rischio complicazioni”. Il sacerdote invita inoltre alla preghiera, “strumento privilegiato” per “chiedere la consolazione e la forza che vengono dal Signore, per intercedere per sé e per gli altri” e per trovare il senso di “un percorso misterioso come quello della malattia”. Della diffusione del virus A/H1N1 parliamo con Roberto Cauda, direttore dell’Istituto di clinica delle malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma (Università Cattolica).
Professore, può tracciare un quadro della situazione attuale?
“Non siamo davanti ad un evento imprevisto né tantomeno straordinario. Sappiamo che ciclicamente si possono verificare delle pandemie. Nel secolo scorso ricordiamo la Spagnola, la più devastante anche perché si verificò a ridosso della prima Guerra mondiale; la seconda, nel 1956, l’Asiatica; e la terza, nel 1968, l’Honk Kong. Aspettavamo una nuova pandemia nel 2005, quando ci fu una grande apprensione per il virus A/H5N1, l’Aviaria, invece, abbiamo l’attuale A/H1N1”.
Si parla di pandemia: che cosa s’intende?
“La parola pandemia, che per alcuni rappresenta fonte di preoccupazione, è solo un termine tecnico che rappresenta uno sviluppo contemporaneo in più continenti di un virus. È chiaro che l’attuale A/H1N1 merita attenzione maggiore di quelli di stagione proprio per la sua diffusione ampia e veloce. Aspettavamo il picco per Natale ed invece si sta verificando a ottobre-novembre. Ma non si deve cadere nel panico: questa influenza pandemica ha una mortalità inferiore a quella di stagione che provoca ogni anno, solo in Italia, dai 4 agli 8 mila decessi. Certamente questi numeri non devono farci dimenticare le vittime attuali”.
È in corso la distribuzione del vaccino: sull’opportunità di vaccinarsi si sentono pareri discordanti…
“La vaccinazione è auspicabile e necessaria soprattutto per alcune categorie di persone: il personale medico e di servizio alla popolazione, ma soprattutto quelle in cui la malattia potrebbe decorrere in forma più grave: donne in attesa, cardiopatici, asmatici, diabetici, obesi, immunodepressi e via dicendo. Resta aperto il capitolo sull’opportunità di vaccinare i bambini che, per varie ragioni, sono sicuramente quelli che più possono essere colpiti dall’influenza”.
Perché questo capitolo resta aperto, visto che la fascia della popolazione più colpita è proprio quella che va dai 4 ai 15 anni? Forse si vuole testare meglio il vaccino?
“Il fatto di vaccinare i bambini dopo le altre categorie di persone a rischio non credo sia dipeso dal fatto che si vuole testare meglio il vaccino. Il vaccino è sicuro. Credo si siano fatte scelte a livello centrale basate sulle priorità”.
Cosa consiglia?
“Di dare massima fiducia ai medici e pediatri di famiglia che sanno bene valutare eventuali contagi. L’influenza è di per sé una malattia estremamente benigna e questa non dovrebbe fare eccezione. Le famiglie devono interagire con i loro medici e pediatri che devono fare da filtro. Saranno i medici a valutare i casi da indirizzare nei centri di cura. È opportuno evitare, quindi, l’intasamento degli ospedali e dei Pronto Soccorso come accaduto in questo week end. Se si affollano gli ospedali sarà difficile poi dare quel necessario e indispensabile trattamento a chi ne ha veramente bisogno. Fiducia, dunque, al medico di famiglia, al pediatra e non dimenticare che tra i primi fattori di prevenzione, c’é l’igiene”.
Come giudica l’informazione che i media stanno dando sul virus A/H1N1?
“C’è il diritto all’informazione e il dovere di informare. Sto vedendo in questo frangente un’informazione attenta e precisa. Di fronte a notizie che hanno un grande impatto sull’opinione pubblica, con morti che hanno provocato grande dolore, i media hanno fornito un’informazione pacata e abbastanza efficace, senza eccessivi allarmismi. L’Italia ha uno dei migliori sistemi di controllo delle infezioni respiratorie, Influnet, legato alla sorveglianza da parte di medici sentinella e del territorio che segnalano tutte le infezioni alle vie respiratorie. Ad oggi è stato estrapolato che sono oltre 400 mila le persone che hanno contratto l’influenza A/H1N1, un numero verosimilmente molto elevato, a fronte di una letalità che, pur con tutto il rispetto e dolore per le vittime, è abbastanza bassa”.