CONSIGLIO EUROPEO

Un clima migliore

Il summit dei 27 a Bruxelles dal 29 al 30 ottobre

“Siamo stati all’altezza dello slogan della presidenza, cioè abbiamo accolto la sfida”. Fredrik Reinfeldt, premier svedese e presidente di turno dell’Unione europea, ha tenuto fede al ruolo di “trascinatore” e di “portavoce” dei 27. I capi di Stato e di governo dell’Unione si erano dati appuntamenti a Bruxelles il 29 e 30 ottobre per affrontare una serie di temi urgenti (clima, economia, Trattato di Lisbona, politica estera, strategia per la regione baltica, immigrazione) e il premier svedese ha cercato di giungere a un “accordo di massima” su ciascun punto. Con vari successi e qualche tema lasciato in sospeso.Tra politica e diplomazia. Le trattative si sono protratte per due giorni, “ma adesso ci possiamo dire più che soddisfatti”, ha affermato Reinfeldt al termine del Consiglio europeo. Sotto la sua guida “si è raggiunta una posizione negoziale molto solida sul clima”. Il capo del governo di Stoccolma ha spiegato: “L’accordo riguarda gli obiettivi di lungo periodo per la riduzione delle emissioni, impatto e mitigazione, il trasferimento di tecnologie e soprattutto la questione dei costi”. In sostanza il Consiglio ha fatto propria la proposta della Commissione, che ritiene necessari per il periodo 2013-2020 cento miliardi l’anno per un’azione di mitigazione e di adattamento nei paesi in via di sviluppo, i primi a “pagare il prezzo” dei mutamenti del clima. L’Ue dovrà versare – si calcola – una cifra non inferiore ai 22 miliardi di euro l’anno, ripartendone il prezzo al suo interno “in base alle condizioni economiche dei paesi membri”, come aveva chiesto la Polonia. “Ma tutto ciò può avvenire – ha aggiunto Reinfeldt – se gli altri attori mondiali assumeranno le loro responsabilità”. Confronto con Obama. L’accordo tra i paesi Ue in vista della Conferenza Onu di Copenaghen del 7-18 dicembre comprende anche “contributi per circa 7 miliardi di euro l’anno da qui al 2013 che serviranno ai paesi in via di sviluppo per prepararsi ad affrontare i cambiamenti climatici”. “Ma questi contributi – ha specificato Reinfeldt, lasciando trasparire una mancata intesa generale – saranno su base volontaria”. Per preparare Copenaghen, lo stesso Reinfeldt e il presidente della Commissione Barroso sono volati il 3 novembre negli Stati Uniti, dove li attendeva per un confronto il presidente Obama. A proposito del Trattato di Lisbona, il presidente di turno Ue ha sottolineato il risultato di compromesso che ha visto protagonista la delegazione della Repubblica ceca: dopo il pronunciamento della Corte costituzionale (3 novembre), “il presidente ceco Klaus dovrebbe firmare quanto prima il Trattato”, avendo ottenuto, come voleva, la clausola opt-out sulla Carta dei diritti fondamentali. Nessun punto di convergenza, invece, sui nomi cui attribuire le principali cariche fissate a Lisbona. Il vertice è servito d’altronde per far luce sul profilo del Servizio di azione esterna (le cosiddette “ambasciate Ue”) e ha dato il via libera alla strategia Ue per il mar Baltico.Economia e disoccupazione. “Un grande passo avanti, una svolta”: José Manuel Barroso, presidente della Commissione, ha commentato con il consueto entusiasmo le conclusioni del Consiglio europeo in vista della Conferenza sul clima. “Noi ora siamo pronti per Copenaghen, l’Europa può continuare a fare da capofila sul piano ambientale”. Poi ha aggiunto: “Certo non siamo ingenui: siamo pronti ad agire se anche gli altri faranno la loro parte”. L’Ue si aspetta che Stati Uniti, Giappone, Canada, India, Cina e altre potenze mondiali agiscano sul versante della riduzione delle emissioni e del sostegno finanziario ai paesi poveri. “Sulla base di tutto questo, Copenaghen può trasformarsi in un successo”. Barroso si è soffermato quindi sugli altri temi in discussione al summit: Trattato di Lisbona, immigrazioni, sviluppo economico, infrastrutturale e sociale dell’area del mar Baltico. “Sul versante economico – ha chiarito – occorrerà andare avanti con le misure di stimolo, ma è tempo di pensare a una strategia di uscita comune dalla crisi”. Il premier svedese Reinfeldt ha puntualizzato: “Abbiamo segnali di ripresa, ma c’è l’evidente problema della disoccupazione”, che in Europa, come ha certificato Eurostat negli stessi giorni, continua a crescere e ha raggiunto i 22 milioni di senza lavoro.Varie questioni aperte. Spentisi i riflettori sul summit, rimangono vari nodi da sciogliere. Per la nomina del presidente stabile e del “ministro degli esteri” dell’Unione i giochi sono apertissimi, tanto che Reinfeldt ha intenzione di convocare un vertice straordinario (ovvero un pranzo o una cena con i colleghi leader europei) tra il 12 e il 19 novembre. Il secondo punto riguarda la data dell’entrata un vigore del Trattato: salvo nuove sorprese da Praga, una prima data utile potrebbe essere il 1° dicembre prossimo, oppure il 1° gennaio 2010. Anche il collegio dei commissari, scaduto il 31 ottobre, attende l’entrata in vigore del Trattato per essere rinnovato.