UNIONE EUROPEA

Un “sì” fermo e risoluto

Ieri nel tempo dei “padri”, oggi nel tempo della globalizzazione

“Dobbiamo costruire una vera cittadinanza europea”: è il messaggio lanciato il 31 ottobre da Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione europea e commissario alla giustizia, libertà e sicurezza, nella lectio magistralis tenuta alla “Fondazione del Duomo di Mestre” del patriarcato di Venezia. Nell’era della globalizzazione ha ancora senso, si è chiesto Barrot, parlare di “valore specifico dell’Ue come l’avevano immaginata e modellata i padri fondatori? Il mio ‘sì’ a questa domanda è fermo e risoluto”.Una “vera cittadinanza europea”. Il messaggio europeo “di una riconciliazione sempre possibile” ispira “altre comunità sovranazionali in via di formazione, quali l’Unione africana, il Mercosur o l’Asean” ha osservato il commissario Ue, ma “per essere più influente in un’era globalizzata, l’Europa deve saper parlare con una sola voce”. A tale fine “dobbiamo rafforzare il nostro senso di appartenenza ad un’unica comunità. Dobbiamo costruire una vera cittadinanza europea”. “Per arrivare a questo stadio – avverte – ogni europeo dovrà poter vivere una cittadinanza senza frontiere, protetta, impegnata e solidale”. Con lo spazio Schengen, spiega Barrot, “le frontiere sono state sì cancellate, ma non sono cadute altre barriere immateriali”. Per eliminarle occorre incentivare lo studio delle lingue e rilanciare i programmi Erasmus e Leonardo: “conoscenza delle lingue e curricula europei sono le fondamenta sulle quali potrà poggiare un vero mercato europeo del lavoro”. “Compatibilità dei regimi di indennità di disoccupazione” e “trasferibilità dei diritti alla pensione” sono ulteriori passi da compiere. Diritto, libertà e sicurezza. “La cittadinanza senza frontiere potrà declinarsi pienamente soltanto se riusciremo a costruire una vera comunità di diritto – prosegue il vicepresidente della Commissione Ue -. Questo è uno dei grandi obiettivi del programma di Stoccolma 2010-2014 per lo spazio europeo di giustizia, libertà e sicurezza, che il Consiglio europeo dovrà adottare il 10 e 11 dicembre”. “La prima libertà è la sicurezza” aggiunge: per questo “è indispensabile rafforzare la cooperazione di polizia e la cooperazione giudiziaria penale”. Per “proteggere il cittadino europeo” occorre “anche lottare efficacemente contro nuove minacce” come “cybercriminalità, terrorismo, criminalità economica e finanziaria, e pedopornografia”. “In 30 anni – osserva ancora il commissario – l’affluenza alle urne nell’Unione è passata dal 63% al 43%. Come risvegliare l’affectio societatis per la vita politica europea?”. “Comincia tutto a scuola”, ma occorre anche imparare a “comunicare come si deve in un’Europa a 27”. Di qui l’importanza dei media e di “un vero dibattito politico europeo” che dovrebbe essere intavolato “in tutti gli Stati membri”. “Se riusciremo a fare di questo dibattito un momento di vita quotidiana – sostiene Barrot -, il grande momento democratico delle elezioni europee assumerà tutto il suo significato”. Per questo “sin d’ora, nella prospettiva delle elezioni del 2014 dobbiamo pensare a come mobilitare i cittadini” per una “cittadinanza impegnata” che “avrà modo di esprimersi anche tramite il diritto d’iniziativa” creato “dal trattato di Lisbona”.Accoglienza e solidarietà. La “cittadinanza solidale”, prosegue il vicepresidente della Commissione, si esprime nel modo di affrontare la crescente pressione migratoria. Di essa fanno parte “il dovere di integrare gli immigrati regolari” – e al riguardo Barrot richiama la seconda edizione del Forum europeo sull’integrazione (Bruxelles, 12 novembre) e il relativo portale – e “il dovere di dare asilo”. Secondo il commissario occorre “accogliere i rifugiati, senza compromessi e al di là di ogni tiepida accettazione”. Per questo, avverte, è urgente “migliorare una legislazione obsoleta che risale ormai a dieci fa”. Richiamando le diverse iniziative intraprese, ultima delle quali la proposta di revisione delle direttive sulle procedure di asilo adottata lo scorso 20 ottobre dal collegio dei Commissari, Barrot ha auspicato che “nei prossimi mesi in un dossier così importante prevalga lo spirito di solidarietà”. “Sono altresì convinto – ha aggiunto – che tale cittadinanza europea possa fungere da modello per una cittadinanza mondiale, di fronte a grandi sfide quali la protezione del pianeta, gli aiuti allo sviluppo e la pace”. Tre le direttrici principali “lungo le quali scorre la nostra azione: il rispetto dei diritti umani, che è scolpito nel marmo del diritto comunitario; la memoria condivisa e la cultura comune”. “Con il trattato di Lisbona – conclude Barrot – la Carta dei diritti fondamentali sarà il primo strumento al mondo a sancire diritti civili, economici e sociali”; il rispetto assoluto di questi diritti “darà spazio ad una memoria condivisa sulle pagine buie della nostra storia”. Infine “questa memoria condivisa sarà tanto più solida e tanto più fonte di fratellanza quanto più sarà radicata nella forza indistruttibile della nostra cultura comune”.