LUTERANI-CATTOLICI

Una nuova Pentecoste

10 anni fa la Dichiarazione sulla giustificazione

Si è celebrato ad Augsburg, in Germania, il 30 e il 31 ottobre, il decennale della sigla della Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, firmata originariamente nella cittadina dalla Federazione luterana mondiale (Lwf) e dalla Chiesa cattolica romana. Il documento, giunto al termine di un lungo dialogo tra le due Chiese, rappresenta un’importante pietra miliare dell’ecumenismo e stabilisce che le condanne reciproche pronunciate nell’arco di svariati secoli da luterani e cattolici vengano escluse dalle dottrine delle Chiese. Nel 2006, la dichiarazione è stata siglata anche dalle Chiese appartenenti al Consiglio mondiale delle Chiese metodiste. “Quel documento – ha detto Benedetto XVI dopo l’Angelus del 1° novembre – attestò un consenso tra luterani e cattolici su verità fondamentali della dottrina della giustificazione, verità che ci conducono al cuore stesso del Vangelo e a questioni essenziali della nostra vita”. In particolare, ha ricordato il Papa, “da Dio siamo accolti e redenti; la nostra esistenza si iscrive nell’orizzonte della grazia, è guidata da un Dio misericordioso, che perdona il nostro peccato e ci chiama ad una nuova vita nella sequela del suo Figlio”. Al simposio di commemorazione della sigla della Dichiarazione congiunta hanno partecipato personalità del mondo ecclesiastico e accademico; tra loro, il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, Ishmael Noko, segretario generale uscente della Federazione luterana mondiale, il vescovo e teologo metodista Walter Klaiber, di Tubinga, il card. Karl Lehmann, già presidente della Conferenza episcopale tedesca e vescovo di Magonza. La commemorazione si è conclusa il 31 ottobre con la celebrazione ecumenica dei vespri nella cattedrale di Augsburg.“Superare gli anatemi dottrinali”. Intervenendo al simposio di commemorazione Ishmael Noko ha sottolineato la necessità del perdono reciproco. “Vista dalla prospettiva del perdono di Dio, l’affermazione della Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, rappresentava un tentativo di appropriarsi del perdono di Dio nella vita delle Chiese”. “Se davvero Dio ci ha perdonati in Cristo, le prossime tappe comprendono anche la ricerca di modi responsabili per continuare il dialogo ecumenico superando gli anatemi che restano. Siamo stati perdonati da Dio; perdoniamoci dunque reciprocamente, così che, realizzando sulla terra la volontà di Dio, così come avviene in cielo, possiamo sperimentare l’esperienza di una qualità diversa di rapporti all’interno della Chiesa di Gesù Cristo”. Un passo importante nell’ecumenismo. “Nonostante le questioni ancora da risolvere, la Dichiarazione congiunta rappresenta un importante passo delle due Chiese per attenuare i temi fondamentali che le separano nella comprensione del messaggio della giustificazione”, ha detto il card. Karl Lehmann, sottolineando l’esistenza di un “consenso sulle verità fondamentali della dottrina sulla giustificazione”. Per il cardinale, “esistono ancora alcuni settori che meritano ulteriore attenzione nei prossimi colloqui ecumenici”. In ogni caso, “le differenze che restano, soprattutto relativamente alla lingua, all’impostazione teologica e alla diversità di accenti dati alle questioni, sono sostenibili e non annullano il consenso”. Questo consenso sulle verità fondamentali ha determinato “un miglioramento durevole, con colloqui intensi”. Il cardinale ha inoltre evidenziato come “per certi versi”, la dichiarazione “sia rimasta inattuata perché non è stata approfondita e resa feconda da un punto di vista spirituale”. Tuttavia, nell’affermare ciò, ha auspicato “ancora più frutti nei prossimi colloqui ecumenici, soprattutto sul tema urgente della Chiesa e della giustificazione”.Un ecumenismo spirituale per l’Europa. Durante la celebrazione dei vespri, il card . Walter Kasper ha parlato della sigla della Dichiarazione come di un “segno dell’azione dello Spirito Santo”, definendo “pura ingratitudine le lamentele empie su una presunta stasi dell’ecumenismo e il tragico disfattismo che considera mediocre tutto ciò che non è stato ancora raggiunto, dimenticando quanto ci è stato donato negli ultimi anni”. Il cardinale ha quindi posto l’accento sul fatto che “il cammino non è ancora concluso”, ammettendo che “esistono ancora problemi irrisolti tra di noi” e far finta di niente “sarebbe non solo sciocco” ma anche “estremamente pericoloso”. “Siamo diventati troppo lenti, troppo auto-compiaciuti e presuntuosi”, ha osservato il card. Kasper: “Se c’è una cosa di cui abbiamo bisogno, non solo nell’ecumenismo ma in generale nella Chiesa tedesca e in Europa occidentale, è una nuova Pentecoste”. “Abbiamo bisogno di un ecumenismo spirituale”, ha detto il cardinale, ricordando che “l’unità è un dono dello Spirito Santo e un frutto della preghiera”. Si tratta infine di “un ecumenismo dell’amore attivo… che cerca e costruisce la collaborazione di tutti i cristiani e nel servizio di tutti e per far fronte alle emergenze degli altri”.