COMMISSIONE UE
Mass media coinvolti nella lotta contro la povertà
"Dare volto e voce alle persone che vivono in condizioni di povertà". Così Vladimír pidla, commissario Ue per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità, ha sintetizzato l’obiettivo che l’Europa si è data per il 2010, Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, il cui sito ufficiale è www.2010againstpoverty.eu. Nel corso del suo intervento in occasione del seminario su "La povertà: tra realtà e percezione la sfida della comunicazione", svoltosi a Bruxelles lo scorso 29 ottobre, pidla ha sottolineato che "gli operatori dei media e della comunicazione sono chiamati a svolgere un ruolo centrale per contribuire al successo della lotta contro la povertà e l’esclusione sociale". La povertà è spesso invisibile e colpisce maggiormente i bambini (sono 19 milioni quelli che in Europa vivono in condizioni di grave indigenza), gli immigrati e le minoranze etniche, soprattutto i rom. "La sfida del 2010 ha dichiarato sarà raggiungere le zone dell’Europa più colpite dalla povertà come le aree rurali, i quartieri più disagiati delle città e le popolazioni rom. Questo significa mettere al centro del nostro lavoro la comunicazione, facendoci aiutare da tutto il sistema dei media". L’eurocommissario ha poi aggiunto che "è di fondamentale importanza arrivare ai giovani europei utilizzando i loro strumenti di comunicazione, ossia gli sms e i social network come Facebook, YouTube e Twitter". Sensibilizzare l’opinione pubblica. Secondo Anne Joubert, capo dell’unità "Integration and access to rights policy" del Ministero francese del lavoro, relazioni sociali, famiglia, solidarietà e problemi delle città, "il ruolo dei giornalisti è molto importante per sensibilizzare, coinvolgere e far conoscere all’opinione pubblica il fenomeno della povertà. In particolare ha spiegato Joubert prepariamo dei rapporti specifici per la stampa, allestiamo dei video che raccontano e informano sulle politiche di contrasto alla povertà messe in atto dal ministero. Usiamo molto anche internet come canale di comunicazione". Sulla stessa lunghezza d’onda Elise Willame, già presidente del Comitato di protezione sociale dell’Unione europea, per la quale "con il coinvolgimento del mondo dei media la Commissione si propone di cambiare l’immagine che i cittadini dell’Unione hanno dei poveri, ed è per questo motivo che l’attuale presidente della commissione affari sociali usa fare degli incontri «tecnici», preferendo informare entrando nel merito delle questioni". Secondo Fintan Farrell, direttore dello European Anti-Poverty Network, "i media hanno in mano la possibilità di abbattere gli stereotipi, diffondendo una cultura di maggiore attenzione nei confronti dei poveri. In altre parole dobbiamo creare, con l’aiuto dei media, un forte movimento d’opinione che riporti al centro della scena le questioni legate al contrasto alla povertà e all’esclusione sociale". È risultato evidente, nel corso del dibattito, che i media influenzano il rapporto che le persone hanno con il mondo, determinando di conseguenza la percezione dell’altro e della società. "Per questo i media hanno un grande compito da portare avanti", ha sottolineato William Crawley, giornalista della Bbc Northern Ireland, richiamando la "responsabilità" della categoria nel "cercare e raccontare la verità", per la quale occorre agire con "estrema professionalità". L’esperienza della Gran Bretagna. "È vero, i media sono sempre in cerca di storie di vita vissuta", ha detto Teresa Hanley della Joseph Rowntree Foundation (Gran Bretagna), richiamando una ricerca del luglio 2009 dal titolo "Poverty in the media" curata da Fred Robinson, Richard Else, Maeve Sherlock e Ian Zass-Ogilvie dello St Chad’s College dell’Università di Durham. Dall’indagine è emerso che c’è una diffusa percezione nei mezzi di comunicazione secondo la quale la povertà funziona solo come storia. Infatti, i giornalisti si rivolgono spesso al terzo settore per trovare interlocutori adatti, ma molte organizzazioni, pur pensando che si tratti di una buona occasione per far conoscere la realtà della povertà, sono diffidenti nei confronti dei media e si preoccupano di proteggere le persone dagli eventuali danni che possono derivare da un’esposizione mediatica. A fronte di ciò, la ricerca ha suggerito alcune strategie di comportamento per gestire al meglio i rapporti con la stampa, come per esempio conoscere i mezzi di comunicazione, quali sono i loro canali di vendita, a quale tipo di lettori si rivolgono, quale tipo di domande saranno fatte, se l’identità della persona sarà resa nota e se ci sarà la possibilità di controllare il materiale prima della pubblicazione o della trasmissione. Il terzo settore può svolgere un ruolo importante anche aiutando le persone con vissuti di povertà ad utilizzare internet per comunicare a un pubblico molto ampio la loro esperienza, creando nuove relazioni sociali.