MEDIA E BALCANI
Settanta esperti a confronto in una tavola rotonda a Belgrado (Serbia)
Rappresentanti religiosi, giornalisti, diplomatici, operatori delle organizzazioni non governative, docenti e ricercatori universitari. Sono i profili dei circa 70 esperti che hanno partecipato, il 3 novembre a Belgrado (Serbia), alla tavola rotonda su "I mass media come importante fattore per la tolleranza interreligiosa e interetnica, la comprensione e la cooperazione nei Balcani". L’incontro, che ha avuto luogo a dieci anni dall’intervento della Nato sulla Serbia per porre fine alla guerra del Kosovo, è stato organizzato dal Centro europeo per la pace e lo sviluppo (Ecpd) dell’Università per la pace – fondata dalle Nazioni Unite – unitamente all’arcivescovo cattolico di Belgrado, Stanislav Hočevar, con il contributo della Caritas e della Fondazione Konrad Adenauer.Uno strumento potente. "I media – ha esordito Takehiro Togo, presidente del Consiglio accademico del’Ecpd – possono essere uno strumento potente sia per la «balcanizzazione» etnica sia per la riconciliazione". Difatti, ha ricordato, "l’accesso alle informazioni è essenziale per lo stato di salute della democrazia. In primo luogo, esso assicura che i cittadini siano responsabili, facciano scelte informate piuttosto che agire per ignoranza o disinformazione. In secondo luogo, l’informazione ha una funzione di controllo, garantendo che i rappresentanti eletti mantengano fede ai giuramenti legati al loro incarico e rispondano alla volontà di chi li ha eletti". Operare per il bene comune. Secondo l’arcivescovo di Belgrado Stanislav Hočevar "i Balcani oggi hanno molte più opportunità di un tempo di creare unità e comunione partendo da grandi diversità": un’unità che nasce dalla riconciliazione e dal perdono, perché "senza perdono nessun problema può essere risolto, senza di esso non c’è libertà, non c’è speranza, non c’è futuro". "Ogni gruppo, comunità, nazione – ha sottolineato l’arcivescovo – è forte solo se può comunicare, perché senza dialogo non ci può essere coesione". Ma quale ruolo devono rivestire, al riguardo, gli organi d’informazione? "Operare per il bene comune", la risposta di mons. Hočevar, perché "i mass media che si allontanano da questo obiettivo perdono il loro scopo", dal momento che "ogni mezzo di comunicazione è chiamato prima di tutto a fare comunicazione sociale", per il bene della comunità". "L’unica risposta di fronte a una realtà sempre più complessa – ha concluso – è semplicemente la sincerità". Di "grande possibilità per i Balcani" ha parlato pure l’ambasciatore Pasquale Baldocci, ricordando "il grande bagaglio culturale e di tradizioni" di questa terra, "senza il quale l’Ue sarebbe incompleta". In una nota letta da un suo giornalista SIR Europa ha affermato che "la vera unità europea passa necessariamente attraverso l’allargamento dell’Unione europea proprio all’area balcanica" (cfr SIR Europa 75/2009).Etica e competenza. Sul ruolo dei media Zoran Ćirjaković (Università Singidunum, Belgrado) ha denunciato il "cattivo utilizzo" di un "vocabolario difficile", con il ricorso a termini che richiamano "la demonizzazione e l’esasperazione". A tal proposito, ha precisato Dragana Nikolić-Solomon (capo del reparto per i media della Missione Osce in Serbia), "nel raccomandare che i media siano portatori di pace e sviluppo bisogna favorire un’attenzione alle scuole per i giovani giornalisti, affinché vengano svolti corsi per sviluppare il senso etico di questa professione". Dopo il conflitto nei Balcani, ha ricordato Ljiljana Smajlović (presidente dell’Associazione dei giornalisti della Serbia) furono espulsi dall’associazione quei membri che fecero del proprio lavoro uno strumento di propaganda; tuttavia, le ha fatto eco Nadeda Gaće (presidente dell’Associazione indipendente dei giornalisti della Serbia) "la manipolazione dei media non comincia mai al loro interno, ma da élites politiche". Critiche sul rapporto tra Chiesa e media sono giunte dal vescovo ortodosso Mićović Joanikije del monastero di Đurđevi Stupovi, in Montenegro, che ha parlato di un linguaggio "insensibile" rispetto al dato religioso. Difficoltà denunciate pure dal segretario della comunità islamica di Belgrado, Elvin Aćegić; positiva, invece, la testimonianza del rabbino Isak Asiel della comunità ebraica di Belgrado.Dal passato al futuro. È l’immagine conclusiva del convegno, proposta da Albert Maes, già ambasciatore a Belgrado e ora docente dell’Ecpd a Bruxelles. Tra "tante idee, proposte, e pure contraddizioni", ha affermato, il ruolo chiave dei media sta nel saper "bilanciare il passato con il futuro, gli interessi privati con quelli pubblici, la maturità e la giovinezza". In primo luogo, ha precisato, "per costruire il futuro bisogna prendere coscienza del passato e non rigettarlo". La via, quindi, per Balcani è quella della riconciliazione, pur ricordando quanto è avvenuto. In secondo luogo, superare "l’illusione dell’oggettività" cercando piuttosto "di essere il più obiettivi possibile".