Ucraina: preghiere per l’influenza A/H1N1La recrudescenza dell’influenza A/H1N1 in Ucraina non è una ragione per disertare le chiese. Risponde così – in una dichiarazione rilanciata dal servizio informativo della Chiesa greco-cattolica ucraina – il card. Lubomyr Husar, agli appelli lanciati dalle autorità locali e centrali del Paese volti a limitare i servizi liturgici nelle chiese a causa della epidemia influenzale. “Chi è malato – ha detto il card. Husar – dovrebbe evitare di andare in chiesa. Ma chi è sano deve usare tutte le precauzioni necessarie, venire e unirsi alla preghiera per la salute e la ripresa di chi è stato colpito dalla malattia”. Secondo l’Afp, fino a ieri, 67 persone in Ucraina sono morte a causa della influenza e in seguito a complicazioni respiratorie ma solo 22 casi sono stati ufficialmente denunciati come influenza A/H1N1. Fonti del ministero della sanità inoltre affermano che le cifre non sono “molto differenti” rispetto a quelle registrate negli anni passati. Nella dichiarazione, il cardinale ha spiegato che “nonostante i casi esistenti di malattia, non c’è alcuna ragione di panico” ed ha sottolineato che nelle chiese greco-cattoliche del paese sono state messi a disposizione dei fedeli dei fazzoletti con soluzioni appropriate vicino alle icone e alle croci e che durante la Santa Comunione i sacerdoti spiegano alle persone le regole per la recezione della Eucarestia. “Non hanno agito correttamente – ha proseguito il cardinale – i rappresentanti delle autorità che ci hanno chiesto di abbreviare e cancellare i servizi divini. La diffusione della epidemia non è una ragione per non intensificare la preghiera dei fedeli”. Ed aggiunge: “nella storia della chiesa abbiamo molti casi in cui in situazioni di difficoltà dovute a motivi naturali, epidemiologici e politici, il popolo ha trovato conforto, supporto e protezione proprio nella Chiesa”. Per questo motivo, il card. Husar ha scritto personalmente un appello alla preghiera per i malati: “Signore nostro Dio, tu hai mandato tuo figlio nel mondo perché prendesse su di sé le nostre sofferenze e si rivestisse della nostra debolezza, con spirito di ubbidienza ti chiediamo: benedici queste persone malate, dai loro forza fisica, Spirito forte e pazienza nella malattia”. Portogallo: Caritas in Veritate, una missione di veritàIntervenendo nella Giornata di Riflessione sull’ultima enciclica di Benedetto XVI, organizzata dal Centro Pastorale e Sociale della diocesi dell’Algarve, mons. Carlos Azevedo, vescovo ausiliare di Lisbona, ha difeso e proposto “un’economia dove sia presente la fraternità”, come quella auspicata dal Papa nella Caritas in Veritate. Il presidente della Commissione episcopale della pastorale sociale ha definito la recente enciclica come “un documento che riflette l’enorme lucidità di un Papa che possiede una grande capacità di comprensione e di orientamento sociale”, ed ha spiegato che “il documento offre una lettura di fede della realtà umana, e non va considerato un testo di economia o di sociologia, né una proposta alternativa al socialismo o al capitalismo: si tratta di una lettura cristiana, che spinge verso un’operatività cristiana opposta alle posizioni neoliberali, che attualmente dominano il mondo”. “In tal senso – ha aggiunto il vescovo ausiliare di Lisbona – le parole dell’enciclica non intendono proporre soluzioni tecniche, né intromettersi nella politica degli Stati, ma compiere solamente quella missione di verità a cui la Chiesa è chiamata, richiamando l’attenzione sul tema centrale dello sviluppo autentico dell’essere umano, come chiave di lettura per lo sviluppo complessivo delle comunità”. Nel sottolineare l’importanza della tutela della persona umana in funzione della sua crescita sociale, mons. Azevedo ha affermato che “gli stessi organismi ecclesiastici dovranno essere capaci di aprirsi a nuove soluzioni”, ed ha riconosciuto che “la famiglia deve svolgere un ruolo fondamentale nella formazione della persona umana in tutte le sue dimensioni, compresa quella spirituale”.Scozia: il card. O’Brien auspica una visita del PapaNei giorni scorsi il ministro scozzese Jim Murphy e il card. Keith O’Brien sono stati a Roma per chiedere che la Scozia venga inclusa nell’itinerario della prossima visita del Papa nelle isole inglesi il prossimo settembre 2010. Il ministro scozzese si è anche incontrato con il premier britannico Gordon Brown, che ha invitato il Papa in Gran Bretagna lo scorso febbraio, e ha dichiarato alla stampa scozzese che “è troppo presto per dire se il Papa verrà in Scozia l’anno prossimo”. Anche un portavoce del primo ministro scozzese Alex Salmond ha applaudito l’idea di una visita di Benedetto XVI. “Diamo un caldo benvenuto alla prospettiva che il Pontefice visiti la Scozia l’anno prossimo – ha detto Salmond – la visita di Giovanni Paolo II nel 1982 è stata un enorme successo. Una visita sarebbe una occasione meravigliosa per tutta la Scozia e la proposta del card. O’Brien, lo scorso mese, che il Papa parli al parlamento scozzese è un’ottima idea”.