SICILIA
Per aiutare e non penalizzare le famiglie in difficoltà
Un decreto assessoriale sblocca l’iter del provvedimento che assegna ai Comuni della Sicilia 3,3 milioni di euro da erogare alle 3.738 famiglie, con almeno 4 figli, che avevano presentato la domanda in base al bando pubblicato nell’agosto 2008. L’Associazione nazionale famiglie numerose, che contestava i criteri per la partecipazione al bando, in particolare il requisito che i figli dovessero essere minorenni, aveva presentato un ricorso amministrativo. In primo grado, il Tar ha dato ragione all’associazione, ma intanto il Consiglio di giustizia amministrativa ha ribaltato la sentenza. La Giunta regionale, dal canto suo, assicura che i criteri del prossimo bando saranno rivisti per consentire la partecipazione di un maggior numero di persone. Già pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Regione Sicilia, il bonus regionale prevede un contributo di 882,82 euro a nucleo familiare, assegnato in virtù di un accordo sottoscritto tra il dipartimento nazionale per le Politiche della famiglia e il ministero della Salute, in attuazione dell’intesa tra Regioni ed enti locali. I pagamenti ai nuclei familiari verranno effettuati direttamente dai Comuni di appartenenza, che hanno gestito le istruttorie delle domande. Tra i capoluoghi svetta Palermo, con 576 famiglie numerose, seguita da Catania con 301, Messina con 110, Trapani con 82, Caltanissetta con 55.Per rispetto alle famiglie nel bisogno. “Solo per questo – spiega Pietro Quartuccio, della sede provinciale di Palermo della Federazione nazionale Famiglie numerose – non abbiamo impugnato il provvedimento della Regione. Già l’associazione ha inteso tutelare centinaia di famiglie siciliane col ricorso al Tar, dal momento che mai le singole famiglie avrebbero potuto sostenere i costi di un giudizio amministrativo”. “Il problema – spiega – è che i parametri sono assolutamente discutibili visto che il tetto Isee fissato in Sicilia, pari a 5 mila euro, è così basso da escludere anche molte famiglie che già nella povertà si trovano e una grande fetta di famiglie che, magari con un solo stipendio di operaio o impiegato ma una dichiarazione fino all’ultimo centesimo, sforano un tetto Isee talmente irrisorio”. “Parametri stabiliti peraltro – aggiunge – in barba alle istanze presentate dall’Anfn, dal Forum delle Associazioni Familiari e dall’Osservatorio permanente sulle famiglie. La sconcertante impressione è che si siano usate le famiglie indigenti come scudo, scatenando una incredibile e irresponsabile guerra tra poveri”. Per Quartuccio, comunque sia, “deve esserci un contributo pensato per venire incontro alle famiglie extralarge. Soprattutto sostegno. “I figli non sono una proprietà privata, qualcosa che appartiene a chi li ha generati, ma sono della società, una risorsa di tutti. Se le scelte, le decisioni, finanche i provvedimenti della politica partissero da questo presupposto fondamentale molte cose sarebbero diverse”. Così Antonino Pulvirenti, che con la moglie Giusy e i loro 5 figli, sono i referenti per la Sicilia dell’Associazione nazionale famiglie numerose. “Mi rendo conto che non è facile capire il punto di vista di chi ha fatto una scelta come la nostra – continua – ma siamo pur sempre a disposizione per aiutare chi amministra a capire le nostre esigenze. E non è solo una questione di famiglie: aiutarle significa investire, non certo concedere privilegi. Ma certe cose le può capire solo chi in famiglia, soprattutto in quella numerosa, ci vive, o meglio che la vive, o chi le coinvolge quando si devono fare delle scelte. Chiudendo alle famiglie, si chiude sul futuro della terra, che non può non essere fatto di uomini, quegli stessi che oggi sono i nostri figli”.Con occhi nuovi. Così andrebbe vista la famiglia secondo don Salvatore Alì, condirettore dell’Ufficio regionale per la pastorale familiare della Conferenza episcopale siciliana. Da un lato, infatti, il sacerdote esprime “gioia per il decreto che l’assessore regionale alla Famiglia ha firmato per le famiglie numerose che costituisce comunque una boccata d’ossigeno per chi si è messo al servizio della vita, quasi una sorta di ringraziamento per il ruolo che le famiglie con almeno 4 figli tra naturali, adottati o in affido, svolgono nella società”. Ma per don Alì, che evidenzia la fatica delle famiglie siciliane che “vivono il peso di una crisi economica che si ripercuote nella vita quotidiana, con difficoltà non solo materiali”, andrebbero studiati “interventi ad hoc per tutte le famiglie”. L’appello è allora “a chi amministra la cosa pubblica e alla politica tutta, perché ci si metta in ascolto”. “Chiediamo leggi che sovvengano ai bisogni – dice il sacerdote – ma che soprattutto evidenziano il ruolo che la famiglia ha nella società. In Sicilia la famiglia continua ad avere una posizione centrale: è scelta dai giovani ed è vissuta come realtà importante nella vita delle persona, per la propria realizzazione, ma senza un’adeguata rete di sostegno non credo che resisteremo a lungo alla pressante crisi di valori”. Secondo don Alì, “bisogna cambiare il punto di vista e fare della famiglia non più un oggetto di assistenza, ma proporla all’intera società come una risorsa che va tutelata”.a cura di M.Chiara Ippolito(11 novembre 2009)