GRECIA

La rinascita di Creta

Pensieri, preoccupazioni e attese del vescovo Francesco Papamanolis

“Ho voluto comunicare queste mie ansie ai miei amici affinché non mi senta solo a portare il peso del mio desiderio che non riesco a renderlo realtà”. Con queste parole appassionate, il vescovo di Syros, Santorini e Creta, mons. Francesco Papamanolis, che è anche presidente dei vescovi greci, ha inviato a SIR Europa il resoconto della sua recente visita pastorale nell’isola di Creta dove la Chiesa cattolica locale, grazie agli immigrati, sta dando segni di grande risveglio. Non mancano, tuttavia, problemi pastorali e logistici dovuti anche alla mancanza di forze e risorse. Alla fine del mese di ottobre, per 10 giorni sono stato a Creta, una delle tre diocesi a me affidate. Ogni volta resto stupefatto per quello che il Signore ha compiuto e compie in questa piccola Chiesa locale, indipendentemente dai nostri programmi e dalla stessa nostra azione pastorale. 35 anni fa, quando Paolo VI mi nominò Vescovo, facendo la prima visita a Creta, come nuovo pastore, trovai meno di 100 cattolici sparsi nelle tre parrocchie di Creta (a Canea circa 60, a Rettimno 3 donne italiane, a Hiraklion circa 15 fedeli anziani). Di quelle persone molte sono morte. In vita ne restano circa 20 (15 a Chanià, 3 a Rettimno, e una donna di 85 anni a Hiraklion). Quello che allora, nel 1974, si poteva umanamente prevedere, sarebbe diventata una triste realtà: la Chiesa Cattolica sarebbe scomparsa da Creta, se non fosse intervenuto il Signore. Oggi guardando questa realtà con spirito di fede vedo che non è morta, anzi. A tenerla in vita, prima è stata la massa dei turisti verso Creta (dal 1965), che ha visto molti matrimoni anche con cattolici/cattoliche, poi gli studenti greci nelle università europee che insieme alla laurea negli studi portavano in patria (Grecia – Creta) anche la moglie. Aumentando il numero dei fedeli la Chiesa cattolica aveva cominciato a presentare una certa vitalità che i sacerdoti, a Creta, hanno valorizzato con la pastorale turistica. Nel 1990 è cominciato il grande e radicale cambiamento. La caduta del Comunismo nei paesi dell’Est Europa, l’entrata della Grecia nell’Ue, l’instabilità nel Medio Oriente (specialmente Libano e Iraq), la nuova politica dei nostri governi che ha reso meno difficile l’ingresso in Grecia dei cittadini dall’Asia (Sri Lanka, Filippine…) e dall’ Africa (Nigeria, Ghana su tutti) ci hanno portato molti fratelli nella fede. Hanno prodotto l’effetto di avere oggi a Creta circa 5.000 fedeli cattolici (polacchi e albanesi in modo speciale). Nella Grecia intera, con la venuta dei profughi e di immigrati, i fedeli cattolici sono aumentati del 700%: da 50.000 a 350.000, poco meno del 20% della popolazione. Andando indietro nella storia, vedo che simili cambiamenti repentini sono avvenuti anche nel passato. Il Signore ha i suoi progetti. Essere in molti è bello, e ringrazio Dio, ma per me vescovo, questo fenomeno è fonte anche di problemi, di preoccupazioni e di fatica che non ricuso. 35 anni fa, bastavano due sacerdoti per il servizio dei pochi cattolici. Ora i sacerdoti sono quattro, ma non bastano. Le distanze creano la diaspora. Allora si celebrava la messa domenicale solamente a Chaniá e a Hiraklion. Ora ogni sabato e domenica si celebra a Chaniá, a Rettimno, a Hiraklion, ad Aghios Nikolaos, a Ierápetra (dove vivono circa 1.000 cattolici (circa 700 albanesi e 300 di varie nazionalità) non avendo una chiesa e neppure una stanza affittiamo un negozio che lo adibiamo per le nostre riunioni e per celebrare la messa (ogni mese si paga l’affitto di 1.000 euro). Abbiamo bisogno di luoghi di culto e di pastorale . Non abbiamo sacerdoti a sufficienza e neppure laici preparati perché in maggior parte sono dei semplici lavoratori arrivati da poco. Viviamo una situazione che, per me vescovo, è difficile perché non vi sono le forze per affrontarla. Con i sacerdoti che lavorano a Creta abbiamo incominciato un dialogo per vedere come affrontare la nuova situazione che si è creata nell’isola. Bisogna organizzare tutto dallo zero. Questi immigrati compongono la nostra chiesa locale, sono fedeli dalle molte lingue. La fede in Cristo unisce, ma le diversità delle lingue separa. In quale lingua celebrare? In quale lingua parlare? I nostri fedeli sono in gran parte giovani. Domenica scorsa celebrando ad Hiraklion cercavo teste con i capelli bianchi. Su circa 200 fedeli, ho intravisto solamente una testa bianca, e due grigie. Tutte le altre avevano i capelli neri. Sono coppie di giovani che hanno figli che devono essere catechizzati. Ma chi lo farà? I genitori? Gli albanesi, che sono la maggioranza, vengono da un Paese che per anni era proibito di nominare Dio e supplicarlo. I nostri fedeli vivono in mezzo ai fratelli ortodossi, non per essere assorbiti nell’Ortodossia, ma per porre, con la loro presenza, il problema della separazione dei Cristiani, per fare conoscere la Chiesa cattolica e preparare il giorno della desiderata unità dei Cristiani. La Chiesa Cattolica in Grecia non ha lo scopo di unire “convertendo” ma “unendo” tutti i fratelli in Cristo Gesù.Francesco Papamanolis