Eurobarometro: discriminazioni per età e disabilitàL’età avanzata e la disabilità sono “in crescita” come elementi che favoriscono la discriminazione. La denuncia viene da Eurobarometro, che il 9 novembre ha diffuso una indagine sui fenomeni di discriminazione nei paesi aderenti all’Ue. Secondo l’istituto demoscopico comunitario, “una persona su sei in Europa dichiara di essere stata vittima di discriminazioni” (in relazione a razza, religione, età, disabilità od orientamento sessuale) durante lo scorso anno. Il 58% degli intervistati “è convinto che nel proprio paese la discriminazione in base all’età sia molto estesa” (rispetto al 42% nel 2008); il 53% denuncia la discriminazione dovuta a disabilità. “La discriminazione è un problema in tutta Europa”, commenta Vladimír Spidla, commissario agli affari sociali. “Questi risultati dimostrano che nonostante innegabili progressi, c’è ancora parecchio da fare nel campo dell’educazione ai diritti sulla parità di trattamento, soprattutto a livello nazionale, e affinché parità non sia solo una parola vuota, ma una realtà”. Dal rapporto di Eurobarometro si evince anche una chiara correlazione con l’attuale situazione economica: il 64% degli interrogati prevede che la recessione dia luogo sul mercato di lavoro “a una più pronunciata discriminazione a cause dell’età”. Ancora: un cittadino europeo su tre “si dichiara consapevole dei propri diritti se divenisse vittima di discriminazioni o molestie”. Ma tale proporzione nasconde forti differenze tra i vari paesi: la consapevolezza è aumentata, dopo l’ultima indagine del 2008, nel Regno Unito (+8 punti), in Francia (+7), in Irlanda e Svezia (ciascuna, +6) ma è diminuita in Polonia (-12) e in Portogallo (-11). Tale ricerca sarà presentata al terzo Vertice a favore della parità (Eu Equality Summit) organizzato il 16-17 novembre dalla presidenza svedese e dalla Commissione europea Stoccolma.La Corte dei conti “promuove” il bilancio Ue “Globalmente, i tassi di errore risultano diminuiti per effetto della migliorata gestione di bilancio, ma il quadro giuridico resta complesso e permangono problemi in alcuni sistemi di controllo”. La Corte dei conti Ue esprime nella relazione riguardante il bilancio un “giudizio senza riserve”, ovvero “positivo”, sull’affidabilità dei conti dell’Ue per l’esercizio 2008. La Corte conclude che “i conti annuali delle Comunità europee” relativi all’esercizio scorso “presentano fedelmente, sotto tutti gli aspetti rilevanti, la situazione finanziaria delle Comunità nonché i risultati delle operazioni e i flussi di cassa delle stesse”. Il bilancio generale dell’Unione è adottato ogni anno dal Consiglio e dal Parlamento europeo; l’esecuzione del bilancio è invece di competenza della Commissione. La relazione annuale della Corte fornisce inoltre una base per la procedura di discarico, ultima tappa della procedura di bilancio. Vítor Caldeira, presidente della Corte, segnala diversi “progressi” nella gestione dei fondi comunitari, specialmente per quanto riguarda il settore “agricoltura e risorse naturali”, il quale “rappresenta quasi la metà del bilancio” dei 27. “Per questo gruppo di politiche la Corte, per la prima volta, non formula un giudizio negativo bensì un giudizio con riserva. In realtà, il tasso di errore per tale gruppo di politiche considerato nel suo complesso è “al di sotto della soglia di rilevanza”. Ciò nonostante, avvertono i componenti del collegio, all’interno di tale gruppo di politiche, il livello di errore stimato per il settore “sviluppo rurale” “permane rilevante, per quanto inferiore rispetto agli esercizi precedenti”. La “coesione”, che costituisce il secondo gruppo di politiche in termini di portata ed equivale a circa un terzo del bilancio, “continua a rappresentare un settore problematico in quanto è quello più inficiato da errori”: la Corte stima che “almeno l’11 % dell’importo totale rimborsato non avrebbe dovuto essere erogato”. La Corte avverte inoltre che le raccomandazioni per migliorare i sistemi di supervisione e controllo espresse in passato “sono tutt’ora valide e devono essere considerate parte di un processo in fieri”. In molti casi, segnala Caldeira, “gli errori derivano dall’eccessiva complessità delle norme e dei regolamenti; la semplificazione, dunque, continua a essere una priorità”.Presidenza CdE: la Svizzera succede alla SloveniaPassaggio del testimone in vista al Consiglio d’Europa. Il 18 novembre, infatti, la Svizzera succederà alla Slovenia alla presidenza semestrale del Comitato dei ministri, massimo organo politico del CdE. Il ministro degli esteri sloveno, Samuel Zbogar traccerà, nella sede di Strasburgo, un bilancio delle iniziative realizzate nel corso degli ultimi sei mesi e poi cederà la guida del Comitato a Micheline Calmy-Rey, responsabile degli affari esteri della Confederazione elvetica. Quest’ultima rivolgerà un discorso ai colleghi dei 47 Stati membri CdE con le priorità della nuova presidenza.