DROGA

Riti collettivi

Un commento ai dati dell’Osservatorio europeo (Oedt)

È incontestabile che oramai da almeno un decennio l’uso di sostanze soprattutto eccitanti, in particolare la cocaina, ha progressivamente invaso la scena del consumo di sostanze psicoattive, soprattutto giovanili, dove ormai anche il consumo della “vecchia” eroina o l’abuso d’alcol che è fortemente in crescita, si connota in modo originale rispetto al bere tradizionale con forme di assunzione, tipologia di consumo e tipologie di persone coinvolte estremamente diversificate. Sulla base delle rilevazioni effettuate sulla popolazione e pubblicate la settimana scorsa dall’Osservatorio europeo, parliamo di consumi in aumento sia per il numero totale delle persone coinvolte, sia per il sempre più ampio arco d’età dei consumatori. Un’età di primo consumo della cocaina che parte dai 14/15 anni e per la cannabis ancora prima ma che può arrivare ben oltre il giovane adulto e che ritroviamo in numeri sempre maggiori di adulti maturi anche dopo i 0/50 anni. Parliamo, quindi, di circa 3 milioni di consumatori di cocaina in Europa nell’ultimo anno di cui almeno 800/900 si ritiene abbiano un consumo problematico e solo una piccola fascia, non più di 100 mila persone cioè il 3% dei consumatori, si è rivolta per un trattamento ai servizi pubblici e privati delle dipendenze e con uno scarto significativo in termini di tempo (tra i 6 e gli 8 anni) tra la prima sperimentazione e l’accesso ai servizi, con un sommerso di abusatori e consumatori problematici enorme di cui poco sappiamo e di cui poco ci occupiamo veramente. La fascia in cui il consumo è più elevato è compresa tra i 15 e i 34 anni con un abbassamento dell’età progressivo, in questi ultimi anni, della data di primo consumo. Questo potrebbe portarci a parlare di emergenza cocaina e a descrivere scenari apocalittici di innumerevoli nuove tossicodipendenze da cocaina e per policonsumatori. I dati però vanno letti con attenzione pur se nella dovuta preoccupazione che meritano. Quello che l’Osservatorio europeo ci racconta con i suoi numeri è quel filo rosso che sempre più lega determinati stili di vita con determinati consumi o abusi.L’aumento dell’offerta trasgressiva, oltre che rappresentare una conseguenza di una modificazione degli atteggiamenti giovanili e non solo, nei confronti della dialettica norma/trasgressione, ha rapidamente contribuito a farne lievitare anche la domanda, al punto che intorno a determinati comportamenti cosiddetti trasgressivi si sono aggregate nuove maggioranze “culturali”. Se infatti fino ad una decina di anni fa gli adolescenti e i giovani con comportamenti cosiddetti trasgressivi rappresentavano comunque una minoranza oggi costituiscono una minoranza sempre più esigua quelli che non hanno mai consumato una qualche sostanza illegale e/o abusato di quelle legali.L’identificazione con la maggioranza passa sempre più attraverso la partecipazione al rito ampiamente collettivo e sempre più omologante, in cui si manifestano le differenti gradazioni del consumo. La diffusione massiccia di un consumo e abuso soprattutto di cocaina, come tutti i dati di analisi di tendenza dei consumi e le esperienze dei territori ci confermano, è uno dei dati eclatanti di un cambiamento profondo che ha investito tutto il mondo delle droghe in Europa, i suoi consumatori, il sistema di distribuzione, di spaccio e di consumo. Significativi per la comprensione di questi fenomeni sono i risultati di una ricerca fatta in Inghilterra tra un migliaio di consumatori problematici di alcool e cocaina sulle resistenze a farsi curare: si dichiaravano preoccupati dal pensiero di una vita priva delle abitudini e dei piaceri connessi al consumo di sostanze su cui la loro stessa identità sociale si era strutturata, perché ai loro occhi la vita stessa senza tali consumi potrebbe perdere di significato e potrebbe non aver senso di essere vissuta; l’altro elemento di preoccupazione era connesso alla loro routine, ai luoghi di socializzazione, alle attività piacevoli e soprattutto ad alcune delle relazioni personali su cui facevano più affidamento, fortemente interconnessi alle loro abitudini d’uso, che temevano di perdere.Queste considerazioni ci propongono un diverso paradigma di approccio ai consumi e abusi di alcool e cocaina, cioè quello di relazionarsi verso questi abusi trattando l’abitudine al consumo non prioritariamente come una malattia cronica o esclusivamente come un allarme sociale o sanitario da combattere. Oggi, nella maggior parte dei casi, incontrando un consumatore di cocaina, ci troviamo di fronte, più che ad una situazione di disagio, prioritariamente ad una situazione di consumo nelle sue molteplici forme (che, tra l’altro, difficilmente riguarda l’uso di una sola sostanza, dalla singola sperimentazione a consumi ripetuti o episodici abusi, spesso nel week end oppure a vere e proprie dipendenze psicologiche). La tossicodipendenza, casomai, è un effetto “collaterale e indesiderato” dell’assunzione della sostanza “dopante”. Crediamo che il consumo, l’abuso e la dipendenza, ove realmente esistente, di sostanze “additive”, già da tempo chiede di essere ricollocato in una logica della risposta possibile e adeguata a domande sempre più complesse e diverse tra loro. I dati e i bisogni in aumento ci obbligano a ripensare al sistema di intervento e agli strumenti finora più utilizzati in tutti i Paesi europei.