ANGLICANI
Prime reazioni alla Costituzione Apostolica
“Questa Costituzione Apostolica apre una nuova strada per la promozione dell’unità dei cristiani, riconoscendo nel contempo la legittima diversità nell’espressione della nostra fede comune”. Così in un comunicato della sala stampa vaticana si presenta la Costituzione Apostolica “Anglicanorum Coetibus” che provvede tramite l’istituzione di “Ordinariati Personali” per permettere a gruppi di ministri e fedeli anglicani di diverse parti del mondo di entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica, conservando elementi dello specifico patrimonio spirituale e liturgico anglicano. “Non si tratta – si legge nella nota vaticana – di un’iniziativa che abbia avuto origine nella Santa Sede, ma di una risposta generosa da parte del Santo Padre alla legittima aspirazione di tali gruppi anglicani. L’istituzione di questa nuova struttura si colloca in piena armonia con l’impegno per il dialogo ecumenico, che continua ad essere una priorità per la Chiesa Cattolica”. Abbiamo raccolto alcune prime reazioni al testo. Dal Vaticano. “Dalla lettura della Costituzione Apostolica e delle Norme Complementari emanate dalla Sede Apostolica – spiega padre Gianfranco Ghirlanda, rettore magnifico della Pontificia Università Gregoriana in una nota diffusa dalla Santa Sede – si percepisce chiaramente l’intento, con la previsione di erezione di Ordinariati Personali, di comporre due esigenze: da una parte quella di “mantenere vive all’interno della Chiesa Cattolica le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali della Comunione Anglicana, quale dono prezioso per alimentare la fede dei suoi membri e ricchezza da condividere”; dall’altra quella di una piena integrazione di gruppi di fedeli o di singoli, già appartenenti all’Anglicanesimo, nella vita della Chiesa Cattolica.”L’arricchimento – prosegue il rettore – è reciproco: i fedeli provenienti dall’Anglicanesimo, entrando nella piena comunione cattolica, ricevono la ricchezza della tradizione spirituale, liturgica e pastorale della Chiesa Latina Romana, per integrarla con la loro tradizione, di cui viene ad arricchirsi la stessa Chiesa Latina Romana. D’altra parte proprio tale tradizione anglicana, che viene ricevuta nella sua autenticità nella Chiesa Latina Romana, nell’Anglicanesimo ha costituito uno di quei doni della Chiesa di Cristo che hanno spinto tali fedeli verso l’unità cattolica”.In Inghilterra. Il testo della Costituzione è stato immediatamente diffuso in lingua inglese dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. “Mi rallegro – ha detto l’arcivescovo Vincent Nichols, presidente dei vescovi – per la pubblicazione della Costituzione Apostolica e delle Norme Complementari. Questo rende ormai evidente l’impegno da parte della Santa Sede e permette a chi ha fatto richiesta alla Santa Sede, di studiare il testo in dettaglio. È importante ricordare – ha aggiunto l’arcivescovo – che questa è una risposta alle richieste fatte alla Santa Sede da anglicani e ex-anglicani provenienti da tutto il mondo. Non si tratta di una disposizione specifica per l’Inghilterra e il Galles e chiaramente c’è ora tutta una riflessione da fare da parte di tutte le parti interessate”. Da parte anglicana, ha preso la parola, il vescovo di Guilford, Christopher Hill secondo il quale la Costituzione e le norme complementari devono essere lette “attentamente” da quanti, tra gli anglicani, vogliono entrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica “per considerare le varie opzioni”. “La risposta del Vaticano a certe richieste di singoli e gruppi nel mondo – ha poi aggiunto il vescovo – non ci dissuade né dal continuare la missione della Chiesa d’Inghilterra nelle proprie parrocchie e diocesi nel territorio né dal suo radicato impegno a ricercare l’unità di tutte le Chiese compresa la Chiesa cattolica romana”.Prospettive future. “Abbiamo ora tutti bisogno di incontrarci e parlare”. Così il vescovo di Fulham, John Broadhurst, reagisce ad una prima lettura della Costituzione Apostolica. Il vescovo è presidente del movimento “Forward in Faith” (Fif), associazione che riunisce all’interno della Comunione anglicana le frange più tradizionaliste e cioè quelle da sempre contrarie sia all’ordinazione delle donne che alle decisioni prese da alcune provincie dell’anglicanesimo di ordinare omosessuali. “Ciò che Roma ci ha offerto – prosegue il leader inglese di Fif – è esattamente ciò che la Chiesa di Inghilterra ci ha rifiutato”. Ed aggiunge: “Ora dobbiamo porci una domanda: è davvero ciò che vogliamo”. La proposta vaticana è definita dal vescovo di Fulham “esaltante” ma anche “pericolosa per la cristianità in questo Paese”, avvertendo che questa situazione “non deve essere usata per danneggiare la Chiesa di Inghilterra”. D’altra parte, la richiesta fatta dalla Santa Sede di aderire al Catechismo della Chiesa cattolica è “ciò che già molti di noi fanno abitualmente”. Da qui il bisogno di incontrarsi e parlare, nella speranza di poterlo fare “in collaborazione” con i cosiddetti “Pev” (vescovi assegnati a quei fedeli anglicani in dissenso con l’ordinazione femminile) e con i vescovi cattolici. Si tratta quindi – conclude il vescovo – di una questione su cui “lavorare insieme”.