COMUNICAZIONE
I dati dell’8° Rapporto sulla comunicazione Censis-Ucsi
Crescono i "consumi mediatici" degli italiani, si espandono in particolare quei media la cui fruizione è gratuita, la televisione si conferma come il mezzo di comunicazione con cui si ha più familiarità, mentre al "digital divide" si contrappone un "press divide". Sono alcuni dei risultati dell’8° Rapporto sulla comunicazione Censis-Ucsi, "I media tra crisi e metamorfosi", presentato il 19 novembre a Roma. L’indagine, nata per iniziativa del presidente del Censis Giuseppe De Rita e del compianto presidente dell’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) Emilio Rossi, da dieci anni "monitora l’evoluzione della comunicazione" in Italia, ha rilevato Giuseppe Roma, direttore generale del Censis.
Al centro la tv. Come già ricordato da recenti ricerche al riguardo, la televisione resta il mezzo centrale, utilizzato dal 97,8% della popolazione, con un affermarsi delle nuove forme di tv: da quella satellitare (+8,1% nel biennio 2007-2009) al digitale terrestre (+14,6%), dalla tv via internet (che passa dal 4,6% della popolazione al 15.2%) alla mobile tv (guardata dall’1,7% degli italiani). Tuttavia "la televisione tradizionale ha osservato il direttore del Censis perde la sua unicità e monoliticità". Non solo perché con più modi di accedere alla tv si crea "una competizione" e una "ristrutturazione dei consumi", ma anche per l’affermarsi di strumenti differenti, vecchi e nuovi: la radio (+12,4% di utenti) da una parte, internet (+26,9%) e i cellulari (+12,2%) dall’altra. Si affermano come fenomeni di massa i social network, utilizzati in Italia da quasi 20 milioni di persone. I più popolari sono Facebook (conosciuto dal 61,6% degli italiani), YouTube (60,9%), Messenger (50,5%), Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). Ma, se si guarda ai giovani tra i 14 e i 29 anni, per nove ragazzi su dieci Facebook (90,3%), YouTube (89,2%) e Messenger (89,1%) rappresentano mondi ben noti.
La crisi della carta stampata. Tra il 2007 e il 2009, rileva la ricerca, è evidente "la generale espansione dei mezzi gratuiti e la sostanziale battuta d’arresto di quelli a pagamento": fanno eccezione la tv satellitare e digitale, che continua a crescere, e i quotidiani on line (-3,4% nonostante la fruizione gratuita). I dati più significativi riguardano i cellulari e la carta stampata. Sui primi, a fronte di un uso complessivo che rimane pressoché stabile e che nel 2009 interessa l’85% degli italiani, si nota un crollo di smartphone (-15,8%) e videofonini (-7,2%, ora con una percentuale di appena lo 0,8% di utenti). Nel triennio 2006-2009, invece, se il "digital divide" riguarda la metà degli italiani (il 48,7% degli italiani ha accesso a internet mentre tre anni fa era il 29%), è andato crescendo il "press divide", con un 39,3% di persone che non utilizzano la carta stampata. In particolare è quasi triplicata, arrivando al 12,9%, la percentuale di quanti usano internet, ma non i giornali su carta, ed è significativo che tale incremento riguardi "uomini, giovani e istruiti". "Non si tratta ha rilevato Roma solo di una questione di costi", ma di una disaffezione verso lo strumento: il settore più incerto è quello dei quotidiani, dove il calo delle pubblicazioni a pagamento (-12,2%) non viene compensato dalla free press (+1%).
Nessuna mediazione. Il bisogno di avere, da parte del singolo, "una diretta accessibilità alle notizie" è il segnale di "un cambiamento profondo della nostra società" che è andato affermandosi in questo primo decennio del Duemila, ha commentato il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, a proposito del crescente ricorso ai nuovi media e ai social network. "Sembra che il prefisso «ri» riconoscere, ripensare, riflettere venga eliminato", ha aggiunto. Un’analisi che va al di là della "crisi della carta stampata". "Oggi gli interessi si autorappresentano direttamente senza ricorrere alla mediazione delle grandi organizzazioni sindacali" o di categoria, ha osservato il sociologo facendo riferimento ai "big players" dell’economia. Tale "tendenza ad agire direttamente per i propri interessi ha riconosciuto è parallela a quella di accedere ai fatti senza mediazioni, né opinioni".
La qualità dei media. Il presidente nazionale dell’Ucsi, Andrea Melodia, parlando della televisione si è interrogato sul "bisogno di aggregazione comunitaria attorno a palinsesti ragionati ed equilibrati" e sulla possibilità che essa abbia un ruolo "socialmente utile". Di sicuro, ha rimarcato, servono "uno spirito nuovo" e "buone soluzioni legislative nei prossimi anni" affinché i mezzi d’informazione mantengano dei "punti fermi", poiché "il livello di un Paese si misura dalla qualità dei suoi media". Guardando a internet, invece, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e l’amministratore delegato di Mondadori Maurizio Costa hanno chiesto interventi per "proteggere il copyright". Mentre il presidente della Federazione degli editori (Fieg), Carlo Malinconico, ha sottolineato il ruolo della carta stampata, che "consente riflessione e maggiore approfondimento", ricordando che "se lavoriamo bene la prospettiva non è quella di una morte annunciata".