ECUMENISMO

Anglicani, Serbia

Anglicani: card. Kasper, "il dialogo continua"La visita dell’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, primate della Comunione anglicana, in Vaticano, dal 19 al 22 novembre dimostra che "non c’è stata alcuna rottura e rilancia il desiderio comune di parlarsi in un momento storico importante". Parola del card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, che in una conversazione con l’Osservatore romano, per la prima volta parla dei risvolti "ecumenici" della Costituzione Apostolica "Anglicanorum coetibus". "Abbiamo l’occasione – aggiunge il porporato – di aprire una nuova fase del dialogo ecumenico che continua a essere una priorità della Chiesa cattolica e del pontificato di Benedetto XVI”. Il cardinale racconta di aver ricevuto in piena notte una telefonata dall’arcivescovo Williams mentre era a Cipro per i lavori della commissione teologica mista con gli ortodossi: “Abbiamo parlato del significato della nuova Costituzione apostolica, e l’ho rassicurato sulla continuazione dei nostri dialoghi diretti". Poi il cardinale spiega la genesi e il significato della nuova Costituzione e dice: "Stiamo ai fatti. Un gruppo di anglicani ha chiesto liberamente e legittimamente di entrare nella Chiesa cattolica. Non si tratta di una nostra iniziativa. Si sono rivolti prima al nostro Consiglio, e come presidente ho risposto che la competenza è della Congregazione per la Dottrina della fede”. Il porporato tiene a spazzare il campo da equivoci “perché – sottolinea – in questi giorni ho letto tante ricostruzioni giornalistiche inverosimili”: il Pontificio Consiglio “è sempre stato informato dalla Congregazione per la Dottrina della fede e non è vero che sia stato tenuto da parte. Non abbiamo partecipato direttamente alle conversazioni ma siamo stati messi al corrente, com’è giusto. Il testo della Costituzione è stato preparato dalla Congregazione per la Dottrina della fede. Noi abbiamo visto la bozza e presentato le nostre proposte”. "Non possiamo certo opporci – dice il cardinale – se un anglicano o un gruppo di anglicani vogliono entrare nella piena e visibile comunione con la Chiesa cattolica". E "Pensare come qualche commentatore che il Papa con questa decisione voglia solo “allargare il suo impero” è ridicolo”. Alla domanda, che cosa accadrà adesso, il card. Kasper lancia un "invito al realismo" ed aggiunge: "si deve vedere caso per caso", "sapere concretamente chi e quanti sono gli anglicani decisi a cogliere questa opportunità. Poi vedremo tempi e luoghi". Altro "risvolto ecumenico" della questione è il rapporto con il mondo ortodosso, interessato a capire la natura dell’ordinariato personale. "”A Cipro per evitare malintesi – racconta Kasper – ho subito detto ai nostri partner ortodossi che non si tratta di proselitismo o di un nuovo uniatismo". A questo delicato proposito, il cardinale tiene a precisare che "resta valido il documento di Balamand del 1993", secondo cui l’uniatismo è "un fenomeno del passato avvenuto in circostanze non ripetibili. Non è un metodo per il presente e il futuro”. Riguardo invece all’ordinariato personale per gli anglicani, ha precisato che "non si tratta di una Chiesa sui iuris e non ci sarà dunque il capo di una Chiesa ma un ordinario con potestà vicaria”.Serbia: lutto per la morte del Patriarca PavleTre giorni di lutto nazionale per la morte dell’amato Patriarca della Chiesa ortodossa di Serbia, Pavle, avvenuta il 15 novembre, all’età di 95 anni, all’ospedale militare di Belgrado dopo una lunga malattia. La sua biografia rivela la figura di un uomo di grande coraggio e forza. Fu eletto Patriarca il 1º dicembre 1990 dal sinodo dei vescovi della Chiesa ortodossa serba in un periodo cruciale della disgregazione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia: Pavle, pur facendo restare la Chiesa serba lontana dalle lotte politiche, rivolse diversi messaggi al popolo e alle autorità affinché i conflitti si risolvessero in modo pacifico, perché il processo democratico fosse riconosciuto e perché si creasse in Serbia uno stato democratico. Terminate le guerre tra il governo centrale di Belgrado e le repubbliche separatiste di Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina e Macedonia resesi via via indipendenti, la Repubblica Federale di Jugoslavia fu investita dal conflitto etnico nel Kosovo. Pavle che già da vescovo aveva denunciato la precaria situazione delle popolazioni cristiane in Kosovo decise di impegnarsi in prima persona per salvaguardare gli ultimi serbi rimasti a vivere nella provincia separatista. Nel 1999 spostò il patriarcato di Serbia da Belgrado in cui era stato trasferito negli anni ’30 del XX secolo all’antica sede Peć per essere vicino ai pochi fedeli ortodossi rimasti a sopravvivere, dopo gli ultimi esodi, in una regione a stragrande maggioranza etnica albanese. Il 24 settembre 2000, nella Repubblica Federale di Jugoslavia si tennero le elezioni presidenziali. Il capo di stato uscente Slobodan Milosevic non volle riconoscere la vittoria del suo avversario Vojislav Kostunica: il patriarca Pavle prese posizione riconoscendo a nome della Chiesa ortodossa Kostunica come presidente eletto. Anche a seguito di questo pronunciamento, Milosevic decise di cedere il potere. Nel telegramma di condoglianze alla Chiesa serba, il card. Kasper ha parlato di "esempio luminoso di vita" auspicando poi auspica che il dialogo della Chiesa cattolica con il Patriarcato di Serbia, "sviluppatosi e rafforzatosi sotto la guida benevola del Patriarca Pavle", possa "continuare e approfondirsi anche in futuro".