COMECE
La prolusione del presidente alla plenaria d’autunno (18-20 novembre)
Oggi che “il dialogo di fatto” tra le istituzioni europee e le Chiese è formalmente inscritto nel Trattato di Lisbona (che entrerà in vigore il prossimo 1° dicembre, ndr), “occorre sapere in che modo e con quali obiettivi dobbiamo condurre tale dialogo”. Lo ha detto il 18 novembre a Bruxelles mons. Adrianus van Luyn, vescovo di Rotterdam e presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), nel discorso di apertura dell’assemblea plenaria d’autunno che si chiude oggi.L’art. 17 del Trattato di Lisbona. Ricordando l’impegno della Comece per il passaggio dalla “clausola difensiva” su tale dialogo, allegata al Trattato di Amsterdam, alla “formulazione positiva” del terzo paragrafo dell’art.17 del Trattato di Lisbona, mons. van Luyn sottolinea l’importanza di definire “su quali argomenti vogliamo entrare in dialogo con l’Ue”. L’obiettivo della Comece, precisa, “non è salvaguardare i nostri privilegi nell’area politica europea”, bensì “tentare di fare fruttificare nel processo politico” il Vangelo. Ciò richiede “apertura” e disponibilità ad un “dibattito competente e globale” sulle “questioni politiche attuali e pressanti”. Tre, in particolare le “importanti sfide per l’immediato futuro”: il summit di Copenhagen, il rinegoziato del Trattato di non proliferazione, l’impegno per un’economia sociale di mercato sostenibile.La Conferenza Onu sul clima. Dopo l’incontro dell’Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation) della scorsa settimana, “è chiaro – osserva mons. van Luyn – che a Copenhagen non vi sarà alcun consenso sul protocollo successivo a Kyoto, ma dovrebbe essere possibile un accordo politico su precisi obiettivi”. Richiamando l’obiettivo unilaterale Ue di riduzione di emissioni del 20% entro il 2020, il presidente Comece auspica il necessario impegno di Usa, Giappone e Cina, e richiama l’accordo di massima raggiunto dal Consiglio europeo in vista della Conferenza di Copenhagen, in particolare la richiesta “che un futuro accordo sul clima sia accompagnato da un accordo globale di finanziamento”. “Il sostegno finanziario ai Paesi in via di sviluppo per superare un cambiamento climatico causato in gran parte dai Paesi industrializzati – sostiene – non è un’elemosina ma un imperativo di giustizia. Dal riconoscimento di questa semplice verità dipenderà il successo dell’accordo di Copenhagen”. Il presule ha quindi ripercorso l’impegno in materia a vari livelli, sviluppato nell’ultimo anno dal segretariato Comece nell’ambito del dialogo con le istituzioni Ue.Il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari. In vista del rinegoziato di questo Trattato (maggio 2010), il presidente Comece sottolinea come “una convergenza” tra “l’opzione zero americana” dello scorso aprile e “la decisione del governo tedesco” di rimuovere le armi nucleari tattiche dal proprio territorio “potrebbe accrescere la prospettiva di un mondo senza armi nucleari”. Rammentando l’impegno della Santa Sede per il successo dei negoziati, e l’importanza che anche Belgio, Italia e Paesi Bassi seguano l’esempio della Germania, mons. van Luyn osserva: “Si pone la questione se anche le Chiese in Europa, e nello specifico la Comece, non dovrebbero attivarsi per sostenere l’Ue in questa iniziativa”. Al riguardo è attesa per oggi una proposta elaborata da Paul Lansu, consigliere di Pax Christi International. Con riferimento alla crisi economica in corso, il presidente Comece sottolinea che la sua “causa più profonda è l’immagine distorta dell’umano”, il concetto di un “homo oeconomicus esclusivamente intento alla massimizzazione del profitto e all’affermazione dei diritti individuali” che “negli ultimi decenni ha spesso guidato la politica europea”. Di qui l’apprezzamento per “le importanti iniziative che stanno rimettendo in discussione gli strumenti di valutazione dell’efficacia economica e del progresso sociale”.Economia sociale di mercato sostenibile. Mons. van Luyn richiama anche la “Caritas in veritate”, i concetti cristiani di uomo e di società fondati sulla “protezione della vita umana dal concepimento alla morte naturale”, sulla “distinzione tra uomo e donna”, sulla sana alternanza tra lavoro e tempo libero e dunque tra giorni lavorativi e festivi, tra cui le domeniche. “Con l’adozione del Trattato di Lisbona – spiega il presidente Comece -, l’Ue si è impegnata a creare in Europa un’economia sociale di mercato sostenibile. Nei prossimi mesi le istituzioni Ue definiranno una nuova strategia decennale per lo sviluppo economico e sociale volta a sostituire la Strategia di Lisbona”. Nell’attesa che venga assunta al riguardo una decisone al Consiglio europeo di Madrid (marzo 2010), “è stato proposto – afferma van Luyn – che il segretariato Comece organizzi con rappresentanti del Parlamento e della Commissione un dialogo sull’immagine di uomo e società sulla quale dovrebbe fondarsi questa nuova strategia”. “Sarebbe auspicabile – conclude – che in vista del summit di Madrid le Conferenze episcopali tentassero di avviare analoghi contatti negli Stati membri”.