GIOVANNI FALLANI

Il sorriso e la parola ” “

A 10 anni dalla morte: un premio in memoria di un maestro

“Quando si parla di culture, di ideologie, di schieramenti o di qualunque maschera sociale non bisogna mai dimenticare che dietro ci sono uomini veri. E non si può scrivere nulla sull’umanità dell’uomo senza un briciolo di pietà, di tenerezza. Non si può parlare di uomini come se fossero numeri o cose”. Questi pensieri di Giovanni Fallani, tratti dal suo “Piccolo dizionario per la comunicazione”, offrono la migliore chiave di lettura del suo pensiero e della sua professionalità. Direttore dell’ufficio stampa dell’Azione Cattolica, Fallani fu tra i promotori dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) e, nel 1966, fra i fondatori della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), di cui è stato segretario generale per oltre 30 anni, ha diretto il Sir dal gennaio 1989 all’aprile 1997. L’uomo e il giornalista, scomparso dieci anni fa (21 novembre 1999), è stato ricordato al convegno nazionale della Fisc (San Miniato, 12-14 novembre), durante il quale è stato consegnato il premio giornalistico, a lui intitolato, ai vincitori della IV edizione: Barbara Baronio (“Corriere Cesenate”, settimanale della diocesi di Cesena-Sarsina), Maria Pia Fizzano (“Presenza”, quindicinale della diocesi di Ancona) e “Vola” (quindicinale dell’arcidiocesi di L’Aquila).

L’impegno e la passione. “Giovanni Fallani – ha ricordato mons. Vincenzo Rini, presidente del Sir, spiegando il significato del premio ai partecipanti al convegno Fisc – ha dedicato la parte migliore e più amata del suo impegno professionale, umano e cristiano alla stampa cattolica”. In “sua memoria”, ha aggiunto mons. Rini, il Sir e la Fisc “hanno istituito questo premio, con un’attenzione: si deve premiare un’informazione che sappia «costruire ponti di comunicazione e comprensione tra l’esperienza ecclesiale e l’opinione pubblica», secondo le parole di Benedetto XVI”. Mons. Rini ha voluto sottolineare – “anche per i direttori dei settimanali diocesani che non hanno avuto modo di conoscere questa splendida persona” – il “dovere della gratitudine verso Fallani, al cui impegno e alla cui passione – insieme a tanti altri testimoni – dobbiamo ancora oggi la grande realtà della Fisc e del Sir”.

Bellezza e verità. Alla cerimonia di premiazione ha partecipato anche la figlia del primo direttore del Sir, Letizia Fallani, la quale ha rievocato il padre con un “affresco” biografico pieno di riferimenti familiari. “Quando penso a mio padre – ha detto – mi vengono in mente due parole: bellezza e verità. Penso che tutta la sua vita sia stata in fondo guidata dalla passione per la verità. L’ha cercata nelle persone, nei fatti, nelle parole e nella bellezza: nella bellezza della natura, delle donne, dei bambini e nell’arte”. La figlia ha parlato anche del desiderio del padre di “conoscere l’uomo, la sua umanità, le sue debolezze e le sue grandezze… Voleva conoscere l’Uomo perché, diceva: «Sta dove meno te lo aspetti». Lo puoi trovare in un gesto qualsiasi, nel brillare di un sorriso, nello sguardo ironico di un mendicante”. Letizia Fallani si è infine soffermata sul lavoro del padre: diceva che “il giornalismo è vero quando sa vedere, nell’attualità, le cose nuove e antiche della nostra condizione umana. Come comunicarle? Con uno scritto bello: leggero, chiaro, essenziale, ricco di contenuti e naturalmente vivace, per attirare l’attenzione del pubblico”.

Le decisioni della giuria. Una testimonianza, quella di Fallani, che ha suggerito le “tre attenzioni” con cui sono stati esaminati i testi presentati alla IV edizione del premio. La prima: “Offrire tutti gli elementi utili al lettore per comprendere e giudicare un fatto religioso (che non è solo un fatto ecclesiale) nelle sue radici e nel suo significato autentico”. La seconda: “Sperimentare un linguaggio in grado di far comprendere al lettore i «sì» della fede cristiana e, quindi, della Chiesa”. E, infine, “scegliere fatti che raccontino un’esperienza sul territorio, evidenziando la capacità di ascolto, di condivisione e di annuncio della comunità cristiana locale nelle sue diverse espressioni”. Da qui la decisione della giuria di premiare il lavoro di Barbara Baronio perché – questa la motivazione – “è un’intervista con un anziano sacerdote che sa rendere molto bene lo spirito gioioso del suo servire Dio e i fratelli. Un volto luminoso nella storia del territorio, un racconto giornalistico che con semplicità e bellezza richiama l’Anno sacerdotale voluto da Benedetto XVI”. L’articolo di Maria Pia Fizzano, invece, è stato premiato perché “affronta l’attuale crisi ponendo l’uomo al centro del processo economico. Un richiamo giornalistico alla dottrina sociale della Chiesa e all’urgenza della sua traduzione in scelte economiche di giustizia e di solidarietà con prioritaria attenzione ai più poveri”. Per questa edizione è stato anche assegnato un riconoscimento straordinario a “Vola” (L’Aquila). “Il quindicinale – secondo la giuria – è una voce di speranza in un territorio lacerato dal terremoto del 6 aprile. È presenza giornalistica, soprattutto di giovani, che nel tempo della ricostruzione condivide con la gente l’impegno a volare in alto con il pensiero e con la vita”.