PUGLIA

Sicurezza anche per loro

Immigrati: un ddl su accoglienza, integrazione e convivenza

Il 24 novembre il Consiglio regionale esaminerà il disegno di legge (ddl) sulla accoglienza, integrazione e convivenza civile degli immigrati. Previste, tra l’altro, le istituzioni della Consulta regionale per l’integrazione – con rappresentanti degli immigrati designati dalle associazioni iscritte in un apposito registro – l’Osservatorio sull’immigrazione e il diritto d’asilo, che redigerà un rapporto periodico, il Piano triennale per l’immigrazione, l’accesso e la fruizione dei servizi sanitari, l’accesso alle cure essenziali e continuative per chi non è in regola con le norme su ingresso e soggiorno. La Regione promuove l’integrazione culturale e politiche abitative e di inclusione sociale, garantisce l’istruzione, favorisce l’inserimento lavorativo e la formazione professionale, concorre alla tutela del diritto d’asilo, adotta misure per le vittime di tratta, violenza e schiavitù e contro la discriminazione, indice ogni 3 anni la conferenza regionale sull’immigrazione. Le persone immigrate in Puglia sono in aumento (circa 74mila nel 2008), soprattutto tra le donne.Scuola, nodo essenziale. “L’impostazione che è stata data al disegno di legge mi sembra buona perché non mette l’immigrazione in relazione con la sicurezza” e quindi “non affronta il tema come un problema, ma come un fenomeno con cui confrontarsi”, dice don Maurizio Tarantino, delegato regionale della Caritas. Il ddl coglie “tutti i problemi degli immigrati: casa, lavoro, diritto alla salute e allo studio”. Tarantino trova “molto buoni sia la previsione dell’Osservatorio che il Tavolo di concertazione tra i diversi attori sociali”. “È positivo – prosegue – che si faccia riferimento al tema della sicurezza per gli immigrati, come nel caso della tratta”, fenomeno al quale la Regione “presta già attenzione” e che un articolo a parte sia “dedicato ai richiedenti asilo e ai rifugiati”, in modo che emerga la “differenza di status giuridico”. Dall’ultimo dossier Caritas “emerge che la scuola è il nodo essenziale per l’integrazione; favorire questo ambito, così come previsto nell’articolo 11 con l’obbligo scolastico, la programmazione territoriale, gli incentivi alle scuole, la mediazione linguistica e la partecipazione dei genitori dei minori stranieri alla vita scolastica, è una cosa importante”, dice. L’altro dato del dossier è che “la Puglia non è più solo luogo di transito” perciò “per la famiglia e le donne immigrate” la possibilità offerta dal testo “di accedere ai servizi sanitari, ai consultori familiari, alla prima casa e alle locazioni ad uso abitativo sono elementi importanti”. Preoccupano le “deboli” dotazioni finanziarie “rispetto ai problemi che si vogliono risolvere”. “Si vedrà, dato che siamo a fine legislatura, se ci sarà il tempo per l’attuazione della legge”, che “mi pare possa essere condivisa” dalle forze politiche, conclude.Giusta direzione. Il ddl “va nella direzione giusta perché mette le cose in chiaro rispetto al tema della immigrazione”, dice Antonio Russo, responsabile nazionale Area immigrazione e presidente per la provincia di Foggia delle Acli, e “si fa carico di un dato di fatto: sempre più immigrati scelgono la Puglia per lavorare e vivere, con prevalenza di donne”. “Sul tema della inclusione sociale la proposta va bene”, prosegue. Vengono “aperte alcune prospettive su accoglienza, forme di tutela, processi di democrazia partecipata per coinvolgere le associazioni di immigrati e opportunità offerte per i servizi socio sanitari e socio assistenziali”. Il ddl presenta “attenzioni ai temi della discriminazione razziale, sul quale non bisogna abbassare la guardia”, e della tutela legale, “che è stato un problema serio per la Puglia, come ha dimostrato il caporalato”. Quest’ultimo richiede “un’attenzione molto forte delle istituzioni e un nuovo atteggiamento culturale della popolazione”. “La presenza di un Osservatorio sarà importante”, continua, “anche se è opportuno capire come funzionerà”. Russo spera che la prevista Consulta per l’integrazione “svolga una funzione importante, perché l’impressione è che della integrazione parlino italiani e siano coinvolti poco gli stranieri”. È da “sottolineare la grande opportunità con riferimento a Comuni e Province: se ci sarà una strategia comune rispetto a questo tema è possibile che i Piani di zona siano orientati alla inclusione degli immigrati”, prosegue. Il giudizio sulla formazione professionale è “favorevole”, ma occorre “realmente mettere gli immigrati in condizione di imparare lingua”.”Sul diritto di voto per le amministrative c’è una insufficienza” perché “poteva almeno essere incoraggiato”. Se “ci fossero stati spazio e tempo per fornire indicazioni, avremmo indicato qualcosa in più”, dice Russo poiché “volontariato, sindacati e associazionismo, per loro capacità, possono contribuire ad avere visione più chiara delle questioni sulle politiche migratorie”. “Vedremo la reale applicazione del disegno di legge”, conclude Russo, il quale spera che “esca una legge condivisa da tutte le forze politiche”. a cura di Antonio Rubino(20 novembre 2009)