CAMPANIA
Un progetto culturale con 160 spettacoli in 22 comuni
Da novembre a maggio, 160 spettacoli in 22 comuni campani per dire basta alla camorra. È iniziata in questo mese la terza edizione di Teatri della legalità, progetto della Regione Campania attraverso il quale si uniscono e mobilitano decine di migliaia di studenti insieme a centinaia di operatori della scuola, dello spettacolo, della cultura e del sociale, nell’azione di delegittimazione culturale di ogni attività legata ai clan malavitosi. “L’illegalità vive, cresce e si moltiplica nel silenzio e nella conseguente disinformazione, nella confusione tra ciò che è lecito e ciò che lo è divenuto per consuetudine, nella rassegnazione derivante dalla vergognosa impunità che molto di frequente accompagna le azioni criminose. Il teatro è uno degli strumenti che abbiamo scelto per avviare tra le giovani generazioni nuovi percorsi formativi e culturali, realizzando con essi e per essi un’attiva azione di contrasto alla criminalità organizzata”, afferma Corrado Gabriele, assessore regionale al lavoro, istruzione e formazione. A servizio del territorio. Per questa nuova edizione – spiegano Mario Gelardi e Luigi Marsano, rispettivamente direttore artistico e coordinatore organizzativo di Teatri della legalità – puntiamo, innanzitutto, ad aprire il progetto dagli alunni alle famiglie, con spettacoli fuori dall’orario scolastico, in modo che i ragazzi possano venire a teatro con i propri genitori; ma anche a individuare delle Case dei Teatri della legalità, almeno una in ogni provincia, in cui un gruppo di artisti possa operare per creare le proprie produzioni, e rapportarsi alla comunità con proposte culturali a tutto raggio: spettacoli, laboratori, mostre, incontri culturali, in una sorta di residenza creativa temporanea a servizio del territorio, della scuola e dei cittadini”. Tanti i Comuni coinvolti nella rete teatrale e culturale della legalità: tra gli altri, Napoli, Marano, Castellammare di Stabia, Ercolano, Afragola, Santa Maria Capua Vetere, Mondragone, Casal di Principe, Castelvolturno, Salerno, Benevento, Avellino. Tra i temi che saranno affrontati nel corso dell’iniziativa, “primo fra tutti – chiariscono Gelardi e Marsano – è la lotta alla camorra e alla criminalità organizzata, come testimonianza di giustizia. E poi, il bullismo, i conflitti e lo sfruttamento dei bambini soldato, l’immigrazione e i clandestini, lavoro minorile e morti bianche, le regole della democrazia e la cittadinanza attiva, l’ambiente e il suo rispetto, il razzismo”.Il teatro fatto a scuola. Oltre agli spettacoli teatrali di autori noti, la rassegna prevede una novità. “Sono 18 gli scrittori napoletani – dicono Gelardi e Marsano – a cui abbiamo chiesto di raccontare il presente, un progetto inedito appositamente studiato per noi, un manifesto della vitalissima scena letteraria napoletana”. Teatri della legalità vuole essere uno spunto di riflessione per i ragazzi e gli insegnanti, un modo per stimolare dibattiti e domande, ma anche una possibilità di avvicinare i ragazzi al teatro. Così è prevista pure la rassegna di spettacoli realizzati dalle scuole della Regione Campania sui temi della legalità. “La rassegna sul Teatro della legalità fatto a scuola – raccontano Gelardi e Marsano – ha l’obiettivo di rendere protagonisti i giovani nella costruzione di un consapevole impegno civile attraverso il teatro”.Indignazione e pietà. “Il linguaggio del teatro – commenta don Tonino Palmese, referente di Libera per la Campania – permette ai ragazzi di conoscere storie note e meno note e provare sentimenti di fronte ad esse. Uno dei sentimenti è quello dell’indignazione nei confronti delle ingiustizie, l’altro è quello della cosiddetta pietà, che potrebbe trasformarsi in atteggiamenti non solo solidali ma anche di presa di distanza dalla violenza delle mafie. Quindi, ben vengano iniziative come quella della Regione perché sono le più vicine ai linguaggi che i ragazzi possono comprendere. Di fronte alle immagini delle vittime proposte con adeguata preparazione quasi mai un ragazzo si entusiasma per il carnefice. Nel momento meditativo del cinema, del teatro, dello spettacolo si abbandona il qualunquismo del carnefice e si approfondisce e si sceglie il punto di vista della vittima”. Non è altrettanto favorevole don Palmese alla diffusione di immagini senza mediazione, come quelle del video choc dell’omicidio di camorra di Mariano Bacioterracino al rione Sanità di Napoli. “Un video buttato così, senza alcuna mediazione psicologica e culturale – sostiene il sacerdote – può essere rischioso rispetto a quei ragazzi che enfatizzano la violenza; anzi, può addirittura diventare un’icona da imitare. Il teatro e il cinema fatto per i ragazzi invece sono una forma di mediazione culturale e di accompagnamento e il ragazzo inevitabilmente assume un atteggiamento di distanza e insofferenza per il carnefice e di vicinanza per la vittima”. C’è un esempio in Italia, tra i tanti, che va recuperato: “Peppino Impastato senza il film I cento passi – osserva don Palmese – sarebbe stato un illustre sconosciuto morto di mafia, invece grazie al cinema è un modello da guardare con rispetto e ammirazione, perché il film ha raccontato la sua scelta di vita autentica di passare dal sistema mafioso ad essere una bandiera dell’antimafia”.a cura di Gigliola Alfaro(20 novembre 2009)