MINORI IMMIGRATI
Oltre 800 mila: il 27 novembre il messaggio del Papa
“I migranti e i rifugiati minorenni” è il tema scelto da Benedetto XVI per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebrerà il prossimo 17 gennaio. Il messaggio del Papa per la Giornata verrà presentato venerdì 27 novembre, nel corso di una conferenza stampa, da mons. Antonio Maria Vegliò, mons. Agostino Marchetto e mons. Novatus Rugambwa, rispettivamente presidente, segretario e sottosegretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti. In’Italia la Fondazione Migrantes, accanto al titolo indicato dal Papa, aggiungerà “Il minore migrante e rifugiato: una speranza per il futuro”. La Regione che ospiterà la manifestazione nazionale sarà la Campania.
Una grande risorsa. “Il minore – ricorda mons. Bruno Schettino, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Cei per le migrazioni – è una persona” e in quanto tale ha dei diritti ed è “carica di dignità”. “La sua tenera età – precisa mons. Schettino – implica maggiore valore e considerazione per i risvolti che interagiscono tra famiglia, educazione, ruolo dei genitori, progetto culturale, crescita umana e sociale, ambiente di provenienza, luogo d’accoglienza”. “Non c’è dubbio che il minorenne straniero è una grande risorsa umana e costituisce una speranza per il futuro della società e della Chiesa”, afferma mons. Piergiorgio Saviola, direttore generale della Fondazione Migrantes, in una nota per la prossima Giornata. Nel nostro Paese i minori stranieri sono oltre 800 mila, molti dei quali nati in Italia da genitori stranieri. Ma “non vanno dimenticati – aggiunge mons. Saviola – gli adolescenti che si sono avventurati da soli nell’emigrare ed altri che hanno a che fare con la giustizia”.
Le difficoltà di tutti i giovani. “Come tutti i loro coetanei – sottolinea il direttore della Migrantes – i minori stranieri vivono quei momenti difficili che siamo soliti chiamare crisi adolescenziale, crisi dello sviluppo, rapporto teso con l’ambiente e con la famiglia; essi però nell’affrontare queste crisi «normali» possono contare meno degli italiani sul sostegno di figure e agenzie educative, comprese quelle familiari”. Oltre a queste difficoltà, ne devono affrontare altre come “la scarsa socializzazione”, a cui si aggiungono le difficoltà “delle loro famiglie, le scarse opportunità per attività culturali, ludiche e sportive, la debole efficacia nel nuovo contesto del ruolo educativo della famiglia tanto più se monoparentale, l’insuccesso o il ritardo scolastico, la precoce immissione nel lavoro anche sommerso, il clima sfavorevole o addirittura ostile agli immigrati percepito nell’ambiente”. Mons. Saviola cita anche i “notevoli vantaggi derivanti dalla presenza dei minori”, che sono “il segno più chiaro e la spinta più forte per la stabilità del progetto migratorio e il progressivo inserimento della famiglia nella nostra società; spesso fungono da mediatori linguistici e culturali e concorrono a stemperare animosità e pregiudizi”.
Fenomeno inarrestabile. Mons. Schettino cita il diritto alla formazione scolastica, alla salute, alla domanda religiosa e alla cittadinanza. Un tema, quest’ultimo, al centro del dibattito degli ultimi tempi. In Italia, in forza del principio dello ius sanguinis, occorre attendere la maggiore età per dichiarare la propria volontà di acquisire la cittadinanza italiana. Quest’attesa, spiega, “spinge molti giovani, figli di genitori stranieri, a vivere una sofferta ambivalenza. Da una parte si sentono italiani a tutti gli effetti a motivo degli studi intrapresi e per il processo d’inculturazione; ma nello stesso momento sono cittadini stranieri”. Il contesto sociale è “profondamente cambiato” per cui, prosegue mons. Schettino, occorre pensare “di adottare anche il principio dello ius soli, che riconosca il dato di fatto che il contesto migratorio ha cambiato l’assetto demografico. Ai vecchi flussi in uscita dall’Italia si sono sostituiti i nuovi flussi di immigrati. Questo principio può essere applicato mettendo anche alcune condizioni, quali la conoscenza della lingua e delle tradizioni culturali italiane, la conoscenza dei principi costituzionali”.
Attualmente i minori stranieri in Italia sono 862.453 e rappresentano il 22,2% della popolazione migrante regolarmente presente. La maggioranza vive in Lombardia (25%), Veneto (13%), Emilia Romagna (11%) e Piemonte (9%), regioni nelle quali si concentra complessivamente il 58% dei minori presenti sulla Penisola.