INFORMAZIONE
Giornali del territorio e pensiero della gente
Il territorio nella sua capacità e originalità di pensiero è stato e rimane il grande assente nel dibattito sull’informazione nel nostro Paese.
Una realtà di cui molti osservatori, al contrario, hanno messo in evidenza le risorse e l’intelligenza nel far fronte alla crisi economica, é stata posta nel cono d’ombra.
Rischia di rimanerci per una rimozione e una dimenticanza che dicono la fatica a uscire dall’autoreferenzialità in cui vivono alcuni nel valutare i cambiamenti culturali e sociali di oggi.
Se anni addietro si indicava come maestra la strada del “pensare globalmente per agire localmente”, oggi la strada é quella del “pensare localmente per agire globalmente”.
Il territorio si rivela determinante sia nell’affrontare con realismo e saggezza una crisi economica, sia nell’incidere su orizzonti nazionali e internazionali.
Il territorio, nel messaggio della Settimana Sociale di Francia tenutasi nei giorni scorsi a Parigi sul tema delle nuove solidarietà necessarie per costruire una nuova società, va concepito oggi come “uno snodo imprescindibile di un sistema di relazioni organizzate in rete, uno snodo così importante da diventare attore di mondializzazione, fondamento di una nuova governance, luogo essenziale del passaggio a uno sviluppo sostenibile”.
Questo “pensare in grande” del territorio, che non si riduce a un “pensare globale”, ha nel nostro Paese radici storiche che in gran parte sono quelle dei settimanali cattolici.
Giornali, e oggi anche altri media, che hanno letto e leggono i fatti nazionali e internazionali con le lenti del territorio, giornali che avvertono la responsabilità di promuovere nella gente un pensiero e un’iniziativa capaci di rispondere in positivo e con fiducia alle difficoltà e alle sfide del tempo.
Una presenza culturale alla quale, nella prolusione alla recente assemblea Cei, ha fatto riferimento il cardinale Angelo Bagnasco, rilevando l’originalità dell’esperienza dei cattolici italiani con i loro media nazionali e locali.
Una diversità che non è affatto separatezza, un pensiero comune che non è affatto pensiero unico.
Un’esperienza unica di libertà nell’appartenenza esercitata assumendo la responsabilità di indicare a tutti, con il linguaggio dei media, le direzioni per cercare e incontrare la verità, per trovare i mattoni necessari alla costruzione della casa comune.
Giornali del territorio, non figli di un pensiero minore ma espressione del pensare alto di quella gente che ogni giorno si misura con le difficoltà senza venir meno all’impegno, alla solidarietà, alla speranza.
Di questa realtà non si dice molto, sono sotto i riflettori invece i media dalle “grandi risorse economiche” nella convinzione che siano essi gli unici a fare opinione pubblica salvo poi verificare, di fronte alle questioni più vicine al buon senso della gente, che così non è.
Nasce, allora, la domanda sull’insignificanza: è davvero il rischio che corrono i piccoli giornali del territorio nel loro essere voci di gente che riflette e lavora, cantieri culturali, luoghi di una fede pensata?
Forse l’insignificanza va cercata altrove, ad esempio sotto i riflettori.
Paolo Bustaffa