sanità – settimane sociali

L’essere umano è valore

Il tema della cura al centro di ogni valutazione economica e organizzativa

Un "tema caldo" che richiama un’attenzione integrale verso l’uomo. Questo il principio ispiratore del seminario di studio "Per una sanità di valore", che si è tenuto il 1° dicembre a Montesilvano (Pescara) per iniziativa del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani e dell’arcidiocesi di Pescara-Penne. "Abbiamo ritenuto opportuno scegliere questa tematica – spiegano mons. Arrigo Miglio (vescovo di Ivrea e presidente del Comitato) e mons. Tommaso Valentinetti (arcivescovo di Pescara-Penne) – vista la sua attualità e la sua problematicità sia a livello organizzativo ed assistenziale, sia nella gestione delle risorse". Il seminario rappresenta una tappa del cammino verso la prossima Settimana Sociale, che si terrà a Reggio Calabria nel 2010. "Un percorso – ha sottolineato il segretario del Comitato scientifico e organizzatore, Edoardo Patriarca – che intende fare un passo ulteriore sul fronte del bene comune. Dopo averlo approfondito negli anni scorsi, ora vogliamo declinarlo nell’oggi, nella storia concreta del nostro Paese, attraverso progetti e obiettivi".

La dignità intrinseca dell’uomo. "Se si parte da una visione distorta dell’essere umano e della sua dignità inalienabile non possono essere date risposte adeguate dal punto di vista etico", ha ricordato Maria Luisa Di Pietro, docente all’Università Cattolica, precisando che "discutere dell’organizzazione è un aspetto successivo rispetto alla chiarezza di qual è l’antropologia di riferimento". E proprio conducendo una "riflessione antropologica" Di Pietro si è concentrata sull’analisi del "concetto di valore, distinguendo tra ciò che «ha» valore e ciò che «è» valore". "Una buona organizzazione dell’assistenza sanitaria «ha» valore". "Ma l’aspetto centrale – ha rimarcato – dev’essere la persona umana, che «è» valore, è un soggetto da rispettare, con una sua dignità intrinseca, indipendente dalle condizioni in cui si trova".

Non costo, ma investimento. Don Andrea Manto, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale sanitaria, ha esortato a "pensare la sanità non come un costo, ma un investimento", richiamando a una "nuova progettualità", poiché "è falso affermare che non si possono coniugare i nostri principi antropologici, etici e valoriali con la sostenibilità economica". Anzi, la vera "diaconia" dei cattolici risiede nel contribuire a "progettare una sanità che attraverso il modello di presa in carico globale metta al centro la persona e la comunità". Il direttore dell’Ufficio Cei ha chiesto di "recuperare il tema della cura" andando al di là della dimensione sanitaria, con "una visione integrale dell’uomo".

La sanità in Italia. Squilibri territoriali e la crescita dei fattori di rischio, oltre che di nuove esigenze (come la cura degli anziani), rendono problematica la situazione in Italia. "Nelle Regioni meridionali emergono fattori di rischio importanti cui i servizi sanitari non riescono a dare risposta, per cui i cittadini del Sud vivono meno e peggio", ha denunciato Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di igiene dell’Università Cattolica. Mentre sugli aspetti gestionali e aziendali Carlo Favaretti, direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria "S. Maria della Misericordia" di Udine, ha invitato a puntare su "competenza, autonomia e responsabilità". I pazienti, ha aggiunto Nicola Messina, responsabile servizi sociali e sanitari della Regione Puglia, "hanno necessità di continuità e vicinanza", mentre spesso le istituzioni sanitarie "si dimenticano di loro". Ecco dunque l’importanza di un’"integrazione con il sociale" per moltiplicare la "risorsa solidarietà". Mentre sugli aspetti economici Eugenio Anessi Pessina, direttore del Centro studi su politiche, economia e management in sanità all’Università Cattolica, ha ricordato come vi siano "elementi rassicuranti nei dati di spesa sanitaria", anche se quest’ultima continua a generare "allarme perché s’inserisce all’interno di un debito pubblico devastante".

La situazione della sanità cattolica. La presenza cattolica in ambito sanitario ha radici profonde e apprezzate. Ora, ad avviso di fratel Mario Bonora, presidente dell’Aris (Associazione religiosa istituti socio-sanitari), è tempo di sostituire ai "modelli tradizionali di servizio" altri che si aprano "alle nuove esigenze: non autosufficienti, malati psichiatrici, anziani, vittime delle dipendenze". Sull’argomento è intervenuto anche Americo Cicchetti, docente all’Università Cattolica, che ha presentato dati di economia sanitaria, mentre Massimo Sargiacomo, docente all’Università di Chieti-Pescara, ha parlato del "caso Abruzzo". Infine, Salvatore Geraci, della Società italiana di medicina delle migrazioni, ha ricordato il dettato costituzionale, laddove si riafferma il diritto alla salute per tutti i cittadini. Un principio dal quale, però, vengono oggi esclusi alcuni "invisibili" come "gli anziani, i malati di mente, i senza dimora". Ma ancor più ne sono privi i "cittadini non cittadini": immigrati regolari e irregolari, richiedenti asilo, rom e sinti. Una realtà verso la quale "la Chiesa cattolica ha più volte mostrato fattivamente la sua presenza" e che le istituzioni pubbliche non possono più ignorare.