“Dio oggi”
Dal 10 al 12 dicembre, all’Auditorium della Conciliazione di Roma, si svolgerà il convegno internazionale “Dio oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto”. Il SIR ha posto alcune domande al cantautore Roberto Vecchioni, che ha, tra l’altro, partecipato il 21 novembre all’incontro nella Cappella Sistina tra Benedetto XVI e oltre 260 artisti.
“Dio oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto”, recita il titolo del convegno: è d’accordo?
“Senza dubbio. Da sempre l’uomo si interroga sull’amore, l’eternità, il trascendente, l’esistenza stessa, ma non è in grado di risolvere questioni simili. Ha bisogno che Dio gli risponda, gli dia un aiuto: l’uomo non basta a se stesso. Ecco perché è alla continua ricerca di qualcosa di superiore”.
E questa ricerca avviene anche attraverso la bellezza?
“Benedetto XVI, durante il discorso che ha tenuto di fronte a noi artisti una decina di giorni fa, ha detto che «Dio è la sorgente prima della bellezza» e ha ripreso le parole di Paolo VI, che ci aveva definiti «custodi della bellezza nel mondo». «Il nostro ministero ha bisogno di voi», ha concluso: insomma, ci ha affidato un ruolo impegnativo, al quale non ci sottrarremo. E un compito rilevante: essere il mezzo tramite cui restituire entusiasmo e fiducia, in un momento in cui la speranza si affievolisce e cede il posto alla rassegnazione”.
Crede che l’arte riesca ancora a essere di conforto?
“Sempre, perché ogni opera contiene un germe di speranza, anche quella più triste, disperata contiene un germe di speranza: in Kafka la speranza rappresenta il metodo per cercare la verità. La cultura, inoltre, e penso in particolar modo alla musica, è un aggregante potente e già questa peculiarità consente alle persone di riconoscersi parte di un gruppo, di non sentirsi sole. Poi le canzoni, così come i libri, i quadri, rappresentano un veicolo straordinario per lanciare un messaggio, poiché catturano l’interesse attraverso le emozioni e le emozioni stimolano il pensiero”.
La riflessione, però, non porta necessariamente a una visione positiva, all’ottimismo…
“L’arte, infatti, non elimina i problemi. Al contrario, li genera. Ho ascoltato il Papa esprimere un concetto meraviglioso nella Cappella Sistina: la scienza risolve, dà comodità, mentre l’arte conduce l’uomo in uno stato confusionale, è dinamica. Dovrebbe dare pace, invece innesta il dubbio, può persino indurre alla sofferenza, ma tende sempre a qualcosa di più alto, anche quando chi crea l’opera non crede. Orazio era ateo, eppure nelle Odi scriveva: non omnis moriar”.
Ovvero “non morirò interamente”…
“Il poeta sapeva di aver creato qualcosa che lo avrebbe reso immortale. Sentiamo profondamente che non finisce tutto qui. Io, però, sono profondamente laico e, pur credente, non mi aggrappo a ciò che verrà dopo: dobbiamo rimboccarci le maniche adesso”.
Ha espresso la sua fede come non mai nel suo ultimo album “In Cantus”…
“Il titolo significa sia «incanto» sia «attraverso i canti», perché è il tentativo di raccontare l’uomo, le sue domande e i suoi slanci come le sue piccolezze. Era arrivato il momento di una piccola Spoon River dei vivi, per comprendere chi siamo, quale senso abbiamo e, per la prima volta, ho rivolto il pensiero ai fratelli, espressione cristiana che tanto apprezzo, e non verso me stesso, percorso che avevo intrapreso con il romanzo Scacco a Dio (pubblicato a giugno da Einaudi, ndr)”.
Il testo termina con un’invocazione: “Cancella anche me, cambiami, conducimi, ri-traducimi, parla Tu per sempre, Signore”.
“La ricerca delle mie canzoni da inserire in questo lavoro è partita proprio dalla lettura di questi versi e i brani sono legati dal fil rouge che attraversa anche le parole di Gassman: quelle questioni che ogni uomo si pone e per le quali invoca il soccorso divino, di cui parlavo all’inizio. La risposta che appare come una luce nel buio”.
E lei scorge questa luce?
“Sì, la luce non è nient’altro che la fede: permette di vedere tutto più chiaramente, come una lampadina accesa in una stanza. Non ti rendi conto di averla, la fede; te ne accorgi all’improvviso perché ti suggerisce un sacco di risposte nuove. Ad esempio, comprendi che l’affetto non è fatto solo di baci e carezze, ma di pazienza e comprensione, e impari che tutto si può aggiustare. Al tempo stesso, però, la fede sviluppa il senso critico e l’attenzione, perché insegna che nulla è risoluto, definitivo: tutto può ancora accadere”.
(02 dicembre 2009)