FRANCIA
Giovani e adulti: l’esperienza di Secours Catholique
Un’alleanza tra le generazioni per fare fronte alla crisi attuale che non è economica ma di sistema, che coinvolge, cioè, non solo la finanza e l’economia, ma anche i valori, le idee, la cultura che sono alla base della visione, anche futura, del mondo. È quanto sembra invocare François Soulage, presidente nazionale di Secours Catholique, della rete mondiale delle Caritas, che dal palco della 84ª edizione delle Settimane Sociali di Francia (Parigi, 20-22 novembre) ha messo in guardia da possibili fratture e contrasti tra generazioni. Investire sui giovani, sul loro patrimonio di conoscenze tecnologiche e di saperi, senza svilire e relegare in un angolo l’esperienza dei “meno giovani”. Una sfida da giocare insieme anche nel campo delle nuove solidarietà, possibili risposte ai bisogni dell’uomo di oggi. SIR Europa lo ha incontrato a Parigi.In questo contesto di crisi economica, sociale ed ideologica, i giovani sono più vittime o potenziali protagonisti della rinascita?“Vittime e protagonisti al tempo stesso: sono vittime, le principali, di questa crisi che investe la società globale a tutti i livelli ma anche potenziali protagonisti. Penso, infatti, che la ripresa e lo sviluppo economico e sociale dipendano dalla possibilità che verrà data alle nuove generazioni, che sono in possesso di notevoli capacità e saperi, di diventare strumenti di sviluppo. Le vecchie generazioni sono molto in difficoltà davanti a questi grandi cambiamenti diversamente dai giovani sui quali bisogna investire tempo e risorse, specialmente nelle civiltà occidentali. Nei Paesi emergenti i giovani occupano già posti di rilievo e penso all’Asia, all’Africa ed anche all’America Latina”. Intende dire che le civiltà occidentali sono poco propense ad investire concretamente sui loro giovani?“Non mi pare che oggi in Occidente i giovani siano messi in grado di essere il motore del nuovo sviluppo sociale. Le giovani generazioni hanno bisogno di spazio e tempo per crescere e non sempre vengono loro concessi. C’è bisogno di ringiovanimento, anche nella Chiesa. I giovani non sono a servizio dei più vecchi. È urgente offrire loro maggiori opportunità per emergere e per assumere responsabilità”.Quali sono i campi, gli spazi, nei quali i giovani possono offrire il loro contributo da protagonisti e non comprimari, per uscire prima da questa crisi globale?“Innanzitutto il campo della conoscenza e del sapere. Le nuove generazioni, come accennavo prima, hanno delle capacità e delle conoscenze, soprattutto a livello tecnologico, che noi non abbiamo e dunque maggiori capacità di individuare e analizzare i problemi e proporre delle soluzioni, anche politiche. La conoscenza e il sapere sono fondamentali”.D’accordo, spazio ai giovani e alle loro capacità. Ma che ne facciamo delle vecchie generazioni? Ci può essere una sintesi che eviti una frattura generazionale tra queste due fasce della società investita dalla crisi?“La centralità ed il rispetto della persona sono la cifra, l’unità di misura di ogni cambiamento, anche epocale. In questo senso credo che tutto ruoti intorno al concetto di solidarietà, dove si può attuare una sintesi e attenuare la possibile frattura. Solidarietà è anche fare tutto il necessario perché ogni uomo sia libero e viva libero. In questa fase critica vuole dire dare risposte a problemi come il lavoro, l’abitazione, la salute, il mercato, la disponibilità di risorse finanziarie. Qui entrano in gioco la capacità e il sapere dei giovani e l’esperienza della persona anziana. C’è spazio e possibilità per tutti perché il mondo cambia. Non abbiamo bisogno di fratture ma di nuove solidarietà”. Si parla molto più che in passato di nuove solidarietà: sono la risposta giusta alla crisi attuale o forse c’è il rischio di considerarle la panacea a tutti i mali di oggi?“Si parla molto di più di nuove solidarietà perché le conoscenze sono cresciute e perché viviamo in una società della comunicazione. Oggi conosciamo molto di più le situazioni vere, i problemi. Prima ne conoscevamo di meno. Ora il mondo è più vicino grazie alla comunicazione. Le nuove solidarietà, come chiamiamo le imprese e le cooperative sociali, il commercio equo e solidale, la finanza etica e così via, parlano giovane. Esse risalgono a circa a 10, forse 15 anni fa e sono in sviluppo. Sono risposte ancora piccole ai problemi di oggi ma possono rappresentare quelle giuste per l’avvenire. In questo ambito l’Italia è molto avanti, basti pensare che ci sono 150 mila cooperative sociali, in Francia solo 3 mila. È un mondo gestito interamente dai giovani e questo è altamente positivo”. Quale contributo possono dare le Chiese a questo processo di cambiamento?“I cristiani, le associazioni ecclesiali, i movimenti, i singoli laici devono essere il braccio della Chiesa nel campo della solidarietà. Sono convinto, infatti, che l’insegnamento sociale della Chiesa sia molto ascoltato dai responsabili delle istituzioni e dal mondo politico”.