CLIMA

È tempo di agire ” “

Anche la voce delle diocesi al summit di Copenaghen (7-18 dicembre) ” “

“La terra si scalda, è tempo di cambiare” è il tema del convegno promosso nei giorni scorsi a Bologna dalla Rete interdiocesana dei nuovi stili di vita, coordinata da padre Adriano Sella e alla quale aderiscono 24 diocesi italiane, con l’obiettivo, spiega il sacerdote, di “diffondere i nuovi stili di vita nelle parrocchie come strumento di cambiamento e conversione”. Per l’occasione, la Rete ha elaborato l’appello “L’atmosfera: bene comune da custodire” che verrà inviato alla Conferenza Onu sul clima (Copenaghen, 7-18 dicembre). Ne presentiamo una sintesi.

Il “dovere gravissimo”. “Cresce la temperatura media planetaria, si alza il livello del mare, si sciolgono le calotte polari, mentre aumenta il numero e l’intensità dei fenomeni cosiddetti estremi: uragani, tempeste, fenomeni alluvionali e/o di siccità prolungata”, osservano gli autori del documento. Rapidi cambiamenti legati al riscaldamento climatico, che “non consentono facilmente agli ecosistemi di ristabilire l’equilibrio” e il cui “impatto sarà più grave per i popoli del Sud del pianeta”. Poiché le cause dipendono “almeno in parte” da “modificazioni nella composizione chimica dell’atmosfera determinate dalle crescenti emissioni di Co2 ed altri gas”, la Rete richiama il “dovere gravissimo”, ribadito da Benedetto XVI nella “Caritas in veritate”, di “consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla”.

L’urgenza di interventi efficaci. Il mutamento climatico “pone una fondamentale questione di giustizia, che interroga le nostre coscienze” ed esige “in primo luogo un’assunzione di responsabilità da parte dei Paesi più industrializzati”, che storicamente “hanno avuto un ruolo primario nelle emissioni di gas serra”, si legge nel documento. Di qui l’urgenza di “interventi mirati ed efficaci, condivisi sia su scala planetaria, che locale”. Secondo la Rete interdiocesana “la Conferenza delle parti che si terrà a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre 2009 è un appuntamento di fondamentale importanza per definire tali prospettive”; per questo “è importante fissare ambiziosi obiettivi di lungo termine per la riduzione delle emissioni di gas serra (ad esempio – 80% al 2050 per i Paesi industrializzati), ma essi hanno significato solo se associati all’indicazione di traguardi intermedi per tutti i partner coinvolti, come pure di un sistema di vincoli e di sanzioni per chi non li rispetta”. Di qui la richiesta, “in particolare, all’Unione europea – ed in primo luogo al governo italiano – di assumersi impegni forti e vincolanti per il contenimento del mutamento climatico”.

Valorizzare l’ecoefficienza. “Le aree nelle quali sono possibili e necessarie riduzioni delle emissioni di gas serra – si legge ancora nell’appello – sono numerose e coinvolgono una grande varietà di soggetti, dal mondo della produzione e dell’economia a quello della ricerca e della politica. Anche una riduzione della produzione e dell’uso di mezzi da guerra contribuisce alla riduzione delle emissioni”. “Ci sentiamo però di sottolineare in modo particolare – precisano gli autori del documento – la rilevanza di quegli stili di vita centrati sul consumo che caratterizzano ad oggi le società avanzate, contribuendo in modo significativo al riscaldamento globale. Occorre imparare a vivere un’esistenza più sobria, che accentui la qualità della vita e delle relazioni, evitando acquisti e sprechi inutili, riducendo il consumo di beni e delle relative emissioni climalteranti e limitando al massimo la produzione di rifiuti”. Occorre pure imparare, aggiungono i rappresentanti delle diocesi, “a valorizzare l’ecoefficienza, come capacità di ottenere quei beni e servizi che sono realmente necessari per una vita di qualità, senza pesare eccessivamente sull’ecosistema planetario”.

Stili di vita responsabili. “Educare ed educarci a stili di vita responsabili ed attenti al creato – ed insieme stimolare la riflessione sui nuovi modelli di convivenza sociale ed economica – è la ragion d’essere della Rete interdiocesana”, spiegano gli estensori del documento. Se il clima cambia e mette a repentaglio la vita di molti, “è tempo di cambiare, sperimentando modelli di esistenza alternativi alla logica del consumo, assumendo e condividendo la responsabilità per la terra. A tale responsabilità vogliamo invitare la comunità ecclesiale cui apparteniamo, ma anche tutti gli uomini e le donne della società civile e le istituzioni – locali, nazionali ed internazionali”. “È in gioco il futuro della terra – concludono – la sua capacità di essere casa della vita per l’umanità e per tutti i viventi: è tempo di agire. Presto e con incisività”.