SVIZZERA

Una misura sbagliata

Ancora reazioni al “no” ai minareti

Proseguono e si allargano in tutta Europa le prese di posizione contro il risultato del referendum che in Svizzera, domenica 29 novembre, ha decretato il divieto di costruzione di nuovi minareti nella Confederazione elvetica. Data la maggioranza sia degli elettori che dei Cantoni, il voto comporterà la modifica dell’articolo 72 della Costituzione, che regola i rapporti fra lo Stato e le confessioni religiose: il divieto della costruzione dei minareti verrà inserito come una misura “atta a mantenere la pace fra i membri delle diverse comunità religiose”. Intanto però migliaia di persone martedì 1 dicembre hanno manifestato nella Svizzera francofona contro il risultato del referendum. Circa 7.000 persone hanno partecipato ad una manifestazione a Ginevra e ad corteo a Losanna che ha sfilato dalla cattedrale alla moschea, con slogan “non all’esclusione” “per una Svizzera solidale”. In alcune città la gente è scesa in strada con candele accese in segno di protesta. (Precedente servizio in SIR Europa 83/2009)I protestanti svizzeri. “Amarezza dei protestanti svizzeri che ritengono l’esito della votazione popolare sul divieto di costruire minareti un vero e proprio “attacco alle libertà fondamentali”. È quanto si legge in una nota diffusa dalla Federazione delle chiese evangeliche svizzere (Fces), che nei mesi precedenti alla votazione, anche attraverso campagne di informazione, si era schierata contro l’iniziativa anti-minareti. Per il pastore Thomas Wipf, presidente della Fces, “il divieto di costruire minareti non risolve nessun problema, ma ne crea di nuovi”. “È inammissibile che delle minoranze religiose del nostro Paese debbano ora attendersi di avere un trattamento diseguale rispetto ad altre espressioni religiose”. Al contrario, prerequisito fondamentale per il dialogo e per l’integrazione sarebbe il rispetto reciproco, ha affermato Wipf, evidentemente non più garantito. Wipf ha anche ricordato come il diritto di professare liberamente la propria fede sia un diritto universale dell’essere umano. In Francia. Forte la reazione dei vescovi francesi che sulla homepage della Conferenza episcopale hanno pubblicato la dura presa di posizione dei vescovi svizzeri pronunciata dal portavoce Walter Müller. “Come credente – commenta il vescovo di Blois, mons. Maurice de Germiny – mi sento ferito dalla votazione elvetica che ha detto no alla costruzioni di nuovi minareti. Condivido la tristezza che questa notizia ha provocato nei musulmani della Loir-et-Cher. L’11 dicembre prossimo, in occasione della posa della prima pietra del centro culturale e di culto musulmano di Blois, avrà occasione per manifestare l’importanza del dialogo tra il Cristianesimo e l’Islam, qualunque sia la religione di maggioranza”. “La questione dei minareti non riguarda solo l’opinione pubblica e la sensibilità culturale. Ad essere in gioco sono la fede e la libertà religiosa”. Interviene anche padre Christophe Roucou, direttore del Sevizio nazionale della Chiesa di Francia per le relazioni con i musulmani, secondo il quale “il rischio” che il referendum può ora generare è che “i musulmani finiranno per pensare che non è possibile essere musulmani in Europa”. Ed aggiunge: “coloro che hanno sostenuto il referendum hanno fatto leva sull’immaginario e hanno messo paura alla gente giocando proprio su quei pregiudizi”. In Germania. In un’intervista all’agenzia di stampa cattolica tedesca Kna, Otmar Oehring, esperto per l’Islam dell’opera assistenziale cattolica Missio, ha parlato delle ripercussioni del referendum sui minareti in Svizzera. Intanto, il voto svizzero non contribuirà a cambiare la situazione dei Paesi islamici mentre nei Paesi europei, “è da temere perlomeno il fatto che gruppi di destra si approprino di questo tema”. “Ma la questione più difficile è il punto di vista della popolazione nel suo complesso. Non sono certo che un referendum analogo in Germania, non darebbe lo stesso risultato”. Religions for peace. “Vietare i minareti in Svizzera: un giorno triste per l’Europa”, così il vescovo luterano Gunnar Stalsett, moderatore del Consiglio europeo delle Religioni per la Pace, titola il suo commento alla notizia. “Sono rimasto scioccato nell’apprendere l’esito del referendum in Svizzera. Ho vissuto lì per dieci anni e ho imparato ad apprezzare l’apertura e la tolleranza del popolo svizzero. È pertanto un danno deplorevole non solo per la reputazione del popolo svizzero, ma anche una grande battuta d’arresto per la costruzione di un’Europa di integrazione e di tolleranza”. Ciò che preoccupa “Religions for peace” è “una crescente tendenza verso il fondamentalismo e l’isolamento in molti Paesi”. Da qui l’impegno dell’organismo europeo per “promuovere una cultura di pace, dove i musulmani, ebrei, cristiani e rappresentanti di altre fedi lavorano insieme per il dialogo in Europa”.