RAPPORTO CENSIS
Gli italiani vivono “in apnea ma sono sempre gli stessi”
Una società “testardamente replicante”, che da quel “non saremo più come prima”, che un anno fa dominava la psicologia collettiva è passata ad un “siamo sempre gli stessi” che “l’appiattisce alla contingenza ma non la deprime”. Una società resistente alla crisi perché “non ha esasperato il primato della finanza sull’economia reale, perché le banche hanno mantenuto un forte aggancio al territorio, perché il sistema economico è caratterizzato da una diffusissima e molecolare presenza di piccole aziende, perché le famiglie sono patrimonializzate (risparmi e proprietà della casa)”. È l’immagine della società italiana che emerge dal 43° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, presentato il 4 dicembre a Roma. Se la nostra società ha passato senza troppi danni il 2009, afferma il Censis, lo deve “all’intrecciarsi quotidiano di queste componenti socioeconomiche”. Non è stata una “reazione casuale o improvvisata ma un ricorrente riflesso condizionato”: la società italiana ha messo in campo “il tradizionale modello adattativo-reattivo”. Tuttavia “il rieccolo” del Paesone italiano non è mai “un ritorno all’eguale” in quanto, avverte il Censis, sono in corso alcuni processi di trasformazione che preparano il dopo, come la ristrutturazione del terziario e lo sfarinamento del lungo ciclo dell’individualismo.
La ristrutturazione del terziario. È il settore dove sono confluiti nel tempo servizi alle imprese sovradimensionati rispetto alle esigenze, “qualcosisti” del terziario avanzato, precari della pubblica amministrazione alla ricerca del posto fisso. Il rallentamento dello sviluppo, dei consumi, delle disponibilità di spesa ha oggi ridotto queste “cavalcate espansive” affermando nel contempo “meccanismi di selezione e razionalizzazione, con una concentrazione qualitativa della domanda che mette fuori gioco una parte consistente di un’offerta da sempre abituata ad una falsa facilità del mercato”. È in atto, poi, “un ulteriore passo in avanti nel riconoscere al sistema d’impresa un ruolo di traino e leadership complessiva della società. Il segmento più dinamico dell’imprenditoria italiana ha saputo combinare le strategie di presenza sui mercati mondiali con strategie innovative”.
Esigenza di valori condivisi. Il protagonismo individuale che, dagli anni Settanta in poi, si è affermato con la crescita esponenziale del lavoro autonomo e della piccola e piccolissima impresa, del soggettivismo nei comportamenti, della personalizzazione del potere politico, dell’ideologia della competizione e del mercato, secondo il Censis “è destinato a sfarinarsi silenziosamente”. L’individualismo vitale, infatti, è sempre meno capace di risolvere i problemi della complessità che lo trascende, il soggettivismo etico mostra la corda rispetto all’esigenza di valori condivisi; la spietatezza competitiva e la carica di egoismo che derivano dal primato della soggettività hanno creato squilibri sociali che pesano sulla coesione collettiva”.
Famiglie, giovani e imprese. Tuttavia tali processi di trasformazione non bastano, serve stringere la cinta. Per la ripresa 2010 gli italiani chiedono più sostegno per famiglie, giovani e piccole imprese. Il Rapporto rivela che nel mezzo della crisi, per il 71,5% delle famiglie italiane il reddito mensile è sufficiente a coprire le spese. Il dato sale al 78,9% al Nord-Est, al 76,7% al Nord-Ovest, al 71% al Centro, al Sud scende al 63,5%. Il 28,5% delle famiglie, che hanno avuto difficoltà a coprire le spese mensili con il proprio reddito, ha fatto ricorso a una pluralità di fonti alternative, con una miscela che si è dimostrata efficace. Negli ultimi 18 mesi più dell’83% delle famiglie ha modificato le proprie abitudini alimentari, contenendo sprechi (40%), cercando prezzi convenienti (39,7%). Riguardo al futuro, le famiglie con figli (49,7%) e i giovani (48,8%) sono i soggetti che devono essere aiutati per favorire la ripresa. Nell’economia, oltre il 33% del campione ritiene importante aiutare la piccola impresa.
Mercato del lavoro. Secondo il Censis, fino a oggi il mercato del lavoro in Italia ha retto. A metà del 2009 risultavano persi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, 378 mila posti di lavoro (-1,6%), meglio di Spagna e Gran Bretagna ma peggio di Francia e Germania. Gli effetti negativi hanno riguardato solo i soggetti meno tutelati: il lavoro autonomo, il “paralavoro” (162 mila posti in meno, -4,3%), il lavoro a termine (-229 mila lavoratori, -9,4%), le collaborazioni a progetto (-12,1%) e quelle occasionali (-19,9%), mentre il popolo delle partite Iva è aumentato, raggiungendo quasi quota un milione (+132 mila, +16,3%).
Cosa verrà dopo? “Nella psicologia collettiva c’è un dolente mix di stanchezza e vergogna per i tanti fenomeni di degrado valoriale, o almeno comportamentale, che caratterizzano la vita del Paese. E c’è di conseguenza la speranza di uscirne, con una propensione a pensare al dopo, a una società capace di migliorarsi”. Ma le discussioni in corso “guardano indietro”, oppure “fuggono in avanti, rincorrendo una fantasmatica ipotesi di nuova ontologia”, individuata talvolta nel fondamentalismo dei valori e della loro radice religiosa, talvolta nel fondamentalismo della scienza.