QUALE GIORNALISMO?
Le "precisazioni" sul "caso Boffo"
Venerdì 4 dicembre il direttore del quotidiano “il Giornale”, Vittorio Feltri, rispondendo alla lettera di una lettrice, rendeva note le sue “precisazioni” per quanto a fine agosto scorso aveva scritto di non corrispondente alla verità sul direttore di “Avvenire”, Dino Boffo. A commento la nota del presidente della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), Giorgio Zucchelli, e del direttore del Sir, Paolo Bustaffa.
Prendiamo atto della tardiva marcia indietro del direttore de “il Giornale” Vittorio Feltri che ritratta quanto da lui scritto oltre due mesi fa nei riguardi del direttore di “Avvenire” Dino Boffo. Anche se non ci convince il fatto che Feltri si meravigli che “il giorno dopo” la sua uscita “è scoppiato un pandemonio – com’egli scrive – perché i giornali e le televisioni si scatenarono sollevando un polverone ingiustificato”.
Cosa si aspettava colpendo una delle persone più in vista della Chiesa italiana? Che tutti facessero finta di niente? In realtà anche Feltri ha dato fiato a quel tipo di giornalismo che sta incancrenendo il nostro Paese. Buttar benzina sul fuoco, meravigliandosi che non si spenga, ci pare poi francamente eccessivo.
Noi continuiamo a credere in un certo tipo di giornalismo che mira al bene comune, che affronta i temi del Paese anche con forte critica, senza tuttavia colpire le persone che meritano sempre e comunque rispetto.
Auspichiamo che il chiarimento offerto da Feltri e la sua ammirazione per l'”atteggiamento sobrio e dignitoso”, mantenuto da Dino Boffo nella vicenda compia un altro passo avanti e contribuisca così a svelenire i rapporti sociali e ad aprire un dialogo a tutti i livelli per il bene e il futuro del nostro Paese.
Giorgio Zucchelli
presidente Fisc
Quanto ha scritto venerdì 4 dicembre il direttore Feltri sul suo giornale rispondendo a una lettera sul “caso Boffo” induce ad alcune considerazioni che, da un lato, confortano perché confermano che la verità trova la forza di farsi strada vincendo la menzogna; dall’altro, rilanciano con più preoccupazione gli interrogativi che, all’inizio della vicenda, il Sir con altri ha posto sul valore e sul rispetto dell’etica professionale nell’informazione.
Anche se Feltri, dopo tre mesi, ha voluto ridurre a “precisazioni” la rimozione di titoli devastanti, è evidente che si tratta di “tardive ammissioni” di un gravissimo errore professionale, come le ha definite il direttore dell’Ufficio Cei comunicazioni sociali.
Non si può condividere l’idea che il cinismo possa far parte della professione giornalistica, non si può accettare l’idea che seppellire una persona con il fango dell’insinuazione e della menzogna sia un “normale” rischio mediatico di cui non tener troppo conto.
Si tratta ora di riportare tempestivamente e seriamente nel confronto interno alla categoria giornalistica le ragioni ultime di una professione che smarrisce se stessa se non si pone al servizio della verità, del bene comune e della dignità della persona: frontiere sulle quali Dino Boffo si è sempre speso.
Paolo Bustaffa
direttore Sir