verso natale

Sulla via del silenzio

Per cogliere e dire il significato di una grande festa

Un’"occasione per tornare all’essenzialità della fede" e "uscire dal fracasso che troppo spesso ci circonda", riscoprendo il valore del silenzio e della meditazione. È a questi spunti che mons. Bruno Maggioni, biblista e docente di Sacra Scrittura, invita a guardare in vista del Natale. Il SIR lo ha intervistato.

Come sempre, nel tempo di Natale, s’intensificano gli inviti, soprattutto mediatici, al maggior consumo e alla festa spettacolo. Tornano anche le critiche a questa cultura conformista ma al cristiano non è chiesto "qualcosa di più" della critica?
"È giusto che si faccia la critica ad un certo consumismo ma prima di tutto è importante capire la necessità di tornare al fondamento del Natale, a quel Dio che si fa bambino e viene ad abitare in mezzo a noi. Il Natale è una gioia ed è per questo che si fa festa, ma il rischio è che presi dalla festa ci si dimentichi del motivo per cui si festeggia. Un Natale che diventa semplicemente mondano non ha più senso, per questo dovremmo essere più coraggiosi nei confronti di una certa cultura per cui il Natale viene spogliato dal suo significato profondo".

Un percorso di riscoperta che deve maturare all’interno di tutto il cammino di Avvento?
"Certamente, ma non solo. Deve accompagnare il cammino quotidiano di ogni comunità perché questo non vale solo per il Natale. Spesso per il Natale si fanno bellissime liturgie ma rischiamo di dimenticare il Gesù che è nato".

Siamo in un confronto molto acceso attorno ai crocifissi e ai minareti: quale indicazione può offrire il Natale per leggere queste "provocazioni" senza il rischio della strumentalizzazione oppure dell’indifferenza?
"Siamo in un periodo di gran confusione dove le cose in discussione sono tante e le si affronta spesso in modo superficiale. Bisogna stare attenti a non cadere in equivoci, perché non possiamo solo difendere un crocifisso senza spiegare cosa significhi. E non ridurlo a un semplice simbolo culturale da mettere sulle bandiere. Se il crocifisso non ti ricorda chi è Gesù Cristo è un segno un po’ sprecato. Dall’altra parte, mi meraviglio di chi non lo vuole in nome della libertà religiosa. Togliere il crocifisso non è un segno di libertà religiosa, ma la libertà religiosa significa permettere ad altre religioni di esprimersi".

Come si potrebbe uscire da questa confusione e fare un po’ di chiarezza?
"Basterebbe che tutti i cristiani sentissero il bisogno di tornare all’essenzialità della fede. Il Natale è un evento che ci rivela un Dio diverso da come lo immaginiamo, che non ha quella gloria e magnificenza ‘umana’ che noi vorremmo. Se Gesù è nato bambino senza il fracasso che noi facciamo vuol dire che il fracasso non ci vuole, se ne può fare a meno. Non è lì che si mostra la forza del cristianesimo".

Il Papa ha ricordato che il Vangelo non è una leggenda…
"Non dobbiamo mai dimenticare che il Vangelo è una storia, un evento accaduto che è raccontato non per evidenziare certi particolari come farebbe uno storico ma per svelarne la verità profonda, per comprendere chi è Dio e chi è l’uomo".

La forma più alta di comunicazione del Natale è il silenzio: ma non è una comunicazione fuori dal tempo? È possibile intendere l’educazione al silenzio come via per giungere alla soglia del mistero?
"Il silenzio è fuori dai tempi perché sempre più spesso crediamo che conta solo ciò che si fa vedere con splendore. Il Vangelo di Luca ci parla dei pastori che hanno ricevuto l’annuncio degli angeli e fanno festa ma, dall’altra parte, l’evangelista dice che la Madonna custodiva e meditava. Gli altri festeggiano, saltano, agitano le mani, mentre la Madonna è in silenzio, stupita. Quando una cosa è veramente bella siamo indotti al silenzio. Un silenzio di meditazione e contemplazione. Quella dell’evangelista sembra una contraddizione ma questa è la verità bella che comunica il Vangelo. L’immagine di un Dio vero uomo e vero Dio. La nostra tentazione è quella di sminuire il vero uomo o il vero Dio perché questa visione di Dio ci da fastidio. Ma questo vuol dire togliere la bellezza al messaggio evangelico".

Ci può essere la necessità di un’educazione al silenzio come via per raggiungere il mistero del Natale?
"Il mistero del Natale è il mistero dell’uomo e delle bellezza, di fronte a cui bisogna far silenzio, pensarci su. Chiaramente quando si vede una cosa bella si sente l’esigenza di raccontarla e condividerla. Ma è diverso il parlare in silenzio come ha fatto Gesù rispetto al parlare con fracasso, guardando solo alla forma esterna, come spesso facciamo noi".