LOMBARDIA
Un accordo per la formazione delle badanti
Un accordo per la formazione delle badanti. È stato sottoscritto nei giorni scorsi dalla Regione Lombardia assieme all’Anci, l’Associazione nazionale comuni d’Italia. Proposto dall’assessore alla Famiglia e Solidarietà Sociale, Giulio Boscagli, ha come obiettivo la “realizzazione di un programma per la riqualificazione dell’assistenza familiare”. Non è questa la sola iniziativa che è stata messa in campo: nell’agosto scorso è stato realizzato il “Dvd badanti”, una guida multimediale in sei lingue per le famiglie che ospitano in casa una badante straniera e nel dicembre 2008 sono state elaborate le indicazioni che i centri di formazione devono seguire nel realizzare i corsi professionali per le assistenti familiari, affinché queste possano occuparsi con competenza dell’anziano e della sua casa. Secondo una recente indagine condotta dall’Istituto per la ricerca sociale (Irs), in Lombardia ci sono circa 125.000 badanti, 75.000 solamente nella città di Milano. Si tratta per il 56,2% di donne dell’Est europeo e per il 30% dell’America Latina. Il loro lavoro è molto richiesto: si stima che un anziano lombardo su dieci faccia affidamento su questo.Si può fare di più. L’accordo è, dunque, solo l’ultima di una serie di iniziative che la Regione ha già preso per qualificare il lavoro di assistenza prestato dalle badanti. Secondo Riccardo Rampado, del Saf Acli di Milano, l’intesa Anci-Regione è “positiva, come ogni iniziativa su formazione e aggiornamento su colf e badanti”. Ma accanto a questo occorre “riprendere il sostegno economico alle famiglie, come gli sgravi fiscali, utile anche per favorire l’emersione del lavoro nero”. Il Saf Acli è un osservatorio importante in questo campo, in quanto gestisce 3.000 rapporti di lavoro delle badanti. Dunque, “occorre – puntualizza Rampado – favorire anche un percorso di sostegno delle badanti, perché non è secondaria la dimensione dell’integrazione sociale: ci vogliono corsi di italiano, di accompagnamento e sostegno agli eventuali ricongiungimenti familiari”. Ma quali sono le attese lavorative delle badanti? Secondo il responsabile Acli, “cercano il riconoscimento corretto del rapporto di lavoro. Si tende infatti spesso a non regolarizzarle anche per questioni economiche. Spesso il datore di lavoro non è nemmeno il familiare, ma l’assistito stesso e questo complica ancora di più le cose”.Far emergere il lavoro nero. Un universo variegato dunque quello che si muove attorno a questo lavoro di cura, “che vede almeno due questioni ancora aperte – spiega Maurizio Bove, della Cisl di Milano – da una parte, ci si rende conto infatti che con questi interventi si copre solo una minima parte del fenomeno, perché la regolarizzazione non ha fatto emergere tutto il lavoro nero. Dall’altra, occorre tenere presente che non si può delegare tutta l’assistenza agli anziani solo alle collaboratrici familiari”. E per questo, “la Regione deve fare qualche sforzo in più sul welfare, che non va affidato solo a queste figure professionali”. Questo perché la badante “spesso vede il suo impiego solo come un primo step del lavoro migratorio, perché la impegna 24 ore su 24, lasciando pochissimo spazio per la vita personale”. E perciò la posizione della Cisl è quella di potenziare maggiormente l’intervento del pubblico o del privato sociale, ad esempio nel servizio di assistenza domiciliare”. Infine, per Franca Carminati, della Caritas ambrosiana, “ben venga tutto quello che possa formare al lavoro privato di cura nelle famiglie in una logica di sostegno e affidamento. Ma occorre capire, una volta che sarà disponibile il testo dell’accordo, come verranno strutturati questi provvedimenti dal punto di vista operativo”. Non si tratta, secondo Carminati, di “una novità, in quanto si parla da anni, e anche la Caritas lo ha richiesto, di far emergere il lavoro sommerso per fare in modo che possa qualificarsi”. Ciò, per l’esponente della Caritas, è un passaggio fondamentale “perché spesso a queste donne vengono chieste delle cifre sproporzionate per il pagamento di una scuola privata”.a cura di Francesca LozitoSchedaPer la realizzazione di questo programma la Regione stanzia 250.000 euro. L’obiettivo di questo accordo è fare, con la collaborazione degli amministratori dei Comuni lombardi, una fotografia il più vicino possibile a quella che è la realtà dell’assistenza familiare sul territorio e, quindi, poter sapere se gli enti locali hanno realizzato corsi di formazione o di aggiornamento professionale per badanti; “sportelli” dove far incontrare la domanda di aiuto da parte dei familiari dell’anziano con l’offerta di lavoro da parte delle assistenti familiari; interventi di sostegno alle famiglie per regolarizzare il contratto di lavoro delle badanti; predisposizione di elenchi o albi di assistenti familiari. Insieme al lavoro di indagine e di ricerca sul territorio, l’accordo prevede anche che l’Anci debba realizzare corsi di formazione per assistenti familiari, “accompagnare” gli amministratori locali nell’organizzare i servizi alla persona e realizzare seminari sul lavoro di cura. (11 dicembre 2009)