Portogallo: il programma della visita del PapaIn una conferenza stampa, tenutasi lunedì scorso, 7 dicembre, è stato divulgato il piano ufficiale del viaggio che Benedetto XVI effettuerà in Portogallo dall’11 al 14 maggio 2010, costituito da tre tappe principali: Lisbona, Fatima e Porto. Ai giornalisti presenti, il coordinatore generale del programma, mons. Carlos Azevedo ha tenuto a precisare che “si tratta di una visita ufficiale e pastorale”, e che, per questo motivo “tutta l’organizzazione delle celebrazioni si svolgerà in stretta collaborazione con la Presidenza della Repubblica”. Il vescovo ausiliare di Lisbona ha inteso manifestare “l’enorme allegria e la grande speranza con le quali la Chiesa portoghese attende questo avvenimento, che coinciderà con la decima commemorazione della beatificazione dei pastorelli Francisco e Jacinta, e con il quinto anniversario della morte di suor Lúcia”. Ha inoltre aggiunto che “in ogni diocesi le celebrazioni si svolgeranno attorno ad una tematica specifica: Santità ed Evangelizzazione a Lisbona; Condividere in allegria a Fatima; Chiesa è Missione a Porto”. Mons. Azevedo ha affermato che “l’eccezionalità dell’evento esige che la popolazione lusitana scenda numerosa nelle strade per accogliere calorosamente il passaggio del Santo Padre”, e si è detto certo che “il Papa lascerà un messaggio fondamentale per il tempo attuale, che è quello della sfida ad esso portata dalla santità”. “Nel ricordare l’esempio che san Nuno Álvares Pereira ha saputo fornirci, abbiamo bisogno di testimonianze di persone che compiano delle scelte radicali – ha concluso il segretario della Cep – “in un mondo di mezze verità, di mezze tinte, di mezze parole, è necessario che si attuino invece con coraggio e decisione gli insegnamenti del Vangelo, esprimendo santità e testimoniando carità e condivisione”. Olanda: lettera dei vescovi sull’ambiente”I leader mondiali avranno pesanti responsabilità per il prossimo vertice del clima, che si aprirà il 7 dicembre a Copenaghen, e dovranno avere la volontà di permettere di giungere a una svolta davvero rilevante per un ambiente migliore. Un ambiente migliore che sia non solo per i Paesi poveri, ma che inizi da noi stessi, anche da noi come Chiesa “. Questo ha dichiarato il vescovo Gerard de Korte, responsabile del settore Chiesa e società per la Conferenza episcopale olandese, in un comunicato del 4 dicembre. “Che ci piaccia o no, non ci possiamo sottrarre a ridurre il nostro crescente consumo energetico” continua, perché non è infinito e “mette in serio pericolo il nostro pianeta e gli ecosistemi, preziosi doni che abbiamo ricevuto da Dio” ha continuato il vescovo. La svolta dovrà arrivare dal “coraggio politico per azioni che ottengano un impatto reale”, in quanto “è davvero finito il tempo delle dichiarazioni non vincolanti, per ottenere un ambiente migliore” perché “le misure che possono influenzare lo stile di vita dei singoli cittadini devono essere imposte”; un auspicio quindi, e una necessità che “ci siano politici coraggiosi, capaci di spiegare perché certe azioni sono inevitabili e non si tirino indietro davanti al primo che fa resistenza”.Una richiesta di cambiamento ai Paesi ricchi, dunque: “È inevitabile il cambiamento di stile di vita, nei Paesi occidentali dove si consuma molta energia e l’impegno per una ecologia umana in cui noi, come cittadini, non solo rivendichiamo diritti ma anche responsabilità per noi stessi, i nostri simili e le generazioni future, per arrivare a una più stretta interazione con l’ambiente”, ha messo in rilievo De Korte. Il ruolo delle Chiese e delle organizzazioni religiose, in questa prospettiva, può essere quello di favorire il cambiamento di stile di vita e “aiutare le persone a livello individuale e collettivo, anche dando buoni esempi. Questo è la Chiesa: lavorare a tutti i livelli, essere attivi con la società con gli obiettivi ambientali. Il Vaticano dà l’esempio adottando misure per essere il primo Stato non dipendente da fonti energetiche inquinanti”. Belgio: il card. Danneels al passo di addio Dopo 30 anni passati a servire l’arcidiocesi di Malines-Bruxelles, il card. Godfried Danneels presto lascerà la sua carica di arcivescovo per raggiunti limiti di età. Per questo motivo sono stati organizzate alcune celebrazioni di addio, presiedute dallo stesso Danneels, a Nivelles l’8 gennaio 2010, a Bruxelles il 9 e, a Malines, il 10. Ogni liturgia sarà seguita da un momento di incontro e di saluto cui sono invitati tutti i fedeli. “Ci mancherà come rappresentante della Chiesa cattolica belga. In questa sua posizione più volte ha diretto il suo messaggio non solo ai cattolici, ed è stato ascoltato non solo da loro”. Così nei giorni scorsi il presidente dell’Ue, Herman van Rompuy, nel corso della presentazione del libro scritto da Jan Becaus e Christian Laporte, “A colloquio con il card. Danneels-confidenze di un cardinale”, aveva ricordato i 30 anni del porporato nell’arcidiocesi. Quella di Danneels, secondo van Rompuy “si può considerare come una storia molto lunga di amore per le persone. È stato un uomo di dialogo, un vero statista, nel senso pieno della parola Stato e ha sempre rappresentato la voce della ragione e del buon senso”.