Spagna, Irlanda

Spagna: crocifisso, segno di “identità culturale”Continua a far discutere il voto, dei giorni scorsi, della Commissione istruzione della Camera dei deputati di Madrid affinché il governo ritiri i simboli religiosi dalle aule di tutte le scuole del Paese, sulla base della recente sentenza della Corte europea dei diritti umani. L’arcivescovo di Barcellona, card. Lluíz Martínez Sistach, ha espresso il suo parere negativo alla rimozione del croce dalle scuole pubbliche e ha ricordato che il crocifisso non è un simbolo solo cristiano, ma anche dell’identità culturale europea, per cui levarlo “impoverirà la nostra società, che, a differenza dello Stato, non è laica, ma per la maggioranza religiosa”. “La presenza della croce nelle aule scolastiche è un segno di fraternità, di amore e accoglienza. Siamo un Paese con una storia e una cultura più che millenaria, nelle quali, da sempre, la croce è uno dei suoi principali simboli”, ha evidenziato il porporato. Non solo: secondo il cardinale, di fronte alla sfida della globalizzazione e dell’arrivo di una moltitudine di immigrati di altre culture, è urgente conoscere e valorizzare la propria identità per avere un dialogo “autentico e che arricchisce” con chi arriva. “Se perdiamo la nostra identità – ha avvertito – saranno possibili solo due reazioni che dobbiamo evitare: il rifiuto di tutto quello che è diverso (xenofobia) o l’accogliente di tutto quello che è differente, perdendo le nostre radici e la nostra identità”. Un voto, quello della Commissione istruzione della Camera dei deputati di Madrid, che addolora anche per l’arcivescovo di Madrid, card. Antonio Maria Rouco Varela, presidente della Conferenza episcopale spagnola. “Il ritiro dei crocifissi – ha asserito il porporato – priverebbe le famiglie e i bambini spagnoli delle scuole pubbliche di poter vedere il simbolo fondamentale e caratteristico della loro fede; fede che ha configurato la loro storia personale, quella della loro famiglia e del loro popolo”. La mozione approvata per iniziativa del piccolo partito della sinistra repubblicana catalana (Erc), con l’appoggio del Partito socialista del premier José Louis Rodriguez Zapatero, non ha tuttavia carattere vincolante per il governo. Sulla vicenda è intervenuto anche l’arcivescovo di Toledo, Braulio Rodríguez Plaza, il quale ha difeso la presenza dei crocifissi nella vita pubblica sottolineando il significato storico del cristianesimo. “Gesù – ha detto – ha significato molto per l’umanità. Non importa se uno creda, come i cattolici credono, che Gesù sia il Figlio di Dio. Gesù di Nazareth è un personaggio storico che ha segnato profondamente la storia umana”.Irlanda: i vescovi incontrano il PapaÈ stato Benedetto XVI in persona a richiamare in Vaticano il card. Seán Brady, primate della Chiesa cattolica di Irlanda e l’Arcivescovo di Dublino mons. Diarmuid Martin per “consentirgli di essere informato e valutare la dolorosa situazione della Chiesa in Irlanda a seguito della recente pubblicazione della Murphy Commission Report”, il dossier sugli abusi commessi su bambini da preti dell’arcidiocesi di Dublino. Il particolare emerge da un comunicato diffuso dalla Conferenza episcopale irlandese al termine dell’incontro invernale dei vescovi di Irlanda che è stato eccezionalmente dedicato al Rapporto della Commissione governativa di inchiesta sugli abusi commessi nell’arcidiocesi di Dublino e pubblicato il 26 novembre. “Noi, come vescovi – si legge in una dichiarazione resa pubblica ieri – chiediamo scusa a tutti coloro che sono stati abusati da preti come bambini, alle loro famiglie e a tutte le persone che si sentono giustamente indignate e deluse dalla mancanza di autorità morale e di responsabilità che emerge dal Rapporto”. Nella riunione, i vescovi hanno discusso delle iniziative da prendere in futuro sulla base di una azione che sarà fondata sulla “carità, verità, integrità e trasparenza”. “Come prima risposta alla relazione – scrivono i vescovi – abbiamo deciso oggi di chiedere al Consiglio nazionale per la tutela dell’infanzia nella Chiesa cattolica di esplorare con i servizi competenti del governo e delle autorità preposte, al Nord e al Sud del Paese, un meccanismo che consenta di garantire che le politiche attuali della Chiesa e le pratiche messe in atto per la protezione dei bambini siano le migliori e che le accuse di abuso siano adeguatamente trattate. Siamo profondamente scioccati dalla scala e dalla depravazione degli abusi, così come sono descritti nella Relazione. Siamo pieni di vergogna per il modo in cui l’abuso sessuale sui bambini è stato coperto nella arcidiocesi di Dublino e riconosciamo che questo indica una cultura che era diffusa nella Chiesa. Evitare lo scandalo e preservare la reputazione dei singoli e della Chiesa hanno avuto la precedenza sulla sicurezza e il benessere dei bambini. Questo non sarebbe mai dovuto succedere e non deve mai avere la possibilità di ripetersi. Chiediamo umilmente perdono”. I vescovi si mettono in discussione: “il Rapporto solleva questioni molto importanti per la Chiesa in Irlanda, compreso il funzionamento della Conferenza episcopale e come i fedeli laici possono essere più efficacemente coinvolti nella vita della Chiesa”. La dichiarazione si conclude invitando le comunità a pregare “per tutti coloro che hanno sofferto”.