La strada continua

“Dio oggi”

Si è concluso sabato 12 dicembre il convegno internazionale “Dio oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto”, promosso dal Comitato per il progetto culturale della Conferenza episcopale italiana. Teologi, filosofi, intellettuali e docenti universitari si sono confrontati per tre giorni sulla “questione di Dio” spaziando dalla politica all’arte, dalla letteratura fino alla scienza. Ecco qualche spunto dall’ultima giornata del convegno alla quale è intervenuto mons. Rino Fisichella (clicca qui) che ha proposto conclusioni e prospettive.

L’evoluzione non è un problema. L’evoluzionismo, ha affermato il biofisico Martin Nowak, “non spiega come avviene il passaggio dalla cellula batterica all’essere umano, con un linguaggio e una coscienza”. “Una scienza che neghi Dio non è scienza, ma una religione del nulla”, ha aggiunto. In realtà, l’evoluzione “non rappresenta un problema per la teologia cristiana. Dio si serve dell’evoluzione per dispiegare il mondo vivente intorno a noi”. “A mio modo di vedere – ha aggiunto il biofisico – Dio non solo fissa le condizioni iniziali del processo evolutivo, ma traccia anche l’intera traiettoria dell’esistenza”. Mentre per l’astronomo George Coyne, gesuita e direttore della Specola Vaticana dal 1978 al 2006, “l’immagine di Dio creatore deve rispondere ai concetti della cosmologia moderna”, senza però cedere alle “tentazioni della nuova cosmologia” di considerare “Dio essenzialmente, se non esclusivamente, come una spiegazione, una teoria del tutto”, piuttosto che persona. “L’immagine di Dio studiata dai teologi – ha riconosciuto l’astronomo – nella misura in cui si sforza di giungere a una comprensione razionale della verità rivelata, va soggetta a tutte le evoluzioni del pensiero umano” e, “pur riconoscendo che la verità rivelata ci è stata data in tempi determinati e attraverso persone particolari, la manifestazione, l’approfondimento e l’inculturazione di essa sono tuttavia in continuo progresso”.

Un atto eterno di creazione. Secondo Peter Van Inwagen, docente di filosofia all’Università di “Notre Dame du Lac” nell’Indiana (Usa) e presidente della divisione centrale dell'”American Philosophical Association”, la teoria di Darwin sull’evoluzione “non corrobora in alcun modo la tesi secondo cui l’universo non è stato creato da Dio (ovvero da un essere che possegga le proprietà che i teisti attribuiscono a Dio) né, a maggior ragione, la tesi secondo cui l’universo non è il risultato di un disegno intelligente”. Infatti, “se il darwinismo è una teoria vera e scientifica, la sua verità deve essere stata fissata” da un “atto eterno di creazione”. In questo senso, ha concluso Van Inwagen, “la verità di una teoria scientifica” dev’essere stabilita dalla “distribuzione della materia e della radiazione nello spazio-tempo”; “una teoria la cui verità o falsità non sopravvenga sulla distribuzione della materia e della radiazione nello spazio-tempo non si chiama scientifica” ma “metafisica”.

Far conoscere Dio. La “formula” di questo evento internazionale, di una “disciplina all’ascolto”, con un programma intenso di interventi di specialisti di diversa formazione, dovrà essere “il modello felice” anche per i prossimi eventi ecclesiali, in particolare per quelli promossi nell’ambito del progetto culturale della Chiesa italiana. Così si è espressa, a margine del convegno, la filosofa Paola Ricci Sindoni. “Dio fa notizia oggi”, ha affermato, ma bisogna evitare “il rischio che Dio-Persona sia confuso con il divino generico”. “Bisogna far conoscere Cristo”, il Dio dei cristiani, che “non è un oggetto da comprare o da vendere, ma una Persona che ama e va in cerca dell’uomo”, che “c’interroga e si lascia interrogare”.

Guardando al futuro. “Dall’esperienza di questo convegno, che ha registrato oltre 2.500 partecipanti”, il card. Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale della Cei, trae un insegnamento per “fare meglio” un successivo appuntamento, ad esempio dando spazio “alla Parola di Dio su Dio, nelle Scritture”. Il “presupposto” per altri appuntamenti sarà sempre lo stesso: “Affrontare temi ‘duri’, sostanziali, essenziali, come il tema di Dio”. Essi rappresentano “le questioni di sempre”, che interessano “l’uomo di oggi come l’uomo di ogni tempo”, e dunque “non sono alla moda” perché “coinvolgono la ragione e i sentimenti degli uomini di ogni epoca”. Così, ha concluso il card. Ruini, potremo “metterci sulla strada di un nuovo umanesimo integrale, che abbia l’uomo sempre come fine e mai come semplice mezzo”.

(12 dicembre 2009)