SUMMIT UE

È l’ora delle risposte

Ambiente, economia e lavoro tra i temi più caldi

Economia e occupazione, ambiente, sicurezza, allargamento, politica internazionale. Il summit dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, svoltosi il 10 e 11 dicembre a Bruxelles, ha offerto una panoramica completa dei temi che oggi sollecitano risposte chiare dai 27. Condotta dalla presidenza di turno svedese, la riunione è stata la prima dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona che, secondo il documento finale del vertice, “dota l’Ue di un quadro istituzionale stabile e duraturo e le consentirà di concentrarsi appieno sulle sfide che si prospettano”.Ribaditi gli impegni. Le “Conclusioni” del summit sono contenute in 20 pagine che trattano di temi istituzionali, situazione economica e finanziaria, Programma di Stoccolma, Conferenza di Copenaghen, ampliamento dei confini comunitari, “relazioni esterne”. I leader europei hanno dato il benvenuto al nuovo presidente “stabile” del Consiglio (figura introdotta con l’entrata in vigore, il 1° dicembre, del Trattato di Lisbona), Herman Van Rompuy. Altro benvenuto è stato riservato a Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera. Complessivamente occorre sottolineare il clima costruttivo evidenziato attorno al tavolo dei capi di Stato e di governo. “Il nostro contributo per il cosiddetto fast-start è stato fissato a 2,4 miliardi di euro l’anno, per tre anni”: Fredrik Reinfeldt, premier svedese e presidente di turno Ue fino a fine dicembre, ha illustrato l’accordo raggiunto in vista della partecipazione dell’Unione alla Conferenza di Copenaghen sul clima. “La cifra conferma il ruolo leader dell’Europa” sul piano della tutela ambientale. “Abbiamo anche sottolineato l’impegno complessivo dell’Ue di ridurre del 30%, anziché del 20%, le emissione inquinanti, purché gli altri attori” (a partire da Stati Uniti e Cina) “facciano lo stesso”. Reinfeldt ha proseguito: “È stato definito il principio che tutti i paesi aderenti contribuiscano equamente a versare la somma per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare, nel breve periodo, il cambiamento del clima e i suoi effetti. Naturalmente la quota europea sarà quella se a Copenaghen si giungerà a un impegno complessivo di almeno 7 miliardi di euro l’anno” fino al 2012. “Per noi – ha aggiunto il premier svedese – resta inoltre fissato l’impegno a medio-lungo termine di 100 miliardi l’anno dal 2013 al 2020 per far fronte efficacemente al mutamento climatico”.I successi di Reinfeldt. A proposito dello stanziamento per il fast-start, Reinfeldt ha precisato che “si tratta di fondi nuovi e vecchi riorientati, ma sono pur sempre finanziamenti rapidi per affrontare i problemi ambientali nei paesi in via di sviluppo”. Quindi il presidente si è concentrato su Copenaghen: “Andremo ai negoziati forti di una posizione determinata e concreta, come dimostrano questi fondi. Abbiamo assunto le nostre responsabilità sul clima, ma ora lo devono fare anche gli altri”. Reinfeldt (che vari giornali del vecchio continente hanno indicato come “Europeo dell’anno”) non ha perso l’occasione per tracciare un bilancio dei risultati ottenuti: “Siamo stati in grado, come Ue, in questi mesi, di nominare il presidente della futura Commissione; quindi abbiamo convinto tutti gli Stati a ratificare il Trattato di Lisbona e a renderlo operativo. Di conseguenza abbiamo nominato nei nuovi posti Van Rompuy e Ashton”. Tra i suoi “successi”, Reinfeldt ha enumerato le “linee per organizzare il nuovo servizio diplomatico esterno” dell’Ue, “gli interventi a favore dell’area baltica, il Programma di Stoccolma per la libertà e la sicurezza nonché la strategia di uscita dalla crisi economica”.Il problema del lavoro. Proprio sulla crisi, il documento con le “Conclusioni” del vertice segnala che l’economia europea è ancora lontana dal ritrovare slancio: “La situazione economica comincia a dare segni di stabilizzazione e la fiducia sta crescendo”, vi si legge. Ma “le previsioni indicano una debole ripresa nel 2010, con il ritorno a una crescita più sostenuta nel 2011. Restano tuttavia incertezze e fragilità e si prevede un ulteriore deterioramento della situazione occupazionale e sociale nel 2010”. Il vertice era fra l’altro chiamato a riflettere sul futuro della Strategia di Lisbona, definita nel 2000 per fare dell’Ue l’economia “più competitiva al mondo basata sulla conoscenza”, la ricerca, l’innovazione, l’occupazione e il “lavoro di qualità”. Lungi dall’aver ottenuto i risultati sperati, l’Unione tornerà a parlarne durante un apposito summit, annunciato dal presidente della Commissione, José Manuel Barroso. “A febbraio terremo un vertice straordinario per definire la posizione comune su crescita, competitività e occupazione, ovvero l’azione dell’Ue per far seguito alla Strategia di Lisbona”. Barroso conferma che su questo punto non ci sono accordi tra i 27 e che l’argomento è rimandato al semestre di presidenza spagnola e in particolare al vertice straordinario e a quello consueto di primavera.