IL CARD. BAGNASCO AI PARLAMENTARI

Il popolo merita il meglio

L’omelia alla messa in preparazione al Natale

Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia pronunciata dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nel corso della messa celebrata a Roma , ieri 16 dicembre, per i parlamentari in preparazione al Natale.

Cari fratelli e sorelle nel Signore! La celebrazione della Divina Eucaristia, nell’ imminenza del Santo Natale, è un’occasione di preghiera e di grazia per tutti: per voi, per i vostri cari, per le responsabilità politiche che vi sono state affidate e che, come sapete, è una forma importante e necessaria di amore e di servizio al Paese. Con voi prego e prego per l’intero corpo politico ed istituzionale, perché la luce del Natale illumini e sostenga il compito di tutti e di ciascuno.
Il Natale è festa cara e attesa per tutti: è il Natale nella storia del Signore del tempo. Nasce alla vita terrena Colui che è Signore della vita eterna. Senza Gesù il Natale sarebbe solo una festa. Egli è venuto per la salvezza del mondo, per riaprire la terra al Cielo, l’uomo a Dio; perché nessuno sia solo. Sentiamo, infatti, nell’invocazione del profeta Isaia, la consapevolezza acuta dei limiti umani sia nel portare l’esistenza dei giorni, sia per costruire la città degli uomini nel segno della giustizia e della pace: "Stillate cieli dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia: si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia". La grazia di Cristo non manca e sollecita e chiede la libertà degli uomini perché si compiano le opere di Dio, quelle che il Vangelo appena ascoltato ha ricordato come i segni della salvezza. Essa si realizza quando appunto il cuore dell’uomo e la sua responsabilità si aprono al dono di Cristo e della sua Parola che risuona nel grembo della Chiesa Maestra e Madre: "I ciechi riacquistano la vista. Gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono. I morti risuscitano , ai poveri è annunziata la buona novella". Quando gli uomini si aprono a Dio, allora si aprono tra di loro e fioriscono sentieri di giustizia e di pace, si fa l’esperienza dell’amore vero che supera interessi individuali e si esprime nella misericordia e nel perdono vicendevole, nella valorizzazione dei fratelli e nella parressia che non demolisce ma costruisce.

Quanto bisogno abbiamo dell’amore per la nostra vita personale e per la vita della società e del mondo! Per questo non possiamo ridurre il Natale a una festa senza Cristo, a una reviviscenza momentanea di buoni sentimenti, ad una pur bella occasione di incontri, ad un lieto e sobrio scambio di doni. E’ necessario innanzitutto lasciarci interpellare dal Mistero fatto carne; lasciarci richiamare alla responsabilità piena della nostra fede: essa illumina l’intero orizzonte della nostra vita – privata e pubblica – sicché nulla è zona neutra. Alla luce diffusa del presepe, ricordiamo che Dio ha assunto la nostra umanità nella sua interezza, elevando tutto il mondo dell’umano a cominciare dal dono straordinario della ragione. Ecco perché nell’orizzonte della fede non vi è solo la fede ma anche la ragione, e perché il Vangelo ci parla di Dio e dell’uomo, e – come afferma il Concilio Vaticano II – sul volto di Cristo crocifisso risplende il vero volto di Dio e il vero volto dell’uomo. Per questo non possiamo mai mettere tra parentesi la fede quasi dovessimo vivere una schizofrenia che è umanamente impossibile; ed è per questo che la fede cristiana non è divisiva rispetto a ciò che è autenticamente umano, ma, al contrario, è dialogo onesto e capacità di giudizio per costruire insieme.

Ed è per questa ragione che la Chiesa è vicina a tutti, a tutti annuncia il Signore e il suo Vangelo; quel Vangelo che, nella storia, ha generato civiltà e cultura per tutti. Non avendo interessi di parte, vive accanto a tutti senza distinzioni, condivide i problemi e le speranze della gente, ne raccoglie le voci profonde e se fa voce: credenti o meno, ognuno sa che sempre può bussare alla sua porta e trovare ascolto, simpatia, aiuto.
Il messaggio del Natale ritorna in tutta la sua bellezza e urgenza. Infatti esso sembra stridere rispetto al clima che stiamo vivendo come Paese. Come è già stato rilevato da voci autorevoli, l’aria di odio personale avvelena la politica, fomenta la rissa, e sfocia in gravi e inaccettabili episodi di violenza. La gente è stanca e non merita questo. Senza un’ evidente, onesta e concreta svolta si alimenta il senso di insicurezza, diminuisce la fiducia nelle Istituzioni, scoraggia la partecipazione alla vita del Paese, indebolisce la coesione sociale sempre doverosa e tanto più necessaria nei momenti di particolare difficoltà. Preghiamo perché i nuovi maestri del sospetto e del risentimento depongano le parole violente che, ripetute, risuscitano ombre e mostri passati.
Ciò nonostante, la gente non desiste dalla fiducia e dall’impegno nella famiglia, nel lavoro, nella società. Il nostro popolo merita il meglio di tutti i responsabili, a qualunque livello e titolo, perché – al di fuori dei riflettori che a volte snaturano ed enfatizzano – porta avanti i propri doveri quotidiani con grande dignità, senso del dovere, con una serietà morale e capacità professionale che fanno onore al Paese in Italia e nel mondo. Questo patrimonio non vogliamo sperperare mai, né possiamo permettere che si annebbi dietro a settarismi che nulla hanno a vedere con la dialettica culturale, politica e sociale. Questa mira a costruire, quella vuole distruggere.

Ascoltiamo le parole che il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato ad Assisi recentemente: le ha dette ai giovani, ma proprio per questo le facciamo nostre, perché sentiamo tutti il bisogno di riattingere quell’entusiasmo giovanile che, se a volte può apparire colorato di utopia, dall’altra è capace di slanci gratuiti e appassionati alla ricerca onesta di un bene più alto e universale: "Lasciamoci incontrare da Cristo! Fidiamoci di Lui, ascoltiamo la sua Parola. In Lui non c’è soltanto un essere umano affascinante. Certo, Egli è pienamente uomo, e in tutto simile a noi, tranne che nel peccato. Ma è anche molto di più: Dio è fatto uomo in Lui e pertanto è l’unico Salvatore, come dice il suo stesso nome: Gesù, ossia ‘Dio salva’" (Assisi, 17 giugno 2007).