SPAGNA
I vescovi sulla crisi economica
È stata presentata venerdì 11 dicembre la Dichiarazione dei vescovi spagnoli sulla crisi morale ed economica, che era stata approvata durante l’ultima Assemblea generale della Conferenza episcopale spagnola, a fine novembre. Sulle difficoltà economiche e sociali di tante famiglie e vittime della crisi, i vescovi vogliono trasmettere “una parola di speranza”. I presuli invitano le comunità cristiane e gli uomini di buona volontà a impegnarsi con generosità e solidarietà. “La crisi economica che viviamo – dicono i vescovi nell’introduzione della Dichiarazione – deve essere affrontata a partire dalle sue cause e dalle vittime e da un giudizio morale che ci permetta di trovare un cammino adeguato per la sua soluzione”.Le vittime della crisi. La Dichiarazione si articola in quattro punti: “Cause e vittime della crisi”; “Non c’è vero sviluppo senza Dio”; “Siamo chiamati a prendere decisioni e alleviare la miseria”; “Il nostro impegno permanente come Chiese”. Per quanto riguarda il primo punto, le cause della grave situazione che viviamo hanno la loro origine nella “perdita dei valroi morali, la mancanza di onestà, la cupidigia, che è la ragione di tutti i mali, e la carenza di strutture di controllo delle strutture finanziarie, potenziata dall’economia globalizzata”. La crisi, osservano i vescovi, si fa sentire soprattutto nelle famiglie, specialmente in quelle numerose e nei giovani; e rispetto a questo si denuncia la scarsa protezione sociale della famiglia e le politiche contro la natalità che sono dannose per la società e che avranno effetto economici negativi per le generazioni future. Danneggiati dalla crisi anche le piccole e medie imprese, gli agricoltori e gli allevatori, gli immigrati che vengono dai Paesi poveri.Il vero sviluppo. Per quanto riguarda il secondo punto, “Dio – affermano i vescovi spagnoli – è il garante del vero sviluppo dell’uomo” e “il vero sviluppo deve raggiungere tutto l’uomo e tutti gli uomini”. Partendo da queste considerazioni, la Dichiarazione formula domande di carattere antropologico: “Che uomo vogliamo promuovere con lo stile sociale che stiamo avendo?”. Per i presuli, “è necessario dire in questa occasione che l’uomo che ha conosciuto Cristo si riconosce responsabile del cambiamento sociale nella sua autentica verità” perché, come ha detto Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate”, “lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nella loro coscienza la chiamata al bene comune”.Il lavoro. Al terzo punto, i vescovi sottolineano come lo spettacolo dell’uomo che soffre tocchi il cuore dei credenti. Dato che Dio stesso chiede di alleviare questa sofferenza e che i problemi causati dalla crisi richiedono una risposta immediata, nella Dichiarazione i presuli propongono di dare impulso a “un nuovo dinamismo lavorativo che ci impegni tutti a favore di un lavoro dignitoso che sia espressione della dignità fondamentale di ogni uomo e ogni donna” e in particolare chiedono “un trattamento umano e solidale verso gli immigrati” poiché “la recente approvazione della legge sull’immigrazione restringe i diritti che colpiscono decisamente la loro dignità come persone”.Per la missione. La Chiesa, si precisa nell’ultimo punto, offre il servizio al mondo e al suo progresso come esigenza della sua missione, come indica anche la Dottrina sociale. Di qui la necessità di “aspirare a uno sviluppo integrale, che richiede un rinnovamento dell’etica della vita sociale ed economica che tenga conto del diritto alla vita” posto che “l’apertura alla vita è al centro di un vero sviluppo”. È necessario anche, come Chiesa, rinnovare l’impegno con i poveri che nel mondo globalizzato soffrono più di tutti la crisi; continuare a combattere la povertà, come esigenza di carità, vivere la crisi come occasione di discernimento e condotta speranzosa per ciascuno di noi, per i responsabili pubblici e per le istituzioni, che possono contribuire all’uscita dalla crisi e porre Dio come riferimento per valutare la bontà delle nostre azioni. La Dichiarazione, dunque, evidenzia la necessità di prendere coscienza della sofferenza dei nostri fratelli più colpiti dalla crisi e di mostrare verso di loro un impegno solidale; l’urgenza di discernere sulle decisioni di spesa e di promuovere un senso di responsabilità verso il bene comune , così com’è necessaria la promozione di attività cristiane di condivisione” collaborando “con altre istituzioni e organizzazioni sociali”.Sull’aborto. Durante la presentazione della Dichiarazione, il segretario generale della Conferenza episcopale spagnola, mons. Juan Antonio Martínez Camino, dichiarato che non si capisce come si possa ritenere che “l’aborto non sia un delitto”. Mons. Martínez Camino ha qualificato l’aborto come “un peccato gravissimo”, che “non può essere accettato come legale” e, al tempo stesso, ha criticato chi vuole pretendere di considerarlo come “un diritto”.