DIFESA DELLA VITA
“Liberi per vivere”: convegno sul tema della fine della vita
Si svolgerà sabato prossimo, 19 dicembre, a Roma (ore 9-14, Centro congressi Cei, via Aurelia 796), il convegno “Liberi per vivere. Amare la vita sino alla fine”, promosso da “Scienza & Vita” per rilanciare i contenuti dell’omonimo Manifesto (www.scienzaevita.org) promosso nel marzo scorso dall’associazione, dal Forum delle associazioni familiari e da Retinopera, e sottoscritto da 59 sigle rappresentative dell’intero laicato cattolico italiano. Il Manifesto, ricorda Scienza & Vita, ha reso possibile l’avvio di una grande opera di coscientizzazione popolare sul tema della fine della vita”, per “contrastare il ‘pensiero unico’ che sostiene la deriva eutanasica e promuovere invece una vera cultura della vita”. Il programma del convegno prevede un saluto introduttivo di Lucio Romano, co-presidente (con Bruno Dallapiccola) di “Scienza & Vita”, una “lectio magistralis” di Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, e una introduzione di Lorenza Violini, docente di diritto costituzionale all’Università di Milano. A seguire una tavola rotonda moderata dal giornalista Domenico Delle Foglie, cui parteciperanno Roberto Colombo, direttore del laboratorio di biologia molecolare e genetica umana dell’Università Cattolica di Milano, Luciano Eusebi, docente di diritto penale all’Università Cattolica di Piacenza, Gian Luigi Gigli, docente di neurologia all’Università di Udine, e Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia morale all’Università di Messina. Il SIR ha rivolto alcune domande a Lucio Romano.
Quale l’obiettivo di questa iniziativa?
“L’obiettivo è quello di fare una riflessione e una puntualizzazione sul Manifesto del marzo scorso, che ha consentito a ben 59 organizzazioni rappresentative del mondo cattolico di operare un approfondimento sui temi del fine-vita e di confrontarsi su alcuni aspetti caratterizzanti. La presentazione del Manifesto sul territorio è stata inoltre un’occasione di una molteplicità di incontri e di iniziative che hanno suscitato interesse all’interno del mondo cattolico, ma anche nel dibattito con l’opinione pubblica. A partire dai tre grandi ‘sì’ – alla vita, alla medicina palliativa, ad accrescere e umanizzare l’assistenza ai malati e agli anziani – e dai tre grandi ‘no’ – all’eutanasia, all’accanimento terapeutico, all’abbandono di chi è più fragile – contenuti nel manifesto”.
Tutto questo nel contesto di una cultura dominante che teorizza il “diritto a morire”…
“Un altro aspetto qualificante, che il dibattito attorno al Manifesto ha ancora una volta fatto emergere, è che il principio di autodeterminazione non può realizzarsi più se si riconosce il diritto di morire. Non esiste il diritto a morire: esiste il diritto a morire con dignità, che è una cosa molto diversa. Ed è proprio sul concetto di dignità che bisogna intendersi: per ‘dignità’ non si intende eutanasia attiva od omissione, ma assistenza al malato. Centrale, in questa prospettiva, diventa allora il concetto di ‘alleanza di cura’, in base al quale laddove non è più possibile alcuna terapia, non c’è l’abbandono, ma il rispetto – non solo medico o bioetico, ma anche giuridico – della dignità della persona, e la presa in carico di essa”.
A che punto siamo, secondo lei, con la “battaglia” in difesa della vita?
“Io credo che quella che il mondo cattolico conduce da sempre a favore della vita, dal concepimento fino al suo termine naturale, sia e debba continuare ad essere una ‘battaglia’ argomentativa secondo i criteri di ordine biomedico, antropologico e giuridico, senza mai cedere alla cultura ideologica di tipo relativistico o soggettivistico, centrata sulla volontà assoluta del soggetto. Si tratta, in altre parole, di un progetto educativo fatto di rigorosa formazione e informazione: su quest’ultimo piano c’è molto da lavorare, perché i media a volte danno luogo in questo ambito a distorsioni, se non addirittura a manipolazioni, anche a livello concettuale. Occorre un’attenta riflessione, visto che la gente ha molta fame di sapere”.
Quali le proposte innovative, e quale il ruolo del mondo cattolico?
“A mio avviso c’è bisogno di un nuovo vocabolario sulla vita, che punti a riguadagnare non solo il significato delle parole, ma anche dei concetti ad esse sottese. La manipolazione concettuale deriva sempre da una cattiva interpretazione: basti pensare alla questione di come si debba interpretare il presunto diritto a morire, a partire dalla dignità della vita. La vera dignità è quella dell’essere umano in quanto tale, a prescindere dalle sue determinazioni. Quanto al ruolo del mondo cattolico, rimane sempre valido e attuale il dovere assoluto di tornare a ripetere che la tutela e la difesa della vita sono più che mai necessarie, se non si vuole dar luogo ad un futuro disumanizzante. Tutto ciò con rigorose argomentazioni, con una solida formazione e attraverso il valore della testimonianza concreta di chi opera sul campo”.